Economia

Alessandro Di Battista e il problema del fascismo e dei pomodori pachino del Camerun

alessandro di battista

Ieri quei cattivoni di Gianrico Carofiglio e Lilli Gruber hanno messo un po’ in mezzo il caro Alessandro Di Battista facendogli la solita domanda imbarazzante (per lui): lei è antifascista? Ma il nostro prode eroe se l’è cavata con una grandiosa supercazzola delle sue, segnalando che mentre qui c’è gente che parla di sciocchezze come fascismo e antifascismo gli agricoltori che in Sicilia coltivano i pomodori pachino sono messi in difficoltà perché si vendono i pomodori pachino del Camerun.

Ma come va la questione dei pomodori pachino e dell’infame Camerun? A denunciarla, come sempre, è stato un 5 Stelle ovvero l’altrettanto prode Ignazio Corrao, oltre a un articolo del Fatto Quotidiano di una settimana fa. “Settimana scorsa mi trovano in Sicilia e a Pachino, nella terra che ha dato il nome al famoso pomodoro datterino – ha scritto Corrao sul Blog delle Stelle – ho scoperto che ci sono supermercati che vendono i pomodori provenienti dal Camerun, eppure i produttori locali non riescono a stare sul mercato e a vendere i loro prodotti”. Monica Rubino su Repubblica ha però precisato:

I documenti dell’Agenzia delle dogane raccontano una realtà diversa: dai dati risulta che i pomodori importati dal Camerun sono pari a zero. Dal Camerun compriamo banane per circa 6 milioni di euro, caffè per 3,7 milioni, ma nemmeno l’ombra di un ciliegino. Il trattato a cui fa riferimento Corrao è del 2009 e serviva per facilitare l’importazione in Europa delle banane e per vendere al Camerun tecnologia. Quell’accordo è entrato in vigore nel 2014. Da allora a oggi non abbiamo importato neanche un pomodoro dal Paese africano.

“Basta con le false notizie sulla pelle degli agricoltori. L’Ispettorato repressione frodi del ministero ha rilevato che non ci sono state importazioni di pomodoro dal Camerun – spiega il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina – come certifica anche l’Agenzia delle dogane”. Quanto ai supermercati di Pachino a cui fa riferimento l’europarlamentare pentastellato, il ministro chiarisce che “sono in corso verifiche sui punti vendita della zona per accertare eventuali violazioni sugli obblighi di indicazione dell’origine dell’ortofrutta”.

Con tutta probabilità a Pachino si è dunque trattato di un errore di etichettatura. Come conferma anche lo stesso sindaco della cittadina siciliana, Roberto Bruno, che stigmatizza la strumentalizzazione politica della falsa notizia: “È vergognoso l’atteggiamento fare propaganda sulla pelle dei nostri agricoltori. Stiamo fronteggiando la crisi dei prezzi, che mette in difficoltà tante imprese del nostro territorio. Non servono bufale, ma serietà”.

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