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L’ignavia di Beppe Grillo su Genova e la tragedia del Ponte Morandi

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Vi ricordate di quando Beppe Grillo andava all’attacco del governo sugli interventi a sostegno dei terremotati e delle zone colpite dal sisma del 2016? Era l’agosto di due anni fa e sul Blog si parlava di “pannicelli caldi” come  le “agevolazioni fiscali” o la “sospensione dei mutui” e  chiedeva all’esecutivo una risposta concreta. Ora non solo il governo ha impiegato 53 giorni per nominare il Commissario straordinario e pubblicare il Decreto Genova ma nel decreto emergenze sono previste le agevolazioni fiscali che nel 2016 il M5S bollava come “miseri abbuoni sulle tasse per gente che ha perso tutto”.

Che fine ha fatto Beppe Grillo?

Il problema però non sono le disposizioni del decreto (certo magari qualcuno degli sfollati avrebbe gradito la sospensione dei mutui) ma la scomparsa del fondatore e Garante del M5S. Beppe Grillo è genovese di Sant’Ilario, come ama ricordare spesso, eppure non ha partecipato un granché allo sforzo collettivo dei genovesi illustri per spronare il governo Conte a fare di più, meglio e più in fretta. A dire il vero qualcosa Grillo l’ha fatta. Quando un genovese come Renzo Piano ha deciso di regalare alla città il disegno per il nuovo viadotto sul Polcevera Grillo sul suo blog ha dato spazio al progetto alternativo, quello di un ponte con spazi commerciali ed abitabili (perché tutti sognano di abitare dentro un’autostrada).

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Era il 16 settembre e qualche tempo dopo il ministro Danilo Toninelli se ne sarebbe uscito con l’idea di far costruire un viadotto autostradale (che scavalca un torrente soggetto a piene improvvise e una zona industriale) dotato di più livelli e di spazi commerciali “da vivere” come se fosse il Ponte di Rialto o Ponte Vecchio. Un’idea che ha fatto ridere in molti e che Gino Paoli (un altro genovese) ha definito “una stronzata” dichiarando che «bisogna essere cretino per entrare in competizione con Renzo Piano». Ma Toninelli è uno che ha tatuato nel cuore il principio dell’uno vale uno.

I genovesi arrabbiati per il Decreto Genova ma Grillo preferisce parlare di cazzate

Qualcuno dirà che Grillo è un comico, non un politico. Non è vero Grillo è il fondatore di un partito politico che in passato ha fatto anche il comico e ora si diletta soprattutto nel fare il profeta. Ma non serve essere dei politici per parlare di genova. Un esempio? Gli attori e i comici genovesi che dopo il crollo del Ponte Morandi hanno iniziati a pungolare costantemente il governo. Lo fa quotidianamente sui suoi profili social Luca Bizzarri (che è proprio genovese come Grillo).

E lo ha fatto anche un altro comico nato e cresciuto sotto la Lanterna: Maurizio Crozza, che nei giorni in cui il governo non riusciva ad emanare il tanto atteso decreto e a nominare il Commissario ha dedicato una sua versione di Genova per noi di Paolo Conte per dire al governo di darsi una mossa e impegnarsi a dare risposte concrete ad una città abbandonata. In una strofa Crozza cantava «Di Maio convinci Grillo a Sant’Ilario che qui vogliamo strade ponte e treni e non un guru visionario».

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Franco Ravera, il presidente del comitato degli sfollati che ha dichiarato che i genovesi sono pronti a protestare sotto la casa del Garante del MoVimento «Il mondo del lavoro, del commercio e delle professioni, del porto è ferocemente arrabbiato. Per questo siamo pronti ad andare a protestare sotto qualche palazzo ma anche a Sant’Ilario, sotto casa di Beppe Grillo». Ma lui, il Guru-Garante dov’è? Se lo chiedono in molti a Genova e se l’è chiesto anche il giornalista del Secolo XIX Giovanni Mari che ha provato a intervistarlo in un bar di Nervi proprio sulla tragedia del Morandi.

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Niente da fare, Grillo si è limitato al suo solito spettacolino “comico”, con una boutade sui 30mila euro da sborsare per avere un’intervista. Ma su una faccenda seria come il crollo del viadotto e sulla sua ricostruzione il Garante (non eletto) del MoVimento 5 Stelle, principale partito di governo che esprime il fantasmagorico ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, non vuole parlare: «ci beviamo un caffè e parliamo di cazzate e di mussa, di niente altro. Di altro, con te non parlo». Sicuramente ci spiegheranno che era solo una provocazione, che lui ha fatto un passo di lato, che ormai il vaffanculo è diventato piccolo piccolo e se l’è messo nel taschino. Eppure in occasione di altri disastri (ad esempio quello dei bond Parmalat che hanno ridotto sul lastrico migliaia di famiglie) Grillo se ne andava in giro tutto contento a raccontare la storia che lui l’aveva detto.  Forse oggi anche un comico come Grillo è rimasto senza battute dopo le troppe gaffe di Toninelli. Oppure a Grillo questa volta i pannicelli caldi del governo per Genova vanno benissimo, perché li hanno confezionati i suoi.

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