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La Lega strilla sul coronavirus ma Zaia ha fermato il Carnevale troppo tardi

coronavirus carnevale di venezia

“Lo stiamo decidendo, io chiedo che il tema sia affrontato con linee guida universali, perché è inutile che stiamo qui a decidere che il carnevale non va bene e poi facciamo la partita con 80.000 persone”: a domanda precisa sullo stop al Carnevale di Venezia il governatore del Veneto Zaia rispondeva così il 20 febbraio scorso. Due giorni dopo, quando il Veneto l’emergenza era deflagrata, continuava a tenere il punto: “Per quanto riguarda le manifestazioni, molte delle quali vietate, si è discusso del carnevale di Venezia: lo stiamo decidendo. Io chiedo che il tema sia affrontato con linea guida universali altrimenti è inutile”. Un comportamento curioso per chi ha chiesto sin da subito misure di emergenza più severe al governo, non trovate? Il motivo di questa timidezza lo spiega oggi Marco Imarisio sul Corriere della Sera:

Anche Venezia, la vetrina d’Italia, chiude. Ma non troppo. Perché il Carnevale viene fermato quando ormai è agli sgoccioli dopo le due canoniche settimana di durata. Salterà il martedì grasso, ma ormai nel tempo moderno contano le due domeniche, e quelle sono state salvaguardate, con ordinanza regionale giunta a festeggiamenti in corso e mantenuti fino alla mezzanotte di ieri, quando invece sabato mattina era già stato deciso di sigillare le università.

Certo, la notizia che rende impossibile tirarla ancora in lungo giunge ieri a inizio mattinata. Due uomini, entrambi di 88 anni, hanno contratto il virus sono ricoverati in terapia intensiva all’Ospedale civile. Non sono turisti, non sono cinesi. Sono residenti da sempre a Castello, il quartiere dietro San Marco, tra i più antichi e veneziani di tutte le calli. Da tempo erano ricoverati per patologie «gravi e croniche». A quel punto, tirarla in lungo salvaguardando uno dei principali business dell’eterna stagione turistica veneziana diventa un non senso, e così nella draconiana ordinanza firmata da Luca Zaia ci finisce il Carnevale ormai in zona Cesarini e qualunque altro assembramento pubblico o privato.

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«Possibile che per quattro soldi facciamo questa figura da bottegai?», Gianpietro Zucchetta legge l’editto zaiano con un occhio e con l’altro osserva i vaporetti carichi di turisti cinesi e non solo che attraccano alle Zattere, davanti alle fondamenta degli Incurabili. Il suo mestiere era quello del perito giudiziario. La sua vocazione è quella di rappresentare l ’anima di una Venezia che forse non c’è più, alla quale ha dedicato decine di libri, dalla storia dei rii e canali a quella delle acque alte che sta riscrivendo, purtroppo va aggiornata. «Tutti sanno che Venezia è una porta spalancata. Figurarsi a Carnevale. Lo sanno tutti, del rischio che si corre, a prescindere dal contagio di quei due poveretti, per carità. Ma hanno deciso di correrlo comunque perché chi tocca gli eventi perde i voti e l’appoggio dei commercianti».

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