Economia

Ma davvero la BCE ha fatto quello che diceva Salvini?

Dopo l’annuncio della BCE di dotare di ulteriori 750 miliardi di euro il programma del Quantitative Easing sovranisti e sovranari se ne vanno in giro a dire che l’Europa li ha finalmente ascoltati. Ma c’è una bella differenza tra quello che chiedevano e quello che ha deciso di fare Christine Lagarde

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Vittoria! La Banca Centrale Europea ha fatto quello che chiedevamo! Questo è più o meno il tenore delle dichiarazione di alcuni politici alla notizia che la BCE ha deciso di varare un programma di acquisto di 750 miliardi di euro denominato Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) che ha lo scopo di aiutare gli stati membri a far fronte all’emergenza dell’epidemia di Covid-19.

«Ci siamo fatti sentire: ci hanno ascoltato»

«Ragazzi, vittoria» – scrive su Twitter il deputato della Lega Claudio Borghi che spiega che «vista la situazione più grave del previsto il nostro premier non ha fatto tempo a svenderci. Come da me chiesto interviene direttamente la BCE».

 

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A chi chiede spiegazioni il Presidente della Commissione Bilancio della Camera spiega che «c’era un partito che era quasi riuscito a metterci nella trappola del MES ma le cose stavano andando a patrasso così velocemente che non hanno fatto in tempo a chiudere la trappola e hanno dovuto chiamare la BCE per salvarsi».

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Borghi – quel grandissimo estimatore della soluzione britannica all’epedemia – non è il solo a pensarla così. Anche il senatore leghista Alberto Bagnai scrive: «ci siamo fatti sentire: hanno ascoltato».

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Meno entusiasta invece Matteo Salvini che commenta su Twitter con un «meglio tardi che mai. Intanto in questo mese la Borsa Italiana ha perso 350 miliardi di euro di capitale, e questo non è un problema solo per Agnelli e Berlusconi» e che a Radio Cusano Campus aggiunge: «se l’Europa è quella che quando serve agli altri si fa presto e bene e se serve all’Italia si può aspettare, finita l’emergenza virus penso che dovremo ridiscutere l’intera impalcatura europea e il senso di questa Unione».

Cosa ha fatto davvero la BCE?

Ma davvero la BCE ha ascoltato Borghi e Bagnai? C’è da dire che i due non sono gli unici a prendersi il merito della decisione dell’istituzione presieduta da Christine Lagarde (che nei giorni scorsi aveva per altro fatto un casino di dimensioni epiche). Un altro che festeggia è Matteo Renzi. E indovinate un po’ come commenta il senatore Bagnai, quello che un’ora prima orgogliosamente annunciava che “si erano fatti sentire”? Commenta scrivendo: «Immenso! Gliel’ha chiesto lui, l’intervento». Quando sappiamo tutti che gliel’hanno chiesto Bagnai e Borghi!

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Al di là delle battute però il problema è che la BCE non ha fatto esattamente quello che chiedevano i sovranisti nostrani. Quello che ha fatto è stato invece di aumentare la dotazione del piano di acquisto di titoli finanziari (vale a dire titoli di Stato e obbligazioni private) aggiungendo appunto 750 miliardi di euro ai 120 miliardi annunciati la settimana scorsa. Il programma ha un nome che tutti conoscono: si chiama Quantitative Easing ed è stato varato nel 2015. Il nuovo piano di acquisti della BCE andrà avanti per tutto il 2020 e terminerà il 31 dicembre di quest’anno (loro chiedevano invece che la BCE facesse così indefinitamente). Esattamente come per il QE anche questo programma di acquisto avverrà sul mercato secondario (i sovranisti invece chiedevano di farlo sul mercato primario). Va da sé che la BCE non comprerà solo titoli di stato italiani, anzi non potrà farlo perché dovrà acquistare i titoli di stato di tutti i paesi europei. Quei soldi non andranno tutti all’Italia e il QE includerà anche il debito greco e i commercial paper non bancari.

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Quello che fa la BCE è sì creare del denaro dal nulla ma lo fa per comprare titoli e obbligazioni in modo da tale da “calmare” i mercati finanziari, le speculazioni sui titoli di stato, lo spread e quant’altro. Non è nemmeno detto che questi soldi, quelli dati alle banche ad esempio, finiscano nell’economia reale. Ecco perché quei soldi invece non potranno essere utilizzati dall’Italia per la spesa corrente (perché quei titoli sono già stati emessi e venduti sul mercato primario) o l’attuale manovra di bilancio di emergenza per il coronavirus. E non è un caso infatti che ieri Salvini abbia suggerito una strategia diversa: quella di “riprendersi” «i 58 miliardi di euro degli italiani mandati ai fondi europei per salvare gli altri». 

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