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Il tentativo di commissariare ATAC all'insaputa della Raggi

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Una storia surreale sul tentativo di approvare un ordine del giorno a firma Partito Democratico e Forza Italia (in particolare di ex Alleanza Nazionale romani) riguardo ATAC è andata in scena oggi al Senato. L’ordine del giorno comune è stato presentato con le firme di Mauro Filippi e Stefano Esposito del Partito Democratico insieme a Francesco Aracri e Andrea Augello di Forza Italia. L’ordine del giorno nasceva dalla fusione di due mozioni, una Pd e una Fi, e conteneva un invito al commissariamento dell’azienda dei trasporti di Roma, uno dei casi più gravi di inefficienza e difficoltà per i cittadini della Capitale.

Il tentativo di commissariare ATAC all’insaputa della Raggi

Nella prima versione (ordine del giorno G1) il testo recitava: “valutare, anche alla luce delle linee guida in merito alla politica di gestione delle imprese partecipate dalla pubblica amministrazione ed agli strumenti di legge previste, se sussistano le condizioni per porre in essere una procedura concorsuale, attivando per l’Atac una amministrazione straordinaria speciale; a valutare la possibilità di collocare temporaneamente la partecipazione dell’ATAC all’interno del ministro dell’Economia e delle Finanze, affidando contestualmente ad una struttura tecnica scelta ad hoc il compito del risanamento industriale e patrimoniale dell’azienda”. Il testo cambia nella versione successiva. Il testo modificato (ordine del giorno G1 testo 2) recita: “valutare, anche alla luce delle linee guida governative se sussistano le condizioni per porre in essere procedure idonee a sostenere il rilancio dell’azienda anche attraverso procedure straordinarie; a valutare la possibilità di collocare temporaneamente la partecipazione dell’Atac all’interno di un organismo statale dotato delle necessarie competenze, affidando contestualmente ad una struttura tecnica scelta ad hoc il compito del risanamento industriale e patrimoniale dell’azienda“. All’inizio sul trasporto pubblico a Roma erano state presentate sei mozioni, ma in mattinata sono state ritirate quelle del PD e di FI che hanno poi deciso di depositare un unico ordine del giorno. Difeso in Aula dal senatore del Pd Stefano Esposito: «La Giunta Raggi ha rimesso in campo il peggio del peggio del clientelismo che ha distrutto quell’azienda. Noi ci assumiamo la responsabilità di chiedere al Governo non di mettere altri soldi senza un progetto – aveva aggiunto Esposito – ma di verificare il progetto e chissà che oggi la sindaca Raggi, che finalmente va a Palazzo Chigi, non chiederà, come ha fatto sapere dai giornali, un miliardo a fondo perduto per gestire con un management amico degli amici, che è il sistema clientelare che noi combattiamo e che voi avete messo in campo appena arrivati».

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ATAC ai raggi X (Il Messaggero, 5 agosto 2016)

L’ATAC da far comprare alle Ferrovie dello Stato

Dietro l’OdG c’è un progetto politico ben preciso. Da mesi le Ferrovie dello Stato hanno segnalato alla Giunta Raggi l’interesse ad acquistare ATAC, argomento anche oggetto di una lettera alla sindaca da parte del ministero delle Infrastrutture a cui la prima cittadina non ha mai risposto. Le Ferrovie saranno quotate in Borsa nel 2017, anche se la maggioranza delle quote rimarrà ancora in mano pubblica. Per questo l’ordine del giorno ha trovato subito critiche politiche molto puntute: Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto e senatrice di Sinistra Italiana – Sel, sostiene che, “una mozione neutrale che si doveva solo occupare di sicurezza del trasporto pubblico” con “uno dei trucchetti di Esposito” si è trasformata nel “tentativo di commissariare Atac“. In tutto ciò “la cosa più incredibile è che l’OdG lo presentano il Pd e gli ex An Augello e Aracri, protagonisti di quella gestione” causa di problemi per Atac, attacca De Petris: “è come se ci fosse scritto Alemanno”. “E’ gravissima – incalza Loredana De Petris (Sel) – la decisione del Pd di presentare con chi sostenne la Giunta Alemanno un OdG per commissariare Atac” con l’intento di “farla passare a Ferrovie senza neanche un bando di gara, avocando di fatto un’azienda di servizio pubblico al Mef. È un blitz”. Il viceministro alle Infrastrutture e trasporti Riccardo Nencini ha espresso parere favorevole sull’ordine del giorno, ma la verifica sul numero legale ha fatto saltare tutto. Il presidente di turno dell’Aula Maurizio Gasparri ha deciso il rinvio della discussione delle mozioni “ad altra seduta” rimandando alla Conferenza dei Capigruppo la scelta su “come proseguire i lavori” sui testi. Il blitz ormai è saltato, forse per sempre.

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