Economia

Ma Salvini lo sa che il reddito di cittadinanza non è “prima per gli italiani”?

Prima gli italiani? Se parliamo di Reddito di Cittadinanza, la misura più importante che il MoVimento 5 Stelle ha intenzione di varare nel corso di questa legislatura potrebbe non essere così. A dirlo è il ministro dell’Economia Giovanni Tria che oggi rispondendo ad una interrogazione di Fratelli d’Italia durante il Question time al Senato ha ricordato che la proposta di reddito di cittadinanza presentata in Parlamento nella scorsa legislatura da M5S prevede che il sostegno vada anche agli stranieri. E dal momento che per l’erogazione del reddito di cittadinanza si tiene conto del reddito familiare, dell’età e del numero dei componenti c’è una discreta possibilità che anche i residenti di origine straniera possano accedere al beneficio.

Sorpresa: anche gli stranieri avranno il reddito di cittadinanza

Oltre agli italiani che versano in condizione di bisogno il reddito di cittadinanza, secondo il disegno di legge dal M5S nel 2013 , spiega il ministro Giovanni Tria in Aula al Senato, è rivolto anche agli stranieri. È tutto nero su bianco nel DDL recante l’Istituzione del reddito di cittadinanza nonché delega al Governo per l’introduzione del salario minimo orario presentato al Senato il 29 ottobre del 2013. Si tratta della proposta di legge che – spiega da anni il partito di Grillo – ha ottenuto la “bollinatura” da parte della Ragioneria dello Stato e per la quale il M5S ha sempre detto di aver trovato tutte le coperture necessarie.  Tria ha ricordato che nella proposta di legge è scritto che il Reddito di Cittadinanza «anche a residenti di paesi dell’Unione europea sul territorio nazionale e di paesi terzi purché’ i rispettivi paesi di origine avessero sottoscritto intese bilaterali di sicurezza sociale con l’Italia».

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All’articolo 2 della proposta di legge pentastellata leggiamo infatti che il «reddito di cittadinanza» è  «l’insieme delle misure volte al sostegno del reddito per tutti i soggetti residenti nel territorio nazionale che hanno un reddito inferiore alla soglia di rischio di povertà». Non è quindi legato al possesso della cittadinanza italiana (come potrebbe far intuire il nome) ma al mero fatto di risiedere in Italia e versare nelle condizioni previste, essere senza lavoro o con un reddito inferiore alla soglia di rischio di povertà.

Chi saranno i beneficiari del Reddito di Cittadinanza secondo la proposta di legge del M5S

L’articolo 4 è ancora più preciso e spiega che gli aventi diritto sono tutti i soggetti in possesso della cittadinanza italiana, i cittadini che fanno parte dell’Unione Europea (ad esempio i tanto odiati romeni, ma anche francesi, bulgari, polacchi, sloveni o spagnoli) e anche i soggetti provenienti da Paesi che hanno «sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale». Nella lista di questi paesi, disponibile sul sito dell’Inps, figurano ad esempio i paesi dell’ex Jugoslavia come Repubblica di Bosnia ed Erzegovina, Repubblica del Kosovo, Repubblica di Macedonia, Repubblica di Montenegro e Repubblica di Serbia e Vojvodina. Tutti paesi dai quali proviene ad esempio una parte dei Rom e Sinti che abitano nei campi Rom italiani. Ma ci sono anche la Turchia, la Tunisia (tanto amata da Salvini), l’Uruguay, il Venezuela o il Brasile.

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Il ministro Tria ha spiegato anche che il reddito di inclusione prevede che «il richiedente debba essere cittadino dell’UE, titolare del diritto di soggiorno o cittadino di paesi terzi con permesso di soggiorno di lungo periodo nell’Unione». Infine chi fa richiesta deve essere «residente in Italia in via continuativa da almeno 2 anni».  Tria ha anche citato alcune sentenze della Consulta, per ricordare che «resta ferma la possibilità di definire altri indici di radicamento territoriale a cui subordinare benefici di welfare nei limiti della non discriminazione».

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Credits: Hipster Democratici HD via Facebook.com

Che tradotto significa che è possibile rimodulare la proposta di legge per escludere i lavoratori di origine straniera che pure pagano le tasse e i contributi in Italia. Quelle tasse che vanno ad alimentare il fondo del Reddito di Cittadinanza. Le parole di Tria metteranno sicuramente in allarme la Lega, che ha sempre considerato il Reddito di Cittadinanza una misura di stampo assistenzialista. Poco più di un anno fa a Otto e Mezzo Matteo Salvini disse che il reddito di cittadinanza era «un un redditto all’immigrazione perché sarebbe finito al 90% nelle tasche dei cittadini stranieri». Pochi giorni dopo voto del 4 marzo Salvini definì il progetto del Reddito di Cittadinanza «culturalmente sbagliato» anche qualora si trovassero le coperture. «Pagare la gente per stare a casa – aveva detto Salvini – non fa parte dell’idea di Italia che ho in testa». Anche il presidente della commissione Bilancio della Camera, il leghista Claudio Borghi, nel 2015 criticò duramente l’idea del reddito di cittadinanza di Maroni definendolo “reddito di ignoranza“.

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Dal Contratto di Governo Lega M5S

A marzo però Borghi propose di utilizzare il “Reddito di Autonomia” varato da Maroni in Lombardia come modello per il reddito di cittadinanza nazionale. Insomma anche nella Lega le idee sulla misura di sostegno alla povertà non sono poi così chiare. Nel contratto di governo ad esempio è specificato in due passaggi che il RdC è una misura “rivolta ai cittadini italiani”. Però al momento non esiste alcun DDL sul Reddito di Cittadinanza riservato unicamente agli italiani. Ed è un bene. Perché quando Salvini dice che “in Italia ci sono 5 milioni di poveri” non aggiunge mai che  il 30% di tutte le famiglie (una su quattro) che vivono in povertà assoluta nel nostro Paese non è italiana e che un povero su tre in Italia è straniero. L’Italia del cambiamento sarà davvero un paese che lascerà indietro più di un milione di poveri perché non sono italiani dopo averli “usati” per fare propaganda contro i migranti?

Foto copertina via Salvimaio

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