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L’inchiesta della Procura di Torino sul complotto di Marcianò sul ponte Morandi

Lui l’ha presa benissimo, anzi non vede l’ora di potersi confrontare con la Procura di Genova a proposito del crollo del viadotto sul Polcevera dove, a suo dire, non è morto nessuno perché si è trattato di una demolizione controllata. Chissà cosa succederà al processo (se e quando ci sarà)

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«Molti profili di alcune delle vittime sono palesemente profili fasulli. Ai funerali alcuni astanti ridevano. Le bare erano solo una decina ed erano tutte con nomi di origine albanese, rumena etc. Nessun italiano». A scriverlo, un mese dopo la tragedia del Ponte Morandi di Genova che costò la vita a 43 persone, era Rosario Marcianò. Il noto geometra sanremese esperto di cospirazioni globali e locali, di geoingegneria e di false flag da un anno sostiene una tesi raccapricciante (e mai dimostrata nei fatti): il crollo del viadotto sul Polcevera è stato frutto di una demolizione controllata e nessuno è morto davvero.

Il complotto del Ponte Morandi

Anzi, secondo Marcianò anche le auto distrutte durante il crollo fossero state “lanciate” dal viadotto («vuote ovviamente») per rendere più credibile quella che per lui è una messinscena. Non manca, a corredo di queste teorie, anche un’analisi della simbologia massonica che si concentra in particolare sulla presenza sul ponte del famoso camion della Basko, che sarebbe un simbolo dell’allora governo “Lega-5Stelle-Stalinisti” (scritto proprio così). A luglio scorso Marcianò decise di “tornare” sul luogo del disastro pubblicando su YouTube un video dove spiegava che i video del crollo diffusi dalla Procura di Genova erano stati tagliati e manipolati.

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Secondo Marcianò «gli inquirenti ci stanno ingannando» per nascondere la verità che è appunto la demolizione controllata del Ponte Morandi. Demolizione che si sarebbe resa necessaria per poter costruire un ponte in grado di far transitare carri armati e altri mezzi militari. Successivamente, sostiene il geometra sanremese che non risulta abbia mai potuto esaminare le macerie o svolgere una perizia,  sarebbe stato creato il finto crollo «con la collaborazione della magistratura inquirente, che sta al gioco e ci fornisce indicazioni false». Per le affermazioni contenute in quel video Marcianò – scrivono la Stampa e la Repubblica – è stato indagato dalla Procura di Torino per diffamazione nei confronti dei magistrati di Genova.

Come ha preso Marcianò l’indagine della Procura di Torino

Repubblica aggiunge che in questi mesi la Guardia di Finanza e la Polizia avrebbero hanno raccolto anche le denunce di parenti delle vittime e di sfollati. Da parte sua invece Marcianò non sembra particolarmente preoccupato, anzi non vede l’ora di avere la possibilità di «discutere delle dinamiche del crollo del ponte Morandi con i luminari della Procura di Genova». In effetti quando mai gli ricapita un’occasione simile?

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Sul suo profilo (anzi suoi suoi, visto che ne usa due) Facebook Marcianò non manca di prendersela con gli “articolacci” che a suo dire hanno solo una funzione denigratoria. E fa sapere che al momento non gli è arrivata nessuna comunicazione in merito riguardo una sua eventuale iscrizione nel registro degli indagati (ma gli articoli non sono chiari e non si capisce se al momenti siamo ancora nelle fasi di apertura dell’inchiesta).

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Secondo l’esperto di scie chimiche anche il fatto che la notizia sia uscita l’11 settembre, nell’anniversario degli attentati terroristici del 2001 (che ovviamente non sono mai avvenuti) «è un chiaro messaggio».

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Non mancano interessantissime considerazioni come quella in cui un cogitabondo Marcianò risponde ad utente che ritiene che il crollo del Morandi sia un altro caso Ustica (“anche peggio”, commenta il nostro) oppure l’affermazione secondo cui «se non sei massone, non puoi fare il magistrato», chissà come la prenderanno i Pm.

 

 

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Alla fine dello show si passa a chiedere una piccola offerta “per le spese legali” e per combattere lo Stato che «intende definitivamente mettere il bavaglio ai fratelli Marcianò attraverso l’impiego illegittimo di volgari azioni di “Giustizia”». Fino ad ora Marcianò ha raccolto 925 euro su 3000 grazie al fundraising di Facebook (ma il social di Zuckerberg non è impegnato a combattere le Fake News?). Su PayPal la sottoscrizione aperta da Antonio Marcianò ha obiettivi più ambiziosi: servono 50mila euro, ma da raccogliere entro il 28 dicembre 2021, quindi non serve che vi affrettiate.

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