Economia

I veri numeri della famosa “rinascita” di ATAC

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Qualche tempo fa Virginia Raggi raccontava a cittadini e giornalisti del grande successo del bilancio semestrale ATAC 2018. «La cura di risanamento dell’azienda pubblica di trasporti di Roma sta iniziando a dare i primi risultati», scrisse la sindaca su Facebook presentando il primo storico bilancio in attivo. Perché nel primo semestre del 2018 l’azienda dei trasporti ha fatto registrare 5,2 milioni di euro di attivo. Un bel passo avanti, è stato detto, rispetto all’azienda bollita e sull’orlo del fallimento ereditata dal M5S poco più di due anni fa. Non esattamente.

I numeri del risanamento a 5 Stelle

ATAC non è più indebitata perché con la scelta di andare al concordato preventivo i debiti dell’azienda sono stati di fatto congelati. In particolare quelli con il Comune di Roma che ha rinunciato a riavere indietro i suoi crediti nel breve periodo. Quei soldi, per la cronaca, sono dei cittadini romani. Il bilancio semestrale non conta nulla. Conta invece il bilancio annuale. E quello del 2017 (presentato finalmente nei giorni scorsi) mostra un’azienda tutt’altro che in buona salute e registra una perdita pari a 120 milioni di euro.

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Fonte: Mercurio Psi via Twitter.com

E non è tutto, perché pur avendo un bilancio semestrale in attivo ATAC non sta rispettando il contratto di servizio con il Comune di Roma. I motivi sono i più vari e riguardano la cronica mancanza di mezzi per il trasporto di superficie. Gli autobus in particolare sono vecchi e quindi più soggetti a guasti e malfunzionamenti. Che a loro volta causano disservizi, ritardi quando non incendi: i famosi flambus alla romana. Dal 2016 al 2017 l’azienda si è trovata con 200 autobus in meno. Il che significa che ha potuto effettuare meno corse del programmato. ATAC ha così perso per strada milioni di chilometri, lasciando a terra migliaia di utenti. Nel bilancio si legge che la mancata produzione «è attribuibile essenzialmente alla ridotta disponibilità di mezzi determinata dalla vetustà dei mezzi ed aggravata dalle dinamiche finanziarie dell’azienda che non hanno consentito il pagamento continuativo dei fornitori, con conseguenti ricadute in termini di approvvigionamento dei materiali di ricambio, necessari alle riparazioni ed al mantenimento in efficienza del parco che, malgrado le immissioni di nuovi mezzi, mantiene un’età media elevata».

I costi aumentano ma diminuiscono i km effettuati

«Due anni fa abbiamo ereditato una società praticamente fallita con un miliardo e trecento milioni di debiti, un parco autobus con un’età media di oltre 12 anni e un servizio insufficiente», diceva la Sindaca per spiegare il grande cambiamento. La situazione però non è cambiata e l’età media dei bus ha continuato ad aumentare. Odissea Quotidiana ha calcolato che nel 2017 la produzione (ovvero il numero di chilometri percorsi dai bus) è scesa di 3,1 milioni di Km rispetto al 2016. Nel 2017 ATAC ha prodotto complessivamente 144 milioni di vetture chilometro, in calo di cinque milioni rispetto all’anno precedente. Inoltre il numero di km percorsi è stato inferiore di quasi 15 Milionikm rispetto al programmato, ovvero a quanto previsto dal contratto di servizio. Anche per il semestre del 2018 le cose non sono migliorate. Nonostante il bilancio in attivo c’è stata una diminuzione pari 3,5% rispetto al numero di km “lavorati” nel 2017. Si tratta di un -17,5% rispetto al programmato. ATAC quindi fornisce un servizio che si assesta così all’82,5% di quello che dovrebbe essere da contratto.

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Fonte: Andrea Giuricin via Twitter.com

Cosa significa tutto questo? In primo luogo che gli utenti non hanno un servizio migliore che in passato. E poi che l’azienda è ben lontana dall’essere risanata o rinata. Il parco autobus continua ad essere vecchio. La quantità di km “persi” e non lavorati poi si traduce in una perdita dal punto di vista degli incassi ma anche in un aumento dei costi per vettura per chilometro, come ha sottolineato su Twitter Andrea Giuricin. Aumenta anche l’incidenza dei costi per il personale sui costi totali (ATAC opera con 2.500 dipendenti in più rispetto alla milanese ATM a parità di vetture per km). L’azienda è inefficiente perché i costi per chilometro continuano ad aumentare mente non aumenta la qualità del servizio erogato. E a pagare sono tutti i cittadini di Roma.

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