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Zaia non c’è e la Lega in Veneto fa saltare il referendum di Salvini per la legge elettorale

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«Serve un sistema elettorale completamente MAGGIORITARIO. Chi prende un voto in più, vince e governa. Se 5 Consigli regionali approvano la proposta poi si va a referendum». Così Matteo Salvini il 14 settembre davanti ad una platea di sindaci e amministratori della Lega. Tra le altre cose, abundantis abundantibus avrebbe detto Totò,  il capo della Lega aveva proposto anche l’elezione diretta del Presidente della Repibblica. In prima fila ad ascoltarlo c’erano i presidenti delle regioni guidate dalla Lega, tra loro anche quello del Veneto Luca Zaia. Ed è proprio da quella che è  da decenni una delle regioni più leghiste d’Italia che arriva la prima doccia fredda per Salvini.

Il referendum per cambiare la legge elettorale voluto da Salvini

Per abrogare l’attuale legge elettorale e passare al maggioritario puro Salvini ha pensato di scegliere la strada del referendum. Che può essere chiesto se vengono raccolte le 500 mila firme necessarie oppure se a richiederlo sono almeno cinque consigli regionali. Il che significa che in quelle regioni dove la Lega è al governo assieme al centrodestra la richiesta di referendum deve essere proposta e votata dal Consiglio regionale.

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I presidenti leghisti non si fecero certo pregare e già quattro giorni dopo Luca Zaia accoglieva la richiesta del Segretario del suo partito annunciava che «il provvedimento è scritto e verrà votato in aula per il 24 settembre». Nel frattempo Salvini è andato avanti a colpi di tweet per lanciare la campagna elettorale su un referendum che ancora non c’è, anche perché il giudizio di ammissibilità del quesito referendario spetta alla Corte Costituzionale.

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Il 25 settembre arrivarono i primi sì alla proposta di referendum dai consigli regionali di Veneto, Lombardia e Sardegna seguite dopo pochi giorni da Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Abruzzo, Basilicata e Liguria. In totale otto regioni italiane avevano votato la richiesta di un referendum per abrogare il Rosatellum. Tre in più di quelle previste dalla Costituzione. I giochi erano fatti.

La Lega di Zaia inciampa sul referendum di Salvini per la legge elettorale 

Ma la Lega aveva fatto i conti senza la Corte di Cassazione dove sono state presentate le otto identiche domande delle regioni leghiste. La Cassazione ha ritenuto che il referendum fosse poco chiaro perché, così come era formulato, non si capiva cosa veniva abrogato. Per questo motivo la Corte ha chiesto una modifica al testo, che deve specificare «l’integrale trascrizione dei testi delle disposizioni di cui si chiede l’abrogazione» e ha dato tempo fino all’8 novembre (venerdì) per consegnare le richieste rivedute e corrette. Nei consigli regionali quindi si è dovuto iniziare nuovamente l’iter per l’approvazione del nuovo testo, con il passaggio in commissione e poi in aula. Ed è qui che in Veneto sono iniziati i guai.

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Perché al voto di ieri in Consiglio regionale a Venezia la maggioranza guidata dalla Lega ha ottenuto 25 voti a favore, 14 contrari e 2 astenuti. Un voto in meno dei 26 necessari per avere la maggioranza assoluta e approvare la richiesta di referendum. «Il Consiglio respinge», è apparso sul tabellone elettronico. Come è stato possibile? La colpa è degli assenti, soprattutto dei nove consiglieri di maggioranza che non hanno partecipato al voto: Berlato, Donazzan, Giorgetti (Fratelli d’Italia), Conte (Forza Italia), Brescacin (Lista Zaia Presidente), Gerolimetto (Lega) e soprattutto Luca Zaia. Che fare ora? La Lega tenta di minimizzare la batosta dicendo che dal momento che il testo era già stato approvato (prima delle richieste della Cassazione) non era più necessaria la maggioranza assoluta. Il Presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti, aveva già fatto sapere che avrebbe depositato alla Cassazione gli esiti del voto. Intervistato dal Gazzettino il professor Guido Rivosecchi, ordinario di Diritto costituzionale dell’Università di Padova, ammette che ci sono precedenti ma che «l’articolo 30 della legge 252/1970, che disciplina il referendum, richiede espressamente la maggioranza dei consiglieri assegnati». Quelli assegnati al Veneto sono 50, compreso Zaia, la maggioranza assoluta è appunto 26. E anche se con otto consigli regionali la Lega ha ampio margine per salvarsi dallo scivolone in Veneto si tratta di una sconfitta che brucia. Per fortuna che la Lega non è più solo “Nord” e che a salvare Salvini ci penseranno le regioni dei terroni.

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