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Luigi Di Maio è Law & Order sui rifugiati di Piazza Indipendenza

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Luigi Di Maio ha studiato legge ed è uomo d’ordine. Per questo motivo oggi in collegamento da Marsala alla trasmissione Omnibus de La 7 il deputato del M5S è intervenuto sullo sgombero dei migranti dal palazzo di via Curtatone e sui fatti di piazza Indipendenza. Lo fa prima ancora che la sindaca di Roma Virginia Raggi e l’assessora alle politiche sociali Laura Baldassarre (che è in vacanza all’estero) siano riuscite ad affrontare pubblicamente l’argomento.

Nella tensione del momento è ok pensare di spezzare le braccia ai rifugiati

Secondo Luigi Di Maio «non possiamo vedere scene di guerriglia come quelle di ieri e poi alla fine accusare e mettere sotto inchiesta i poliziotti e la Polizia di Stato per una frase». Perché – come ha spiegato ieri Manlio Di Stefano – “occupare un palazzo, oltre a creare degrado e pericoli, è illegale”. Ha fatto bene quindi la Polizia a caricare donne e persone anziane per sgombrare i giardinetti di piazza Indipendenza con idranti e manganelli. E non si può criminalizzare quell’agente che “nella tensione del momento” ha detto «se tirano qualcosa spaccategli il braccio». Secondo Di Maio “fa più notizia questo che loro che lanciano di tutto contro la polizia”.

Di Maio ovviamente finge di non ricordarsi che quella frase l’agente l’ha detta prima che iniziassero le operazioni di sgombero durante le quali Di Maio ha dimenticato che la Polizia ha utilizzato gli idranti e contro donne e persone in precarie condizioni di salute. Medici Senza Frontiere, sul posto per soccorrere i rifugiati, ha fatto sapere che la maggior parte delle persone ferite sono donne.


Ma per Luigi Di Maio l’unico problema è il rispetto della legalità. E c’è da dire che gli occupanti del palazzo di via Curtatone sono rifugiati che hanno diritto all’accoglienza. Un diritto che fino ad ora è stato calpestato. Ora è vero che è illegale occupare uno stabile, ma è anche vero che invitare a spaccare le braccia alle persone non è un comportamento consono (né legale) da parte di un agente di Polizia. Ma questo per Di Maio evidentemente non è un problema. A fare notizia per la verità è l’inerzia del MoVimeto 5 Stelle che ha contribuito alla situazione di questi giorni.

La supercazzola di Di Maio contro i rifugiati

Il deputato del MoVimento 5 Stelle poi se l’è presa con il business dell’accoglienza del PD. Dimenticando che invece il suo collega Manlio Di Stefano invece aveva chiesto a tutti i comuni di “fare la propria parte” per accogliere i migranti in modo da rendere meno problematica la gestione dell’immigrazione a Roma. Gestione che, in questo anno a 5 Stelle, si è limitata agli sgomberi.

Fanno ridere, sinceramente, anche le ONG che si scagliano contro la Raggi affermando che sgomberarli dal palazzo occupato toglierebbe posto ai nuovi arrivati nelle strutture preposte: ma perché non se la prendono con i sindaci dei comuni che non si coordinano per avere la loro minima quota di migranti regolari? Se tutti lo facessero arriveremmo al rapporto di 2.6 migranti ogni 1000 cittadini che proponiamo da tempo.

Peccato che tra i comuni e i sindaci che rifiutano di farsi carico della propria quota di migranti ci siano anche quelli del M5S. Del resto il partito di Beppe Grillo in questi ultimi mesi con le continue accuse contro le ONG non ha certo predicato l’accoglienza anzi ha spesso e volentieri prestato il fianco a chi parla di invasione organizzata.
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Ma il capolavoro di Di Maio è quando è riuscito a giustificare il trasferimento in provincia di Rieti di alcuni migranti tirando in ballo Matteo Renzi e la buona scuola. Le associazioni umanitarie hanno spiegato infatti che i rifugiati si sono rifiutati di andare a Rieti perché nel frattempo avevano trovato un lavoro a Roma. Ma secondo Di Maio anche i migranti, così come gli insegnanti trasferiti dalla riforma della scuola di Renzi, devono accettare il ricollocamento. Inutile spiegare al futuro Presidente del Consiglio la differenza tra le due situazioni.