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«Vi spiego cosa può fare Mattarella se il governo vìola il pareggio di bilancio»

premier governo neutrale mattarella

È ormai continuo lo scontro tra il governo giallo-verde e ogni sorta di autorità indipendente che possa essere considerata un ostacolo al pieno dispiegamento di quella che proprio in stile Rousseau viene presentata come “volontà generale”. Mattarella è tornato a ricordare l’importanza di “un sistema in cui nessuno, da solo, può avere troppo potere”. Il giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese ha ritenuto opportuno ricordare le radici storiche di questo sistema con una lezione ad hoc per Di Maio.

Ma cosa potrebbe fare in concreto il Presidente se ad esempio la maggioranza si ostinasse a sfondare il principio costituzionale del pareggio di bilancio? O se venissero violate altre regole costituzionali? Lo abbiamo chiesto allo stesso Sabino Cassese:

I poteri sono ben delineati dalla Costituzione. Il Presidente deve autorizzare la presentazione alle Camere dei disegni di legge del governo. E, una volta approvata una legge, può chiedere al Parlamento una nuova approvazione. Quindi, il Presidente non ha soltanto un potere di “moral suasion”, non è soltanto – come è stato detto – un “magistrato di persuasione”. Ha anche concreti poteri.

Ma a parte il Presidente, quali sono nel sistema italiani i principali organi che potrebbero opporsi a una deriva incostituzionale? La Corte Costituzionale potrebbe fare qualcosa? In che modo? E altri organi?

Sia il sistema giudiziario, sia la Corte costituzionale sono organi di controllo e riequilibrio. Essi, tuttavia, operano su richiesta, non di propria iniziativa. Una garanzia è anche data dall’imparzialità amministrativa: le pubbliche amministrazioni non potrebbero dare esecuzione a decisioni che avessero effetti imparziali, o agire per motivi di parte. Vi è, poi, il sistema dei poteri indipendenti. Infine, non bisogna dimenticare che vi sono le autonomie regionali e locali. Si sono moltiplicati gli organismi elettivi, cioè quelli cosiddetti rappresentativi, proprio perché non si voleva concentrare il potere in una unica mano, quella del centro.

sergio mattarella

A parte la questione della Banca d’Italia, quali crede che siano i problemi principali che potrebbe creare l’attuale governo?

L’attuale governo ha già creato problemi di ogni genere con tutti gli apparati dello Stato: società partecipate, uffici ministeriali, autorità indipendenti, agenzie. I problemi creati sono sempre dello stesso tipo. Mancato rispetto di professionalità e di imparzialità. Mancato apprezzamento delle competenze tecniche. Tentativi (riusciti) di sostituire i funzionari.

Più in generale, quali sono in una democrazia liberale gli strumenti a disposizione in caso di maggioranze che debordano? In una monarchia costituzionale potrebbe esserci un ruolo di garante del re, che peraltro in Italia tra 1922 e 1924 Vittorio Emanuele III gestì molto male. Un presidente essendo a sua volta eletto può essere più legittimato, ma è anche più debole. Che può fare un presidente? In generale, e in particolare nel contesto italiano. Convocare nuove elezioni? E se la maggioranza “incostituzionale” si conferma? Chiamare le Forze Armate? Non c’è il rischio di scadere nel golpismo? Far commissariare il Paese da organismi internazionali? Non si corre il rischio di accentuare il risentimento sovranista?

Il presidente in caso di crisi può, sentiti i loro presidenti, sciogliere le Camere. Ma ricordi quel che ho detto: vi sono anche le altre democrazie interne, regionali e locali.

Come lei ha appena ricordato. “questo pluralismo serve a uno scopo fondamentale, quello di impedire la tirannide delle maggioranze, un pericolo segnalato nel 1788 da James Madison in America, nel 1835 da Alexis de Tocqueville in Francia e nel 1859 da John Stuart Mill in Inghilterra. Questi pensatori e uomini politici, le cui idee sono state alla base delle democrazie americana, francese e inglese, erano preoccupati di equilibrare i poteri dello Stato e di evitare che la maggioranza (popolare e parlamentare) imponesse alla società le proprie idee e le proprie pratiche, garantendo così i dissenzienti e i diritti individuali nei confronti dell’opinione e dei sentimenti prevalenti”. Madison è datato l’anno prima della presa della Bastiglia, anche se forse si può pensare che certe cose fossero già nell’aria. Ma in generale, è corretto considerare questa “blindatura” liberale della democrazia una risposta a quanto si era visto col Terrore giacobino? Sotto questo punto di vista, il fatto che una forza politica si richiami a Rousseau, non è un esplicito segnale di ritorno proprio a quella temperie giacobina rispetto alla quale Madison, Tocqueville e Stuart Mill avevano messo in guardia?

Lei attribuisce competenze storiche a chi non ne ha: Rousseau è stato evocato perché sostenitore della tesi che unica democrazia è quella diretta. Ma anche Madison pensava questo, tanto che nel Federalist Paper n. 14 distingue repubblica e democrazia, affermando che questa seconda può realizzarsi soltanto in ambiti ristretti, non in Stati – nazione.

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