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Carmelo Zuccaro e le ONG finanziate dagli scafisti

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“A mio avviso alcune Ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga”: Carmelo Zuccaro, procuratore di Catania, ai microfoni di Agorà (RaiTre), entra a gamba tesa sulle polemiche sollevate in questi giorni dall’inchiesta aperta dal suo ufficio su questo tema. Zuccaro conferma l’ipotesi accusatoria su cui sta lavorando la procura di Catania e va oltre, visto che richiama la famosa frase di Buzzi su immigrati e droga.

Carmelo Zuccaro e le ONG finanziate dagli scafisti

Ma se possibile Zuccaro va ancora più in là, visto che ipotizza un piano per la destabilizzazione dell’economia italiana. “Forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante – ha aggiunto Zuccaro – si perseguono da parte di alcune ONG finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi”. Alla domanda sui possibili allarmismi, Zuccaro risponde: “Se l’informazione è corretta questo corto circuito non si può creare salvo per effetto di persone che vogliono creare confusione”. Il 15 dicembre 2016 l’Agenzia europea di controllo delle frontiere della UE Frontex  ha accusato le organizzazioni umanitarie di essere complici e colluse dei trafficanti di esseri umani. La notizia è stata pubblicata prima dal Financial Times e successivamente le accuse sono state messe nero su bianco nel rapporto annuale Risk Analysis for 2017 di Frontex pubblicato il 15 febbraio 2017 nel quale si attribuisce all’attività delle imbarcazioni delle ONG il pull factor ovvero la responsabilità di costituire una fonte d’attrazione per migranti e scafisti. La tesi è che dal momento che ci sono molte navi pronte ad intervenire in caso di emergenza i migranti si sentono più rassicurati rispetto ai rischi della traversata e quindi sono più propensi a intraprendere il viaggio e di conseguenza l’aumento delle morti nel Mediterrano è dovuto all’attività delle ONG.

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Le aree di maggior concentrazione delle operazioni di soccorso (fonte: Guardia Costiera)

In base a quanto scritto nel Risk Analysis for 2017 la procura di Catania, che è la città dove c’è la sede operativa di Frontex, ha aperto un’indagine conoscitiva per appurare la veridicità dei fatti ma al momento non è stata fatta alcuna ipotesi di reato. In un’intervista Repubblica il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro ha precisato che al momento non c’è «nessun fascicolo aperto, ma soltanto un’analisi su un fenomeno che stiamo studiando da tempo […]. Abbiamo osservato, con dati anche messi a disposizione da Frontex, un aumento di piccole Ong che sono impegnate nel salvataggio di migranti con alle spalle ingenti capitali. Vogliamo capire chi ci sia dietro e che cosa nasconda questo fenomeno. Stiamo facendo un ragionamento molto attento, ma non ci sono gli elementi per aprire un fascicolo, soltanto per proseguire la nostra analisi». Anche Stefano Screpanti, capo del III Reparto Operazioni del Comando generale della Guardia di finanza, ascoltato dalla Commissione Difesa del Senato ha escluso la possibilità che ci siano connivenze tra Ong e scafisti: «Ad oggi, allo stato attuale delle nostre conoscenze, non ci sono evidenze investigative tali da far emergere collegamenti di sorta fra ong e organizzazioni che gestiscono il traffico di migranti o ambienti comunque vicini». Questi sono i fatti fino ad ora, nel frattempo però uno Youtuber di nome Luca Donadel ha pubblicato un video dove dimostra che le navi delle ONG di fatto “sono al servizio” degli scafisti e che quindi le attività di ricerca e soccorso (Search and Rescue, SAR) non servono a nulla se non ad arricchire i trafficanti e a contribuire a inondare l’Italia di immigrati.
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Fonte: http://www.mit.gov.it/mit/mop_all.php?p_id=25691

Che fondamento hanno le accuse alle ONG di “lavorare per gli scafisti”?

Dopo gli sbarchi della settimana di Pasqua la Stampa ha pubblicato un articolo nel quale si attribuisce a non meglio precisate fonti governative che avrebbero visionato il dossier sulla questione l’affermazione che quella condotta dalle organizzazioni umanitarie sarebbe «Un’azione logistica fuori dal comune, quasi di stampo militare». È la prova che Matteo Salvini  aspettava per poter tornare a parlare di invasione organizzata con l’aiuto delle forze buoniste (e ricordate che dietro c’è sempre la Boldrini). Da parte loro però le ONG hanno replicato di attenersi scrupolosamente alle regole delle varie Convenzioni marittime sul soccorso in mare e di agire in coordinamento con la Guardia Costiera o con altre forze presenti nell’area.
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In una dichiarazione congiunta sottoscritta da Sea-Watch, Proem-Aid, Proactiva Open Arms, SOS Mediterranée, Hellenic Rescue Team, Jugend Rettet, Humanitarian Pilots Initiative, SMHumanitario e United Rescue Aid le associazioni sostengono di attenersi scrupolosamente alle disposizioni sulle aree SAR di intervento coordinato stabilite dal Governo Italiano in collaborazione con Centro di Coordinamento Marittimo dei Soccorsi (MRCC) di Roma. Medici Senza Frontiere ha risposto ancora più duramente alle accuse – vale la pena di sottolineare che l’attività di MSF non è oggetto delle indagini della Procura di Catania – chiedendo un chiarimento immediato a Frontex. La co-fondatrice e vice-Presidente di SOS Mediterrane e direttore generale di SOS Mediterranee Francia Sophie Beau ha dichiarato che la sua organizzazione non ha “alcun tipo di collegamento con le persone che sono coinvolte dal lato della Libia nelle operazioni di partenza dei migranti e non abbiamo alcun tipo di legame con loro. La ragione per cui siamo presenti quando ce ne è bisogno e sappiamo dove sono le navi è perché è documentato che le imbarcazioni in difficoltà si trovano nella cosiddetta ‘Sar zone’, quindi una zona ben precisa”.
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Dal rapporto 2016 stilato dalla Guardia Costiera sulle attività di soccorso in mare nel Mediterraneo Centrale emerge inoltre che la maggior parte delle operazioni di soccorso sono state condotte direttamente da unità navali italiane o governative (Guardia Costiera, Marina Militare, Unità Eunavfor Med). È vero che rispetto ai tre anni precedenti il numero di persone salvate dalle Ong è aumentato (raddoppiato rispetto al 2015) ma è anche vero che parallelamente è aumentata anche la presenza delle organizzazioni nell’area, che sono diminuiti i soccorsi effettuati da parte delle navi commerciali (pescherecci e così via) e che anche le Marina Militare, con la fine di Mare Nostrum, ha diminuito il numero di assetti nella zona. Non va inoltre dimenticato che nello stesso arco di tempo il numero delle persone che tenta la traversata è andato aumentando (e tra i vari motivi bisogna ricordare che prima i migranti in Libia venivano detenuti e torturati). Medici Senza Frontiere rende noto che nel corso del 2016 le navi delle ONG hanno soccorso “non più del 28% delle persone” allo stesso tempo contribuendo a ridurre significativamente il peso degli interventi che gravava in modo significativo sulle navi commerciali che nel corso del 2014 avevano effettuato un salvataggio su quattro. Nessuno curiosamente ha accusato i marinai delle navi commerciali di essere conniventi con gli scafisti. Ma perché le navi delle Ong operano così vicine al limite delle acque territoriali libiche?

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Fonte: Frontex

Frontex stessa nel suo rapporto certifica che il numero delle chiamate satellitari al MRCC (gli scafisti istruivano i migranti a telefonare al Centro di coordinamento) è diminuito “in corrispondenza” dell’aumento delle operazioni di soccorso delle Ong. In realtà il numero delle chiamate è iniziato a diminuire prima e uno dei motivi potrebbe essere che gli scafisti non danno più i telefoni satellitari ai migranti. Assenza che è certificata anche dalla Guardia Costiera e che viene inclusa come uno degli elementi peggiorativi delle condizioni di sicurezza a bordo delle unità impiegate per il flussi via mare dalle coste libiche. Rispetto al 2015 nel 2016 il numero di telefoni satellitari trovati a bordo dei gommoni è calato del 56% (il numero complessivo di SAR è aumentato del 52%).
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Fonte: Guardia Costiera

L’unico modo per effettuare le operazioni di soccorso è quindi la ricerca “a vista” per cui è necessario posizionare le imbarcazioni (o assetti aerei) più vicine al limite delle acque territoriali altrimenti i tempi per i soccorsi sarebbero troppo lunghi per garantire la sopravvivenza dei naufraghi. A questo va inoltre aggiunto che negli anni precedenti le operazioni di soccorso si svolgevano più in prossimità delle coste italiane perché la tipologia di imbarcazioni era diversa ed erano maggiormente in grado di affrontare la traversata e in molti casi di sbarcare direttamente i migranti sulle coste siciliane. Ora invece vengono utilizzati perlopiù gommoni che partono anche in condizioni di mare non ottimali e quindi per avere la possibilità di salvare vite umane è necessario avvicinarsi al limite delle acque territoriali. E non sono solo le Ong a farlo ma anche gli altri assetti navali. A chi giova criminalizzare le Ong?

E Carmelo Zuccaro che fa?

Insomma, stando così le cose è quantomeno curioso che Zuccaro vada in tv a parlare di cose del genere. La stessa stranezza l’ha notata Enrico Mentana:

Una denuncia fortissima. Ma un procuratore non dovrebbe limitarsi a fare denunce, dovrebbe indagare e poi esporre i risultati del suo lavoro di inquirente. Così si rischia di sparare nel mucchio, colpendo organizzazioni benemerite che agiscono nel sud del Mediterraneo (penso ad esempio a Medici senza Frontiere). Procuratore Zuccaro, forse sarebbe il caso di fare i nomi delle Ong che “potrebbero essere finanziate dai trafficanti”, e di quelle che “perseguono la finalità di destabilizzare l’economia italiana”. Tanto immagino che i loro responsabili siano già stati indagati, vista la gravità dei reati da lei ipotizzati a loro carico.
Se così non fosse sarebbe irresponsabile da parte sua lasciarsi andare a mere congetture su un’indagine del suo stesso ufficio. La lotta al traffico di uomini è di primaria importanza, l’ombra di un ruolo ambiguo o di fiancheggiamento da parte di organizzazioni umanitarie è gravissima, e nel caso l’azione dovrebbe essere tempestiva e decisa, senza guardare in faccia a nessuno. Ma un magistrato parla per atti, con nomi e cognomi, circostanze e addebiti secondo i codici. Se no è il primo ad alzare il polverone dove serve la massima chiarezza