Economia

Come i Flambus stanno per esplodere in mano ad ATAC e al M5S di Roma

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Il clima il giorno dopo la sospensione a tempo indeterminato di Micaela Quintavalle, autista e sindacalista di Atac lo riassume bene Christian Rosso, l’autista che nel 2015 denunciò in un video i dirigenti dell’azienda e venne sospeso.  In un post su Facebook Rosso, poi reintegrato in servizio, mette il dito nella piaga: «Nel 2015 dopo la mia sospensione a tempo indeterminato Di Battista lasciò la seduta parlamentare per venire a sostenermi nella manifestazione al Campidoglio e mise a mia disposizione il suo studio legale, Paola Taverna presentò un’interrogazione in Senato, Marcello De Vito indossò la camicia Atac…». In parole povere tutto lo stato maggiore del MoVimento 5 Stelle capitolino si era schierato in difesa dell’autista.

La gara di solidarietà a Micaela Quintavalle

Ieri invece nessuno dei big del M5S ha preso pubblicamente le difese della Quintavalle. Rosso si chiede se all’epoca le cose siano andate così perché il sindaco era Ignazio Marino e si era in campagna elettorale oppure se davvero il MoVimento crede realmente alla difesa dei lavoratori. Una risposta Russo la potrebbe chiedere ai lavoratori di Roma Multiservizi licenziati a inizio anno. Ma non è questo il vero problema. Perché Atac è uno dei principali serbatoi di voti del MoVimento 5 Stelle e Micaela Quintavalle è una di quelli che aveva invitato i colleghi a votare per la Raggi.

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La gara di solidarietà nei confronti della Quintavalle “ingiustamente sospesa” è partita e molti dipendenti di Atac ne chiedono il reintegro. Il deputato ex M5S (ora FdI) Walter Rizzetto ha presentato un’interrogazione al Ministro del Lavoro Poletti dichiarando che «è ora di mettere e fine al comportamento inaudito di un’azienda di trasporto pubblico che non rispetta le norme sulla sicurezza sul lavoro e adesso infligge rappresaglie ai dipendenti che denunciano le gravi condizioni in cui sono costretti a lavorare». Stefano Fassina annuncia un’interrogazione alla Sindaca Virginia Raggi e definisce la sospensione «un atto aziendale potenzialmente molto grave sul piano costituzionale».  Il MoVimento 5 Stelle invece ha perso la parola, eppure basterebbe riciclare i post del 2015.

L’azienda da parte sua contesta alla sindacalista di Cambia-Menti (sindacato vicino ai pentastellati) di non aver rispettato il codice etico aziendale per non aver richiesto alla dirigenza “nessuna autorizzazione preventiva per il rilascio dell’intervista” concessa alle Iene dove venivano denunciate le gravi carenze manutentive dei mezzi pubblici della Capitale. Ma soprattutto la Quintavalle è accusata di aver creato un forte danno d’immagine all’Azienda.

Per ATAC la Quintavalle ha falsificato le prove

Ad esempio Atac contesta che «dalle immagini apparse nel servizio televisivo non emerge alcun riscontro oggettivo che faccia ricondurre le parti di vetture impresse nelle foto» mostrate dalla Quintavalle siano riconducibili a vetture di Atac. Insomma secondo l’azienda le foto dei guasti (che la Quintavalle mostra spesso su Facebook) potrebbero non essere dell’azienda dei trasporti della Capitale. Per Atac la Quintavalle avrebbe quindi falsificato le prove.

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Ma non solo, Atac accusa la Quintavalle di aver dichiarato il falso ad esempio riguardo la definizione dell’anomalia freni sulla vettura sulla quale era in servizio come anomalia “grave” mentre  quella è un’anomalia considerata “non grave” nel libretto d’uso della vettura e non è considerato indispensabile interrompere il servizio.

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Un’altra affermazione della sindacalista, quella sul fatto che Atac prende i soldi “purché l’autobus superi la sbarra [dell’officina]” secondo l’Azienda ingenera negli ascoltatori la convinzione che Atac «ponga in essere un comportamento artificioso al fine di percepire il corrispettivo economico da parte della proprietà».

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In un altro passaggio della lettera le accuse di Atac sono ancora più chiare. Riguardo all’anomalia “sblocco sicurezza inserimento marce” l’Azienda scrive che “gli approfondimenti interni hanno evidenziato che tale avvertimento scaturisce necessariamente dal disinserimento volontario di una sicurezza presente di default sulla vettura”. Disinserimento la cui possibilità “è lasciata al conducente” o da parte del personale specializzato. Ma, scrive Ataca nel foglio di vettura della giornata in cui è stato registrato il servizio “non risultano essersi verificati interventi” del genere. In poche parole l’Azienda sta accusando la Quintavalle di aver “creato” quell’anomalia a fini televisivi.

E allora i Flambus?

D’altra parte è indubitabile che gli autobus vadano a fuoco, eppure Atac contesta a Micaela Quintavalle perfino di aver detto alle Iene «dieci autobus sono andati a fuoco nel 2018, 27 nel 2017, per noi non è una novità». I numeri sono proprio quelli dati dalla Quintavalle, nonostante l’Azienda il giorno del rogo del bus in via del Tritone abbia falsamente dichiarato che nel 2018 c’era stato un calo del 25% degli incendi.

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Fonte: @MercurioPsi via Twitter.com

Inoltre come ha spiegato MercurioPsi un paio di giorni fa su 44 autobus flambé dal 2016 ad oggi 11 (il 25%), non avevano più di 5 anni di servizio. Il più giovane aveva solo 3 anni. I più vecchi ne avevano 17:  «la probabilità di un flambus è più alta per i bus più vecchi, ma non è legata solo all’età della vettura». Devono entrare in gioco quindi altri fattori, e il deficit della manutenzione rimane uno dei principali sospettati.

Il dilemma del prigioniero ATAC-M5S

Le possibilità quindi sono due: o è vero quello che dice (non solo alle Iene) Quintavalle e allora esiste un rischio reale per la sicurezza dei passeggeri e degli utenti della strada che incrociano un mezzo Atac oppure è vero quello che dice l’Azienda, che sostiene che la Quintavalle abbia detto il falso e quindi non è possibile ritirare la sospensione. La posizione di Atac quindi è delicata, se ritirasse la sospensione alla sindacalista di Cambia-Menti la cosa sarebbe vista come una marcia indietro e una conferma delle accuse fatte dalla Quintavalle.

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Il video in cui la Taverna attacca i vertici Atac su YouTube

Se invece l’azienda continuerà con la linea dura rischia di mettere in rotta di collisione autisti e dipendenti con la proprietà, ovvero il Comune di Roma. In entrambi i casi a farne le spese sarà il MoVimento 5 Stelle di Roma che rischia di essere accusato di non aver vigilato su Atac o, in alternativa, di non difendere i lavoratori che denunciano i problemi aziendali.

In copertina Micaela Quintavalle con Marcello De Vito e l’eurodeputato Fabio Massimo Castaldo via Facebook.com

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