Politica

L’ipocrisia dei politici che definiscono “comunisti col Rolex” le magliette rosse di don Ciotti

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Le magliette rosse chiamate a raccolta da don Luigi Ciotti di Libera hanno tormentato il riposo di molti deputati, senatori ed ex parlamentari che se la sono presa con i radical chic col Rolex e l’attico a New York che pontificano sulla povertà dei migranti, sull’apertura dei porti e sull’accoglienza. La maggior parte dei manifestanti non ha né un Rolex né un attico a New York (e di sicuro non li ha il promotore dell’iniziativa), ma per i politici di Lega, MoVimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia le “magliette rosse” sono tutti comunisti col Rolex.

I parlamentari leghisti da 100 mila euro l’anno contro Gad Lerner

Obiettivi preferiti delle critiche Gad Lerner (colpevole del reato di Rolex) e Roberto Saviano (colpevole del crimine di attico a New York). Il senatore della Lega Stefano Borghesi ha imbracciato Twitter per stigmatizzare chi veste firmato e al polso ha un orologio da qualche migliaio di euro: la tipica vita del radical chic, chiosa, che predica bene e razzola male. Naturalmente non c’è alcun nesso tra l’avere un orologio costoso e difendere i diritti dei migranti, uno su tutti quello di non morire annegati in mare da bambini o di non essere picchiati o violentate nei centri di detenzione in Libia.

stefano borghesi radical chic maglietta rossa rolex - 4

Poi per curiosità si va a guardare l’ultima dichiarazione dei redditi di Borghesi e si scopre che, come quasi tutti i deputati (la scorsa legislatura venne eletto alla Camera), ha dichiarato un reddito complessivo di 100 mila euro (96 mila euro di imponibile). Niente male rispetto ai 70 mila euro di imponibile dichiarati nel 2013, al suo arrivo a Montecitorio.

massimo bitonci radical chic maglietta rossa rolex - 4

L’ex sindaco di Padova e di Cittadella, già senatore della Repubblica e ora sottosegretario al Ministero dell’Economia Massimo Bitonci (anche lui della Lega) ha proposto di schedare tutti i partecipanti alla manifestazione delle magliette rosse di Padova inviando i loro nominativi al ministro dell’Interno Salvini in modo da trasferire i migranti ospitati nei centri d’accoglienza della zona direttamente a casa dei buonisti #RadicalChic. Poco importa che quelle persone paghino le tasse anche affinché lo Stato si faccia carico dell’accoglienza. Con quelle stesse tasse viene anche pagato lo stipendio del sottosegretario che nel 2014, quando era senatore, aveva dichiarato un reddito imponibile pari a 131.855 euro.

Giorgia Meloni dice no al Rolex ma si alla borsa Vuitton

Ma ad aver sfruttato maggiormente la storia dei radical chic con le magliette rosse è stata Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia ha costruito sulla battaglia contro i radical chic la comunicazione politica di diversi giorni, con cambi d’abito, magliette rosse, azzurre, orologi e appelli a pensare prima agli italiani.

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La Meloni ha proposto di indossare una maglietta azzurra per i 5 milioni di italiani sotto la soglia di povertà. Chissà magari un giorno vorrà ospitarne a casa un paio. Ma nessuno glielo chiederà. Perché il doppio standard non si applica ai sovranisti. Loro possono accusare i buonisti di non voler accogliere i rifugiati a casa loro (incredibilmente c’è chi l’ha fatto); nessuno di loro però è in prima linea ad aiutare gli italiani poveri.

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Anzi, la Meloni (che è alla quarta legislatura parlamentare) è stata fotografata spesso in Aula quando era ministra mentre sfoggiava una borsa di Louis Vuitton (che non costa meno del Rolex) salvo poi proporre un boicottaggio proprio verso la maison francese quando la Francia decise di imporre l’embargo su alcuni prodotti agricoli pugliesi a causa della Xylella.

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All’ultima dichiarazione dei redditi disponibile sul sito della Camera (quella relativa all’anno 2017) la Meloni ha dichiarato  un reddito imponibile pari a 98.421 euro.

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Si dirà: non sono certo guadagni milionari (anche se in lire sarebbero poco meno di 190 milioni all’anno). Ed è vero, sicuramente non sono gli stipendi di un calciatore. Ma bisogna mettere le cose in prospettiva. Nel 2017 il reddito medio degli italiani è stato pari a 20.940 euro, quasi cinque volte di meno quello dichiarato dai politici che oggi fanno la morale su un Rolex. Il 45% degli italiani, durante lo stesso periodo in cui la Meloni ha guadagnato 98 mila euro ha dichiarato meno di 15 mila euro. Alcuni di loro probabilmente erano in piazza con la maglietta rossa, ma senza Rolex. Dal momento che solo il 5,3% dei contribuenti ha dichiarato più di 50.000 euro è evidente che i politici sono tra i pochi privilegiati, proprio come i radical chic. Giusto per mettere in prospettiva le cose, le persone che hanno dichiarato più di 300 mila euro sono state circa 35.000 (ovvero 0,1% del totale dei contribuenti).

Tutti i crimini dei buonisti secondo Di Battista

Nella rassegna di chi si oppone al pensiero unico buonista non poteva mancare l’ex deputato M5S Alessandro Di Battista attualmente impegnato in una lunga vacanza per ritemprarsi dalle fatiche (e dalle privazioni) della vita parlamentare. Il turista della democrazia, attualmente in Messico, fa un lungo elenco delle colpe delle magliette rosse. Tutti, nessuno escluso, sono colpevoli di aver approvato la decisione di Napolitano di bombardare la Libia (anche se la decisione fu del governo Berlusconi, con dentro la Lega) e che dopo hanno fatto soldi sui migranti.

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L’elenco continua. Quelli con la maglietta rossa sono colpevoli di vestirsi elegantemente (non come il descamisados Dibba quando andava nei salotti buoni della TV) che con il mignolino alzato si scandalizzano ma che rimangono carnefici. Le magliette rosse organizzano festini tra lussuose mura domestiche (ad esempio la villa di Grillo che viene affittata a 15 mila euro a settimana?) addirittura alimentando il mercato della droga che – dalle parti dove è ora – è una delle ragioni della fuga della povera gente. Poco importa che magari non ci sia nessuno tra le magliette rosse a pippare bamba dalle chiappe di una stripper; Di Battista ha costruito il nemico perfetto.

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Poi uno si ferma a riflettere e si ricorda che Di Battista è lo stesso che quello che voleva Gino Strada presidente della Repubblica, che magari ha votato contro il reato di clandestinità (ma Salvini dice che per i clandestini la pacchia è strafinita). Quello che nel 2017 ha dichiarato un reddito pari 113.471 euro e che spendeva quasi duemila euro al mese tra pranzi e spesa al supermercato (ma si faceva fotografare mentre mangiava la focaccia seduto sui gradini del Palazzo). Di Battista se la prende con i buonisti che non dicono nulla contro Israele (ma che ne sa lui?) e nel frattempo il suo partito sta al governo con uno che approva le azioni israeliane. Già, è proprio quel Di Battista, quello che aveva promesso di abbandonare il MoVimento 5 Stelle se si fosse alleato con la Lega, a fare la morale agli altri.

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