Fact checking

Le non-risposte di Travaglio a Diego Bianchi sui crimini delle ONG

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Ieri Marco Travaglio ha pubblicato l’ennesimo editoriale contro le ONG. Un editoriale che ricalca molto il post nel quale Alessandro Di Battista dava dei sepolcri imbiancati a quei radical chic che si sono messi la maglietta rossa in solidarietà con i migranti (su proposta di Libera di don Luigi Ciotti). Per Travaglio ad esempio sulla morte dei tre bambini vestiti di rosso «una certa una certa disinformatija alimentata da un’Ong» sta tentando di addossarne la colpa «al governo italiano e/o a quello di Tripoli». Quando in realtà non è così «perché purtroppo esistono anche le tragedie inevitabili, senza colpevoli»; certo se la guardia costiera libica, armata e addestrata dal governo italiano fosse riuscita ad intervenire per tempo, come in genere è uso e costume all’interno delle sei miglia dalla costa, probabilmente le cose sarebbero andare diversamente.

Di chi è la colpa se dalla Libia partono i migranti?

La colpa invece è unicamente degli scafisti, e non c’è dubbio che siano i più colpevoli. E di conseguenza è colpa delle ONG, che avvicinandosi troppo alle acque territoriali libiche rendono sempre più difficile arrestare e identificare i trafficanti. È la tesi del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, che nell’estate scorsa è diventato famoso grazie ad alcune “ipotesi di lavoro” (nemmeno inchieste, ipotesi) sui presunti (tradotto: mai provati) legami tra ONG e scafisti. Durante un’audizione al Senato, non in trattoria, Zuccaro ha chiarito e ripetuto più volte di non avere le prove di quello che diceva. E Travaglio, che basa gran parte delle sue argomentazioni sugli assunti di Zuccaro di conseguenza non può averne.

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C’è poi un ulteriore problema sul quale Travaglio sorvola: gli scafisti partono dalla Libia, perché nessuno li ferma? Perché nessuno li arresta? Le risposte possono essere molte. La prima è che l’autorità nazionale libica con la quale l’Italia sta trattando non controlla tutto il territorio (eppure molte partenze avvengono dalle zone sotto il controllo del Governo di Accordo Nazionale di al-Sarraj). La seconda è anche la guardia costiera libica (o meglio una delle) è coinvolta nel traffico, come dimostra la decisione dell’ONU di bloccare i conti di Abd al Rahman al Milad, comandante regionale della guardia costiera di Zawiya implicato nel traffico di esseri umani. A voler essere onesti e trasparenti si può dire che la situazione in Libia è enormemente complessa. Ma nel dirlo (o nello scriverlo) si finirebbe per ammettere che qualsiasi accordo “con la Libia”, soprattutto quelli per le operazioni di ricerca e soccorso, è un accordicchio al ribasso. Sui diritti umani (che in Libia non sono pienamente garantiti e rispettati) e sul controllo dei flussi (che al-Sarraj non può garantire).

Travaglio si scaglia contro i “rottweiler di Zoro”

Diversamente da quanto aveva scritto nella risposta ai legali della Ong Proactiva Open Arms Travaglio ieri non ha direttamente citato le inchieste sulle Ong. Per il semplice motivo che ne è rimasta in piedi solo una mentre altre due sono state archiviate.  Un comandante della Guardia Costiera ha dichiarato durante un’audizione in Parlamento che le navi delle Ong non costituiscono un fattore di attrazione. Travaglio invece ieri ha scritto che

Il legame fra alcune Ong e gli scafisti, ormai acclarato e addirittura rivendicato dalle interessate, non è di tipo economico, ma fattuale: le Ong agiscono, anche con le migliori intenzioni, come “pull factor” che rende i viaggi meno costosi e rischiosi, dunque più appetibili e redditizi. E questa non è necessariamente materia penale, perché i reati presuppongono il dolo, cioè l’intenzione di  sostenere i trafficanti, che non è il movente delle Ong. Ma, se un fatto non è reato, non vuol dire che non sia vero.

Insomma la Procura di Palermo ha scritto qualche settimana fa che le Ong non sono Taxi del mare e che le operazioni di salvataggio sono legittime, ma Travaglio ha deciso di ignorare la questione. Su Twitter Diego Bianchi – Zoro di Propaganda Live e Gazebo – ha chiesto a Travaglio chi ha acclarato il legame e chi lo abbia rivendicato. Una richiesta più che legittima, e formulata in maniera cortese. Oggi sul Fatto Travaglio risponde così:

Diego Bianchi in arte Zoro prende mezza frase del mio articolo piuttosto lungo di ieri sui migranti per segnalarmi alla corte di rottweiler che popolano il suo profilo Twitter. I quali – senz’aver letto una riga del mio pezzo – colgono l’occasione per riempimi di insulti e dipingermi come servo di questo o quell’altro.

Ora è curioso che Travaglio sia preoccupato dagli insulti dei follower. Del resto basta leggere i commenti al post di questa mattina sulla sua pagina Facebook ufficiale per poter leggere lo stesso trattamento nei confronti di Zoro; solite dinamiche della Rete. E del resto fa sorridere che un fantasioso creatore di nomiglioni e soprannomi – prontamente usati dai lettori per attaccare avversari politici – come Travaglio faccia l’offeso perché qualcuno l’ha insultato su Internet. Bianchi ha fatto una domanda, Travaglio risponde bacchettando i follower di chi ha fatto la domanda.

Il senso di Marco Travaglio per i fatti oggettivi acclarati

Si arriva poi alla risposta, dove Travaglio cita il caso della nave Juventa della Ong Jugen Rettet sequestrata a Trapani un anno fa (e tutt’ora sotto sequestro). Al momento l’indagine è ancora in corso anche se fonti della procura – riferiva ieri Repubblica – «precisano che dagli atti di indagine non emerge in alcun modo che l’operato delle navi umanitarie, che in più occasioni avrebbero soccorso i migranti in acque libiche e con modalità ancora da accertare, possa nascondere fini illeciti di qualsiasi natura. Se le Ong hanno violato le norme lo hanno fatto solo per fini umanitari dando precedenza assoluta alla salvezza delle vite umane». Si vedrà quando verrà chiusa l’inchiesta. Per il momento di “acclarato” c’è ben poco.

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Anche perché la Juventa è la stessa nave oggetto delle indagini della procura di Palermo. La procura palermitana però non ha trovato alcuna connessione tra i membri della ONG e i trafficanti operanti sul territorio libico. Non solo non c’è alcun fatto di rilevanza penale: non c’è proprio alcun tipo di connessione fattuale. Almeno secondo la Procura di Palermo. Travaglio scrive oggi che se alcune indagini (come quelle di Palermo e Ragusa, per le quali i PM hanno chiesto l’archiviazione) «non hanno finora accertato reati, non significa che non abbiano acclarato fatti oggettivi». Eppure è sufficiente leggere la richiesta di archiviazione per rendersi conto che non sono stati acclarati nemmeno fatti oggettivi.

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Travaglio poi non tiene conto dei dati oggettivi. Ad esempio quelli pubblicati dalla Guardia Costiera che dimostrano come rispetto al totale dei migranti salvati nell’arco degli ultimi quattro anni nel tratto di mare tra Libia e Italia (611.411 persone) solo un sesto è stato soccorso dalle Ong (114.910 persone). La gran parte dei migranti – quasi 310 mila persone – è arrivata in Italia dopo essere stata tratta in salvo da personale della Guardia Costiera, della Marina Militare e della Guardia di Finanza. Anche loro facilitatori degli scafisti (così come le navi mercantili che rispettano le convenzioni internazionali)? E che dire degli assetti che partecipano alle missioni di Frontex, l’agenzia il cui direttore ha direttamente accusato le Ong di connivenza con gli scafisti (senza però fornire prove concrete).

Travaglio nel finale va all’attacco della giornalista Francesca Mannocchi, anche lei “colpevole” (non è un reato, ma è acclarato?) di aver criticato l’editoriale di Travaglio. Anche sulla bacheca della Mannocchi qualcuno ha dato del ballista al Direttore del Fatto. Ora per par condicio i fan di Travaglio sono andati ad insultare la Mannocchi.

Secondo Travaglio – e molti politici – ci sono dai 700 mila ad un milione di migranti pronti ad arrivare in Italia. Non dice però Travaglio che quelle persone sono rinchiuse in centri di detenzione (dove ad esempio vengono comprati e venduti come schiavi). Forse perché su quello è difficile dare la colpa alle ONG e bisogna invece puntare il dito contro i governi (compreso quello attuale) che quei campi li finanziano? E soprattutto Travaglio dà per scontato che tutti coloro che sono in Libia vogliano attraversare il mare per arrivare in Italia o in Europa. Non è così, spiega Mannocchi su Twitter.

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