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“Prima gli autobus italiani!” prometteva il M5S a Roma. E invece arrivano i turchi

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A Roma gli autobus non passano non solo perché prendono fuoco, perché mancano i pezzi di ricambio per farli uscire dalle rimesse o perché sono israeliani e quindi vanno reimmatricolati. Gli autobus non passano perché – nonostante le promesse del MoVimento 5 Stelle – nemmeno quelli nuovi sono ancora arrivati nella Capitale. Qualcuno si ricorderà, è difficile tenere il conto, di quando l’assessora ai Trasporti, la sindaca e il Presidente della Commissione mobilità promettevano l’acquisto di centinaia di autobus nuovi di zecca.

Quando il M5S di Roma prometteva autobus nuovi e il rilancio delle aziende italiane

Per la precisione dovrebbero essere 227 i nuovi autobus che “presto” arriveranno a Roma. Lo annunciava Virginia Raggi a novembre 2018 spiegando che grazie al M5S erano state salvate due grandi aziende italiane in difficoltà. La prima era ATAC, salvata perché il Comune (e quindi i cittadini di Roma) ha deciso di rinunciare ai crediti  nei confronti dell’azienda. La seconda è l’Industria Italiana Autobus, impresa vincitrice della gara Consip per la fornitura dei 227 nuovi autobus.

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Già ad agosto del 2018 l’assessora Linda Meleo aveva fatto sapere che grazie al bando Consip sarebbero arrivati 227 nuovi bus “il prossimo anno”.

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L’annuncio era stato ripreso pure da Enrico Stefàno, presidente della Commissione mobilità, orgoglioso perché il MoVimento non solo stava risanando ATAC ma anche un’altra importante azienda italiana che stava ripartendo proprio grazie alla commessa di ATAC. Addirittura Stefàno faceva il verso a Salvini con l’hashtag #primaleitaliane (nel senso di aziende). Il miracolo a 5 Stelle si manifestava ancora una volta davanti a tutti su Facebook e Twitter.

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La realtà però è ben diversa. Perché quegli autobus – che secondo l’assessora Meleo dovrebbero arrivare entro l’estate, ovvero tra un paio di mesi – non saranno made in italy. Perché proprio nei giorni in cui Stefàno e la Raggi parlavano di risanamento dell’azienda la IIA non aveva ancora firmato il contratto di acquisto e poco dopo, a dicembre 2018, sarebbe stata acquistata dai turchi di Karsan. L’alternativa era il fallimento e la chiusura. E così la grande azienda salvata dal M5S in realtà ha quasi rischiato di chiudere e a salvarla sono stati i turchi.

Ora per Enrico Stefàno l’importante che gli autobus arrivino

Siamo quindi al punto in cui dei 600 nuovi autobus promessi a più riprese dal M5S non se ne è visto nemmeno uno. Non si sa se arriveranno i 320 nuovi autobus diesel la cui gara è andata deserta non è ancora stata aperta la gara per i 248 mezzi ad alimentazione ibrida. E dei 227 “in arrivo”? Al momento quei mezzi non esistono fisicamente. Devono infatti ancora essere costruiti. Al momento l’azienda – nei due stabilimenti italiani – è in grado di produrre circa 25 autobus al mese, con una tempistica di 180 giorni dall’avvio della produzione. Difficile possano arrivare per l’estate. E non dovrà costruire solo i 227 per ATAC, la commessa del bando Consip è infatti da 750 autobus (quindi non è proprio solo merito di ATAC il “rilancio” di IIA).

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Su Twitter  Stefàno è ancora convito che i 227 bus di IIA arriveranno “da giugno”.  Esattamente quello che diceva Linda Meleo in un’intervista a FanPage a gennaio, dove prometteva che il 2019 sarebbe stato “l’anno della mobilità”. Una promessa che suona oggi come la famosa “battuta” di Conte sul 2019 “anno bellissimo”.  Ma gli utenti gli fanno appunto notare che al momento gli unici in produzione sono quelli destinati all’azienda dei trasporti di Genova.

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E facendo il calcolo dei 180 giorni necessari tra l’avvio della produzione e la consegna stiamo parlando di almeno sei mesi di attesa. A patto naturalmente che la produzione inizi ora.

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Ma pure sul “rilancio” e risanamento di un’azienda italiana Stefàno fa retromarcia. Ora non è poi così importante che vengano prodotti in Italia, in Turchia, in Cina o in Australia; l’importante è che “sono bus che fanno km e migliorano il servizio a Roma”. Certo. Però sugli ipotetici bus australiani o cinesi meglio sincerarsi che vengano costruiti e omologati secondo le normative europee. E che fine ha fatto quell’orgoglioso prima le italiane?

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