Economia

L’IRPEF a quattro aliquote nei piani del Tesoro

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Mentre il MoVimento 5 Stelle e la Lega litigano sul reddito di cittadinanza agli italiani e la quadra sulle pensioni e su quota 100 ancora non si trova, il ministero dell’Economia guidato da Giovanni Tria prosegue la sua corsa solitaria verso la Legge di Bilancio: ieri la proposta di aumentare l’IVA su alcuni prodotti per tagliare l’IRPEF, che è stata immediatamente sconfessata da Salvini e Di Maio ma confermata dal viceministro leghista all’Economia Massimo Garavaglia. Oggi il Messaggero racconta di un piano per portare l’IRPEF a quattro aliquote: il progetto prevede una riduzione del primo scaglione, quello fino a 15 mila euro oggi tassato al 23%, e un accorpamento dei due scaglioni intermedi, quello del 27% tra i 15 e i 28 mila euro di reddito, e quello del 38% tra i 28mila e i 55 mila euro di reddito. I due scaglioni che racchiudono al loro interno proprio quella classe media indicata da Tria.

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Il piano di Tria per l’IRPEF a quattro aliquote (Il Messaggero, 21 settembre 2018)

Il problema, come sempre, sono i soldi. Ogni punto di riduzione della prima aliquota Irpef, quella del 23%, costa 4 miliardi di euro. Ogni punto di riduzione dell’aliquota al 38% costa circa 1 miliardo di euro. In più, il progetto ha come presupposto quello di assorbire gli 80 euro del bonus Renzi trasformandoli da credito d’imposta, voce che aumenta la spesa pubblica, in detrazione, che riduce la pressione fiscale. Il problema è che così probabilmente aumenterebbe la platea degli aventi diritto e quindi bisognerebbe poi aumentare le risorse a disposizione.

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