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Lo spauracchio delle elezioni per convincere il PD al governo con il M5S

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Da quando le urne si sono chiuse un nutrito gruppo di personalità chiaramente affezionate al Partito Democratico hanno cominciato a prodigarsi di consigli (che si sa, si danno quando non si può più dare il cattivo esempio) nei confronti della forza che è uscita sconfitta dalle elezioni. Disinteressatamente, e con in mente soltanto il bene del paese, ha cominciato ieri Peter Gomez a Cartabianca segnalando che al PD conviene fare un governo con Di Maio perché sennò alle elezioni scompare.

Lo spauracchio delle elezioni per convincere il PD al governo con il M5S

Ha continuato Eugenio Scalfari, che in un’intervista a DiMartedì ha spiegato che tra Salvini e Di Maio sceglie Di Maio: «un tempo li consideravo uguali. Nel senso che non si votano. Perché erano al centro uno della chiusura e l’altro del populismo, il movimento grillino. Oggi tra Salvini, che è quello di prima, e Di Maio che sembra radicalmente cambiato, sceglierei Di Maio». Ricapitolando, i gusti di Scalfari sono chiarissimi: tra Berlusconi e Di Maio sceglie Berlusconi, mentre tra Salvini e Di Maio sceglie Di Maio.

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Se tutto ciò non bastasse, anche Marco Travaglio, notoriamente affezionatissimo al Partito Democratico, ha ripetuto la stessa tesi di Gomez sempre a DiMartedì: se il PD non fa l’alleanza con il M5S si va a nuove elezioni e il PD scompare. Quindi, in nome dell’ideale, gli conviene fare il governo con il M5S. E il MoVimento 5 Stelle cosa dice? Luigi Di Maio scrive una lettera a Repubblica in cui riesce nell’acrobazia dialettica di non nominare mai il Partito Democratico e, insieme, a citare Alcide De Gasperi per spiegare che il momento è storico: «Ora insieme abbiamo la storica occasione di cambiare l’Italia. Io non voglio perderla e chi ha scelto di ostacolare a tutti i costi il cambiamento faccia pure, ma sappia che non si può fermare il vento con le mani e che noi nonostante tutto cambieremo l’Italia».

La paura fa 90

Se tutto ciò non bastasse, mentre Ezio Mauro sul quotidiano ricorda che a scendere a patti con la morte non finisce mai bene – “oggi che hanno vinto ma non hanno i voti per governare, chiedono agli altri (come testimonia la lettera di Di Maio a Repubblica) quelle prove di responsabilità che loro hanno sempre negato in passato, e fino all’altro ieri: magari in streaming” – Stefano Folli segnala che le elezioni sono un “pericolo” concreto e il pezzo di retroscena agita lo spauracchio di una nuova legge elettorale scritta da Salvini e Di Maio per tornare rapidamente al voto.

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In effetti sarebbe divertente attendere sulla riva del fiume un accordo tra Di Maio e Salvini su una legge elettorale. Che se avesse il doppio turno come l’Italicum strabocciato da Lega e M5S, non converrebbe a Salvini, se fosse proporzionale pura non converrebbe a entrambi, se fosse il Mattarellum totalmente maggioritario farebbe rischiare a entrambi risultati diversi da quelli di oggi mentre la Lega troverebbe un Berlusconi di nuovo in campo e pronto a imparare dagli errori di questa volta (i collegi dati alla Lega e ai centristi, il candidato premier “nascosto” e così via). E soprattutto vedrebbe un Partito Democratico ripresentarsi alle elezioni senza la pietra dello scandalo Renzi e all’interno di quella che diventerebbe una mobilitazione democratica contro chi pensa che l’antifascismo non è un problema, il problema sono i pomodori pachino del Camerun.

La Spagna, certo, ma anche l’Austria

Certo, c’è lo spauracchio della Spagna ad agitare gli animi: lì il Partito Socialista, si ricordava ieri dalle parti del Cinquestelle in maniera del tutto disinteressata, è tornato al voto perché il suo leader non voleva un accordo con i popolari e alla fine i risultati sono stati gli stessi e il suo leader ha dovuto lasciare. Da ricordare però c’è anche l’Austria: le elezioni le ha vinte un personaggio del centrosinistra, sono state annullate per errori di conteggio formali, sono state proclamate nuove elezioni e ha vinto di nuovo il centrosinistra. Nessun partito è sparito, né in Spagna né in Austria, nonostante le previsioni di Gomez e Travaglio.

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Infine, non si capisce proprio come il MoVimento 5 Stelle voglia fare un governo con il partito di Mafia Capitale e come il PD voglia fare un governo con gli irresponsabili buoni a nulla capaci di tutto. Su quali basi programmatiche? Quelle indicate da Di Maio nella lettera a Repubblica sono scritte sull’acqua: “Dieci milioni di poveri non possono essere ignorati. 30 miliardi di sprechi non possono non essere eliminati. Una tassazione folle per le imprese non può non essere ritoccata. La sicurezza nelle città giorno e notte non può non essere garantita. La disoccupazione, soprattutto giovanile, non può continuare a dilagare”. Chi non vuole combattere la povertà e gli sprechi? Chi non vuole meno tasse? Chi non vuole più sicurezza e meno disoccupazione? Tutti. Il problema è come arrivare agli obiettivi: è quella la politica. Le soluzioni, non i problemi. E se i metodi sono antitetici, come si può trovare una sintesi di governo?

Il patto di Neanderthal

La verità invece è una. Il MoVimento 5 Stelle di Luigi Di Maio, la Lega di Matteo Salvini e i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni hanno vinto le elezioni politiche e ora tocca a loro l’onore e l’onere di governare il paese. Realizzando il reddito di cittadinanza e la flat tax, dichiarando guerra all’Europa e all’euro ma con educazione, aiutando gli immigrati a casa loro e rimpatriandone 600mila al giorno: qualunque altro governo sarebbe “abusivo”, direbbero Salvini e Di Maio, “non eletto da nessuno”, rintuzzerebbero Meloni e Di Battista, in una parola “fituso”, direbbe la gente. Forza raga, fatece Tarzan.

È giusto che chi ha vinto dimostri tutte le sue capacità che in queste anni sono state nascoste dall’oscurantismo. È giusto che le responsabilità se le prenda chi non se le è volute prendere in questi anni, perché a chi tocca nun se ingrugna. È giusto che gli elettori italiani possano giudicare il grande lavoro di questi anni (ahahah) di governo del Patto di Neanderthal tra Di Maio, Salvini e Meloni come quelli di Roma, Torino e Livorno stanno facendo nelle città dove governa il M5S. In questi anni di Seconda Repubblica le elezioni le ha vinte il centrodestra (1994) che poi ha deluso, poi il centrosinistra (1996), che poi ha deluso, poi il centrodestra (2001) che poi ha deluso, poi il centrosinistra (2006) che poi ha deluso, poi il centrodestra (2008) che poi ha deluso, poi il centrosinistra (2013) che poi ha deluso. Salvini, Di Maio e Meloni trovino la sintesi e regalino il bengodi che hanno promesso, visto che già lo cercano tutti su Google. A chi ha vinto l’onere di governare. A chi ha perso il compito di scrutare l’orizzonte, in attesa dell’arrivo dei Draghi.