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Il maresciallo dei carabinieri del video di Salvini sotto indagine

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Il maresciallo dei carabinieri che ha fatto da ponte tra la signora Anna Rita Biagini e lo staff di Matteo Salvini è sotto indagine.  Sul suo conto l’Arma ha avviato un’inchiesta interna che mira a inquadrare il suo ruolo in questa storia: se non da attore protagonista, nemmeno da ultima delle comparse. Chi indaga vuole capire perché, la mattina del 21 gennaio scorso, ha avvisato una residente del quartiere alla periferia di Bologna dell’arrivo dell’ex ministro e ha fatto da ponte fra la signora e lo staff della Lega.

Il maresciallo dei carabinieri del video di Salvini sotto indagine

La Biagini ha detto anche ai carabinieri che l’hanno successivamente interrogata quando si è trovata la macchina sfasciata sotto casa: è stata contattata da un maresciallo e da quel momento è nato tutto. Spiega oggi Repubblica:

La domanda alla quale adesso vuole rispondere l’Arma è per quale motivo, a quale titolo un sottufficiale si presta a un’attività con simili riflessi politici. L’accusa alla base dell’inchiesta interna, che potrebbe portare all’apertura di un procedimento e dunque a dei provvedimenti disciplinari, è quella di aver violato l’imparzialità della divisa. In piena campagna elettorale. A cinque giorni dal voto. Sul caso-Pilastro il parlamentare Pd Andrea De Maria ha anche annunciato un’interrogazione al ministro dell’Interno.

D’altro canto, come avevamo scritto il 25 gennaio scorso, è la stessa signora Biagini a fare a Salvini il nome di un maresciallo che la “aiuta” in questi casi. Il 23 gennaio invece avevamo parlato per la prima volta della curiosa circostanza che emergeva sia da un’intervista rilasciata dalla signora alla Stampa, sia dal video che Salvini ha postato sui social network e che nel frattempo Facebook ha cancellato non per incitamento all’odio, come ha scritto nella risposta alle segnalazioni degli utenti, ma per violazione della privacy, come ha fatto sapere il 28 gennaio un portavoce del social network a Repubblica. Qui il video del momento in cui la signora Biagini parla del carabiniere:

Ma il maresciallo non vuole parlare

Intanto oggi il Fatto scrive che Salvini ha interferito in un’indagine per droga che si stava svolgendo proprio al Pilastro con quella citofonata (e che non tocca il 17enne Yassin). Ma soprattutto fornisce altri particolari interessanti sulla vicenda del maresciallo:

Nel video, poi rimosso da Facebook, prima dello show del citofono la signora del Pilastro lo cita: “Qua segnalo al maresciallo XXX quello che capita”. La mattina dopo la signora ha ritrovato la macchina con due finestrini spaccati. Nella denuncia ai carabinieri ha dichiarato che l’incontro con il leader della Lega è avvenutodopo la telefonata del maresciallo.

Secondo il Corriere di Bologna il sottufficiale, come riferito dalla donna, avrebbe detto che “lo staff di Salvini mi ha chiesto il contatto di una persona che conosce le dinamiche del quartiere e io ho pensato a lei”. Abbiamo chiesto al maresciallo di raccontarci come è andata ma, anche comprensibilmente, non intende parlare, nemmeno tramite colleghi e comuni conoscenti.

In ogni caso la Procura non sembra intenzionata a contestargli omissioni né altri illeciti penali, l’Arma deciderà cosa fare. Intanto ieri Salvini ha provato a difenderlo in un video . Ma si tratta del classico “messaggio” che il leader della Lega è solito inviare a chi indaga su cose che a suo avviso non sono affatto importanti. Ma come sempre – è successo anche con la famosa scena della moto d’acqua – Salvini se ne lava le mani e nei guai (per ora solo ipotetici) ci rimangono gli uomini delle forze dell’ordine. Il tutto senza nemmeno dire di cosa stava parlando davvero. Perché se Salvini avesse detto che tutto nasce dalla vicenda della citofonata sarebbero immediatamente evidenti due fatti. Il primo: il cosiddetto “più grosso spacciatore del Pilastro” è a piede libero nonostante tutti in quartiere – a detta della signora Biagini – sappiano chi è e soprattutto – sempre secondo la signora Biagini – i carabinieri ne siano informati grazie alle sue segnalazioni. Il secondo: dal momento che dall’altro capo del citofono non c’erano spacciatori ma un ragazzino di 17 anni incensurato il discorso sui “carabinieri che inseguono gli spacciatori” non avrebbe alcun senso.

Leggi anche: Come Salvini prova a difendere il carabiniere del citofono (e invece rischia di metterlo nei guai)