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Matteo Salvini visiterà il campo Rom fatto costruire da Maroni e Alemanno

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Il ministro dell’Interno Matteo Salvini lo ha detto a Pontida domenica: «visiterò i campi Rom della Capitale, vorrei andare a vedere com’è la situazione con la sindaca Virginia Raggi». Il vicepremier ha detto che “a breve” andrà a Roma, ma sa già quali campi andrà a ispezionare. Uno è il camping River, simbolo manifesto del fallimento del rivoluzionario piano di superamento dei campi Rom concepito dalla giunta Raggi. Il secondo è il campo de La Barbuta, che pure rientra nella “sperimentazione” a 5 Stelle ma dove le cose sono rimaste com’erano prima dell’arrivo della sindaca a Palazzo Senatorio.

Cosa ci dobbiamo aspettare dalla visita di Salvini nei campi Rom

Il campo de La Barbuta – che ospita circa 600 persone – è uno dei sette insediamenti autorizzati della Capitale. Assieme a quello de La Monachina avrebbe dovuto essere quello da dove sarebbe partito il superamento dei campi (pagato con i fondi europei Pon Metro ottenuti da Marino). Superamento che prevedeva, secondo il piani, la fuoriuscita “controllata” dai due campi di  11 famiglie (circa 60 persone) per un importo a famiglia pari a 345.454 euro ed una spesa pro capite superiore ai 63.000 euro. Per la cronaca a roma nei campi vivono circa 6.000 persone (1.500 nuclei familiari). Ad oggi La Barbuta è l’unico campo per il quale è stato assegnato il bando che dovrebbe portare, entro il 2023, allo “svuotamento” dell’insediamento. Diversa è la situazione al River – ufficialmente chiuso un anno fa – dove invece la giunta vuole arrivare allo sgombero definitivo (ma non si sa ancora come).

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Fonte: Delibera 105 del 26/05/2017

Se la visita di Salvini e della Raggi (per la sindaca sarebbe la prima volta) al River rischia di esacerbare una situazione già abbastanza esplosiva alla Barbuta le cose potrebbero andare diversamente. Nato nel 2012 vicino all’aeroporto di Ciampino il campo della Barbuta è il più recente degli insediamenti “istituzionali” (il River sorge su un terreno di proprietà privata). A voler la creazione del campo Rom de La Barbuta fu l’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Quando Alemanno costruì il campo della Barbuta con i soldi dati dal ministro Maroni

Da sindaco della Capitale Alemanno annunciò la sua “rivoluzione copernicana” (un sinonimo di “superamento”) sulla gestione dei campi nomadi: sgombero dei campi abusivi, “riduzione” della popolazione nomade residente da 7200 a 6000 persone. Per risolvere il problema e dare una mano ad Alemanno il Governo dell’epoca – che come ministro dell’Interno aveva il leghista Roberto Maroni – emana il decreto “emergenza nomadi” che dà speciali poteri al prefetto della città di Roma. Qualche anno dopo il Consiglio di Stato avrebbe giudicato incostituzionale il ricorso alla legge 225 del 1992 per dichiarare lo stato d’emergenza per la “questione nomadi”. Ma nel frattempo Alemanno si fa dare dal governo e da Maroni (e quindi dalla Lega)  30 milioni di euro per poter affrontare “l’emergenza”. Dieci milioni sarebbero stati poi destinati alla costruzione di un nuovo campo, gli altri 20 allo smantellamento e alla ristrutturazione degli altri insediamenti dei nomadi della Capitale.

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Qualcuno si chiederà quale è il campo costruito con quei dieci milioni di euro? La risposta è il campo della Barbuta. Ironia della sorte – o coincidenze – Salvini andrà a visitare proprio quel campo Rom finanziato dal suo predecessore al Viminale nonché compagno di partito e fatto costruire dall’ex sindaco, oggi sostenitore della Lega e convinto assertore della necessità di chiudere i campi Rom. Nel 2011 Alemanno chiese a Maroni altri 30 milioni per i campi rom. Questa volta però il Viminale negò il finanziamento spiegando che il governo Forza Italia-Lega aveva già stanziato 60 milioni di euro per “l’emergenza nomadi” in cinque regioni (Lazio, Campania, Lombardia, Veneto e Piemonte). Di questa tranche al Lazio erano toccati circa 20 milioni circa, ai quali vanno aggiunti altri 12 milioni concessi da Comune e Regione.

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Fonte

Nelle intenzioni alemanniane dell’epoca quello della Barbuta avrebbe dovuto diventare un insediamento modello. Nella realtà dei fatti la situazione è ben diversa: il campo divenne l’ennesimo ghetto dove confinare i Rom. Tutto con i soldi pubblici generosamente stanziati da Roberto Maroni. E c’è dell’altro su cui i giornalisti che saranno con Salvini alla Barbuta potranno chiedere conto. Ad esempio gli interessi di Buzzi sul campo della Barbuta e il progetto di speculazione edilizia sul terreno denunciato dall’Associazione 21 luglio. Volendo si potrebbe anche chiedere a Salvini di quelli che si arricchivano sui campi Rom, ad esempio la cooperativa 29 giugno di Salvatore Buzzi. Da dove sono arrivati i soldi? Quelli per i campi Rom – denunciava anche il MoVimento 5 Stelle quando ancora l’idea di un’alleanza con la Lega era inaccettabile – sono arrivati dal governo. Anche Salvini nel 2014 ricordava come la Lega avesse denunciato «che c’è gente che si arricchisce grazie alla presenza dei Rom». Certo forse non si ricordava che buona parte quei soldi li aveva stanziati un governo di cui faceva parte proprio la Lega Nord.

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