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Alessandra Maggia: la “psicologa” dei migranti bambolotti a rischio radiazione dall’Albo

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Certi italiani non si arrendono. Ad esempio non si arrendono all’evidenza che non ci sia nessuna invasione. Oppure non vogliono credere che dei bambini siano morti nel Mediterraneo perché non c’era nessuno in grado di soccorrere un barcone che stava affondando. Avrebbero dovuto farlo le motovedette della guardia costiera libica, ma non hanno fatto in tempo. Le famigerate Ong, quelle in combutta con gli scafisti, invece non hanno potuto intervenire.

Alessandra Maggia e quei commenti sui finti bambini morti

Risultato: un centinaio di morti e tra loro tre bambini. A quanto pare per molti è perfettamente accettabile che degli adulti muoiano cercando di attraversare il Mediterraneo. Solo a giugno sono morte 564 persone nel tratto di mare che separa l’Italia dalla Libia. Quasi nessuno ha battuto ciglio, anzi probabilmente qualcuno avrà pure pensato “così ne arrivano di meno”. Eppure quando a morire sono dei bambini per qualche strana ragione è più difficile essere cattivisti. C’è chi preferisce non vedere le foto. C’è chi le guarda e scopre che c’è un trucco, che sono state “ritoccate” con photoshop, che quei tre cadaveri non sono veri. Troppo rigidi, troppo bianchi. Finti.

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Oltre mille persone sono morte dall’inizio dell’anno nel Mediterraneo centrale. Nessuna di loro è riuscita a far parlare di sé quanto quei tre bambini che hanno messo a nudo l’ipocrisia dei sovranisti e degli xenofobi italiani. Di quelli che ci spiegano ogni giorno che i migranti non scappano da nessuna guerra, che arrivano solo “giovanotti muscolosi” pronti a delinquere. Per la verità c’è stato qualcuno che ha detto “meglio così”, altrimenti quei bambini sarebbero diventati adulti in Italia e sarebbero diventati dei criminali. Ma la maggior parte si è concentrata sulle ipotesi di complotto. Ieri la giornalista del Fatto Quotidiano – un giornale che continua a raccontarci la storia delle Ong taxi del mare Selvaggia Lucarelli ha scoperto uno di questi negazionisti.

La psicologa in realtà non è una psicologa (e ha pure scritto un libro su una deportata nei lager nazisti)

Si tratta di Alessandra Maggia, quarantunenne dottoressa in tecniche psicologiche veronese, che su Facebook spiegava che i cadaveri erano troppo asciutti per essere quelli di tre bambini affogati. Se fossero rimasti a casa – continua la Maggia in un altro commento – non sarebbero morti (e chi lo sa, magari sarebbero “solo” morti di fame). Ma il problema non si pone, perché tanto quelli «sono bambolotti del cazzo». A complicare la situazione c’è il fatto che la Maggia abbia scritto e pubblicato un libro nel quale racconta la storia (vera) di Margot Kretz, nata in un lager Cecoslovacco nel 1943. Come ricorda la Lucarelli la Maggia è anche andata in televisione assieme alla sopravvissuta dei lager nazisti per presentare il suo libro. Chissà se la signora Kretz sapeva di certi commenti pubblicati su Twitter riguardo al giorno della memoria.

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Nella sua biografia su Facebook (nel frattempo ha chiuso i profili social e la sua pagina Facebook) la Maggia si definisce “psicologa”. Essendo però iscritta all’Albo B dell’ordine degli psicologi in realtà non può definirsi tale ma solo dottoressa in tecniche psicologiche. Il diritto ad utilizzare il titolo di “psicologo” si ottiene dopo il conseguimento della laurea magistrale (previo tirocinio e esame di abilitazione per l’iscrizione all’albo A).

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Nei commenti al post della Lucarelli è intervenuto Federico Zanon, presidente di Altrapsicologia, che ha fatto sapere di aver inviato una segnalazione deontologica all’Ordine: «quelle dichiarazioni, oltre che di una barbarie inaccettabile, non sono in alcun modo compatibili con i valori della nostra professione».

L’Ordine degli Psicologi avvia due istruttorie nei confronti di Alessandra Maggia

L’Ordine degli Psicologi del Veneto ha deciso così di aprire due istruttorie per valutare eventuali procedimenti disciplinari. Ad occuparsi del caso saranno la Commissione Tutela e la Commissione Deontologia dell’Ordine degli Psicologi del Veneto. Il Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto Alessandro De Carlo ha precisato che «Se un iscritto alla sezione B dell’Albo si dichiara psicologo commette un illecito».

Il comunicato spiega che «La legge prevede la laurea magistrale in Psicologia e il superamento dell’esame di Stato per potersi iscrivere alla sezione A dell’Albo degli psicologi, condizione irrinunciabile per poter esercitare la professione nella legalità. Per definirsi psicologo bisogna essere iscritti all’Albo A, chi si iscrive all’Albo B è un Dottore in Tecniche Psicologiche. La Commissione Tutela dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, che si occupa di valutare gli esercizi abusivi della professione e l’usurpazione di titolo, lavorerà per valutare se tali situazioni si siano verificate».

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Dal profilo LinkedIn di Alessandra Maggia

Anche chi è iscritto all’Albo B è tenuto a rispettare il codice deontologico e la Commissione Deontologia dovrà pertanto valutare eventuali violazioni. La procedura, nel più grave dei casi, può concludersi con la radiazione dall’Albo. Ma a prescindere da come andrà a finire l’esame della Commissione, sottolinea De Carlo, «l’assenza di empatia di fronte ad una vita spezzata è una sconfitta per chi fa il nostro lavoro».

La difesa della “psicologa”: «era un esperimento sociale»

In un video pubblicato questa mattina (ma poi rimosso dal canale YouTube) Maggia esordisce dicendo che «la Lucarelli è caduta nella rete: quale rete? La mia» e spiegando che tutti i commenti lasciati “nell’ultima settimana” faceva parte di una strategia per fare pubblicità al suo libro (pubblicato però un anno e mezzo fa). Vedendo che il libro non otteneva il meritato successo editoriale la Maggia ha deciso di scrivere su Facebook “messaggi, diciamo, provocatori”. Dopo una settimana di “lavoro” questa strategia ha dato i suoi frutti perché, continua, la Lucarelli ha trovato il suo commento e lo ha pubblicato sulla sua pagina Facebook “mettendomi alla gogna”.

La gogna ha fatto aumentare le visualizzazioni dei video sul suo canale YouTube (dove ci sono solo due video) e i “contatti per il libro”. L’esperimento sociale (così lo definisce) ha anche consentito di raccogliere materiale per la stesura di un romanzo sul cyberbullismo visto che ha ricevuto numerose minacce e insulti. Rimane il fatto che una persona che ritiene che per vendere qualche copia in più di un libro sia giustificato dire che dei bambini morti sono dei bambolotti oppure che “sono troppo asciutti” non ci sta facendo una bella figura.

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