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La macchina del fango dei patridioti contro Ilaria Cucchi “sindaco di Roma”

Secondo i sovranisti dell’Internet Ilaria Cucchi sta facendo carriera politica sulla pelle del fratello morto e vorrebbe addirittura candidarsi a sindaco di Roma. Ma in realtà quella proposta di candidatura – poi sfumata – risale al 2016. Eppure per i valorosi patrioti la sorella di Stefano Cucchi non dovrebbe più parlare della sua vicenda

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Stefano Cucchi è morto a Roma il 22 ottobre del 2009. Proprio ieri, 15 ottobre, ricorreva l’anniversario del fermo di Stefano, arresto che costituirà l’inizio di quello che Ilaria Cucchi su Facebook ha definito il calvario di Stefano. Da allora la famiglia di Stefano, in particolare sua sorella Ilaria, combattono una battaglia per ottenere giustizia. Una battaglia non facile, non solo perché Ilaria Cucchi – come racconta spesso nelle interviste – non ha potuto vivere il suo lutto in modo normale come avrebbe dovuto chiunque abbia perso un familiare.

Quelli che rinfacciano a Ilaria Cucchi di sfruttare la morte del fratello

In questi nove anni Ilaria Cucchi ha dovuto sopportare infinite volte la vista delle foto del cadavere massacrato del fratello, ha dovuto ripercorrere in continuazione gli ultimi sette giorni di vita di Stefano, continuare a rivivere la sua agonia. Tutto per poter ottenere giustizia. Perché è chiaro a tutti che se Ilaria Cucchi e i suoi genitori non avessero continuato a combattere nessuno saprebbe la verità e per tutti la causa della morte di Stefano sarebbe stata una caduta dalle scale. Nel 2009 Ilaria Cucchi era una persona normale, una mamma con un fratello con problemi di droga, che come molte persone normali non viveva nella famiglia del Mulino Bianco (Stefano è stato tre anni in una comunità di recupero, il CEIS). Ilaria Cucchi ha detto di  essere stata la persona più critica nei confronti del fratello, al punto che gli frugava nelle tasche per controllare se aveva della droga. Ma tutto questo non giustifica l’assassinio di Stefano Cucchi, che come ha detto la sorella avrebbe dovuto pagare se aveva commesso un reato ma non pagare con la vita.

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In queste ultimi mesi la vicenda si Stefano Cucchi è tornata d’attualità. Prima l’uscita del film prodotto da Netflix che racconta gli ultimi giorni di vita di Stefano. Poi la testimonianza di Riccardo Casamassima e confessione del carabiniere Stefano Tedesco che ha ammesso il pestaggio e puntato il dito contro quattro commilitoni. Per molti però sul banco degli imputati ci dovrebbero finire Ilaria e la sua famiglia. Perché ha osato dichiarare che vuole le scuse di Matteo Salvini e di tutti quelli che in questi anni la hanno attaccata ed insultata.

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Al tempo della morte di Cucchi il ministro dell’Interno non era del PD come sostiene un informatissimo raddrizzatore dei torti subiti dalla ggente. Nel 2009 al governo c’era Silvio Berlusconi e il ministro dell’Interno era Roberto Maroni della Lega Nord. All’epoca della morte di Stefano il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi dichiarò che Stefano era morto perché “drogato, anoressico e sieropositivo” (Stefano però non aveva l’HIV).

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Non è nemmeno vero che Ilaria Cucchi “si dice pronta ad incontrare Fassina (PD) per candidarsi a sindaco di Roma”. In primo luogo perché Stefano Fassina non è un esponente del PD ma di Sinistra Italiana. Infine la dichiarazione della Cucchi cui fa riferimento il nostro simpatico patridiota risale al 2016. La Cucchi però alla fine non venne candidata a sindaco per Sel-Si (venne candidato Fassina) e non fu nemmeno candidata per un seggio al consiglio comunale. Dal momento che il mandato di Virginia Raggi terminerà nel 2021 non ha alcun senso annunciare tre anni prima la propria candidatura.

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Ilaria Cucchi non sarà candidata sindaco di Roma

Sempre Giovanardi nel 2013 disse: «è evidente che Ilaria Cucchi sta sfruttando la tragedia del fratello» aggiungendo che «a picchiare Stefano sono stati i suoi amici spacciatori». In questi ultimi giorni tutta questa serie di accuse ad Ilaria Cucchi sono tornate di moda. Il motivo? I patrioti devono difendere l’onore dello Stato e spiegare che la sorella di Stefano in realtà vuole solo diventare famosa, vuole solo arricchirsi sfruttando la morte del fratello.

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C’è chi vorrebbe che “ora che giustizia è stata fatta” (ma in realtà manca ancora perché si possa dire così) Ilaria Cucchi se ne stesse in silenzio. E in mancanza di altri argomenti inizia a raccontare che non solo la Cucchi se ne va in televisione (in minigonna addirittura) ma che ora vorrebbe addirittura tentare la carriera politica. Non c’è nulla che vieta ad Ilaria Cucchi di farlo, ma quelle “accuse” – che tali non sono – riguardano fatti del passato.

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È vero, Ilaria Cucchi si è candidata nel 2013 con Rivoluzione Civile di Ingroia alla Camera. Non è stata eletta e la cosa è finita lì. D’altra parte la Lega ha candidato e fatto eleggere l’ex Segretario del SAP Tonelli, uno che è contro l’istituzione del reato di tortura, che difese pubblicamente gli agenti che pestarono Federico Aldrovandi e sul caso Cucchi dopo l’assoluzione degli imputati in secondo grado dichiarò che «se uno conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenze».

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Per i patridioti tutti coloro che hanno gettato fango su Stefano e sulla sua famiglia in questi nove anni possono essere perdonati e le loro dichiarazioni dimenticate. Chi costruisce carriere politiche sui morti ammazzati, sugli stupri, sulle denunce di furti e di violenze lo può fare tranquillamente e nessuno dei piccolifan di Salvini andrà mai a dire che lo fa solo per trovare un posto in Parlamento. Chi come Ilaria Cucchi lotta per avere giustizia e sapere quello che è successo davvero a suo fratello invece non ha diritto di fare nulla. Anzi, magari fosse stata zitta in tutti questi anni, chiusa in casa a vivere il suo dolore in silenzio e a vergognarsi di avere un fratello drogato. Perché alla fine della storia per i patridioti dell’Internet Stefano Cucchi è colpevole, Ilaria Cucchi è colpevole, tutti gli altri sono assolti.

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