Economia

«Volevo un socio per ATAC, una direttiva del M5S l'ha impedito»

massimo colomban dimissioni

È un vero peccato che Massimo Colomban abbia deciso di parlare liberamente del suo lavoro a Roma soltanto dopo le dimissioni da assessore alle partecipate. In un’intervista rilasciata al Messaggero oggi ad esempio scopriamo che Colomban ha perorato la causa del socio industriale per ATAC all’interno della Giunta Raggi ma è stato bloccato da direttive del MoVimento 5 Stelle. Se l’ex assessore avesse parlato quando era ancora in carica avrebbe potuto avere il sostegno dell’opinione pubblica per le idee – sensate – che aveva invece di essere criticato per quelle che gli hanno attribuito nel suo periodo di lavoro nella Capitale.

«Mi conceda una premessa: io ho piena stima di Paolo Simioni,che ha collaborato con me prima di essere nominato presidente e ad di Atac, e lo stesso dico di Cristiano Ceresatto, altro bravissimo manager che fa parte del cda. Sono persone di cui conosco il grande valore e so che stanno facendo il massimo per salvare l’azienda, con tutte le difficoltà che ci sono».
Ecco appunto, le difficoltà sono tante. La scelta del concordato era la via migliore per salvare la società dalla bancarotta?
«Guardi, secondo me per salvare Atac serve un partner industriale, non può restare in mano al Comune al 100%. E lo stesso vale per Ama. È inutile mantenere tutto pubblico, se poi non si può offrire la qualità dei servizi. Questo è un giudizio che ho espresso dopo due mesi che ero nella giunta di Roma, l’ho detto anche alla sindaca. All’epoca Simioni era d’accordo,poi…».

andrea mazzillo massimo colomban

Poi?
«Poi sono prevalse le logiche del Movimento, c’è stata una direttiva superiore, che diceva: no, dobbiamo ristrutturare con le nostre forze, la società deve rimanere al 100% del Comune. Il problema è stato questo».
Di che tipo di socio avrebbe bisogno Atac? Un socio privato?
«Privato, anche, ma io in realtà pensavo a un matrimonio con le Ferrovie. Deve essere un partner efficiente, che abbia risorse, management e capacità organizzative. È difficile altrimenti intervenire, considerato lo stato in cui sono state portate le società. Atac per anni è stata gestita male ed è stata ereditata in un momento difficile, con metà degli autobus da rottamare. È come avere una fabbrica con metà delle macchine operative».

Il racconto di Colomban si inserisce infatti in un contesto di cui si parlò più di un anno fa, quando il ministro delle Infrastrutture in più occasioni invitò il Comune di Roma a parlare di una partnership con le Ferrovie dello Stato, ricevendo alla fine un no sdegnato dalla Giunta Raggi (evidentemente a causa dell’intervento “superiore” di cui parla Colomban). In parlamento si votò anche un ordine del giorno che tentava di commissariare di fatto la Raggi sul tema, rimasto alla fine lettera morta. Le Ferrovie dello Stato alla fine annunciarono di avere l’intenzione di partecipare alla gara del 2019, che però verrà rimandata a causa del concordato e del prolungamento del contratto di servizio. Insomma, sarebbe stata una bella battaglia politica che Colomban avrebbe potuto combattere con argomenti inoppugnabili, per i quali avrebbe avuto il consenso dell’opinione pubblica. Ha deciso di parlare dopo. Inutilmente, ormai.

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