Fact checking

Beppe Grillo, il terremoto e i «pannicelli caldi»

beppe grillo terremoto - 1

Ieri sul blog di Beppe Grillo è stato pubblicato un intervento del Movimento 5 Stelle con alcune considerazioni sulle risposte sensate da dare dopo il terremoto. Giustamente Grillo rileva che al di là di voler mettere mano all’emergenza è necessario dare una risposta concreta, non solo alle popolazioni colpite dal sisma della settimana scorsa ma anche a tutti coloro che vivono in una zona ad alto rischio sismico. Si parla, correttamente, di prevenzione e soprattutto dei soldi necessari per mettere in sicurezza il Paese.
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Quei “miseri 50 milioni” stanziati dal Governo

Lo staff di Grillo e del M5S non rinuncia però a raccontare una versione dei fatti che non corrisponde alla verità. Il che fa pensare che il richiamo alle risposte concrete da dare sia troppo astratto e demagogico per non essere la solita occasione per fare un po’ di propaganda elettorale su quello che il partito di Grillo farà “quando il M5S sarà al Governo”. Prendiamo ad esempio la frase riguardante i “pannicelli caldi”, dei palliativi voluti dal governo che però non servono a risolvere il problema. Grillo prosegue spiegando che Renzi ha stanziato “miseri 50 milioni”.

Non siamo più ai tempi del Friuli, nel 1976, quando il Paese spese l’equivalente di 18 miliardi di euro per ricostruire case e paesi degli indomiti friulani: oggi si stanziano miseri 50 milioni per una minestra e una tenda, e per il resto si fa capire che è meglio che ci pensiamo da soli, dato che lo Stato non esiste più. O meglio: esiste solo per andare a pietire due soldi di sforamento in Europa, sforamento che ci viene prontamente negato perché le aree colpite non sono industrializzate, non fanno PIL, insomma i borghi del ‘300 non valgono nulla agli occhi dei burocrati europei.

Il governo ha subito stanziato 50 milioni di euro per fare fronte all’emergenza immediata. In bilancio ci sono già stanziati altri 184 milioni: sono nel fondo per le emergenze nazionali e a questi si potrà attingere senza problemi. La passata Legge di Stabilità prevedeva un meccanismo di finanziamenti agevolati con garanzia dello Stato e un credito d’imposta. Stanziava per questo 1,5 miliardi per far fronte a ricostruzioni dopo le calamità. È questo il capitolo da rifinanziare. Il modello da seguire sarebbe quello già previsto per Emilia ed Abruzzo con un ruolo di coordinamento della Cassa Depositi e Prestiti. È sbagliato dire che il governo ha “stanziato miseri 50 milioni” e che “per il resto si fa capire che è meglio ci pensiamo da soli” perché quei 50 milioni sono stati stanziati solo per fare fronte alle prime fasi dell’emergenza. E Grillo “dimentica” che nel fondo per le emergenze ci sono altri 184 milioni di euro a disposizione. C’è inoltre il Fondo di Solidarietà Europea che è l’equivalente comunitario di quello nazionale. Il meccanismo di accesso al Fondo prevede una domanda, da inviare entro 12 settimane a partire dal sisma, alla protezione civile che agisce in stretto raccordo con le regioni. L’Italia potrà utilizzare 354 milioni, di questi 30 sono stanziabili immediatamente senza aspettare la fine delle procedure burocratiche. Anche per quanto riguarda il ruolo dell’Europa nell’impedirci di spendere il denaro nel dopo terremoto bisogna fare una distinzione, se parliamo di ricostruzione l’Europa non ci nega lo sforamento visto che proprio la portavoce agli Affari economici della Commissione europea ricordando che l’Italia ne ha beneficiato in seguito ai terremoti in Abruzzo e in Emilia ha spiegato:

Le regole del patto di stabilità prevedono già che le spese sostenute dagli Stati per fronteggiare calamità naturali come i terremoti possano essere sottratte dalla contabilità relativa al rispetto degli impegni di bilancio.

Questa dichiarazione non fa riferimento al Fondo di Solidarietà Europea, che può essere usato per coprire i danni non assicurabili relativi ai primi soccorsi, alle infrastrutture e ai beni culturali. Ma non serve per la ricostruzione. Ma tornando a parlare di sforamento relativo alla ricostruzione delle aree colpite, sforamento che secondo Grillo ci viene negato perché “le aree colpite non sono industrializzate, non fanno PIL”, il leader del M5S sbaglia perché per quanto riguarda la ricostruzione (ovvero ciò di cui sta parlando Grillo) questa eventualità è contemplata nelle regole del patto di stabilità. C’è però da far notare a Grillo (così corregge il tiro) che il Governo aveva in realtà chiesto di poter sforare il tetto di bilancio per la prevenzione dopo il terremoto, ovvero per le opere necessarie alla messa in sicurezza del territorio. Su questo secondo caso (che non è quello cui sta facendo riferimento Grillo) l’Europa non si è ancora espressa, il che non equivale ovviamente ad un tacito assenso. Anzi. Sempre a livello di risorse necessarie Mauro Grassi, coordinatore della task force per gli interventi antidissesto idrogeologico della Presidenza del Consiglio con il Sole 24 Ore ha detto che servono almeno quattro miliardi l’anno per vent’anni, due per il rischio sismico e due per il rischio idrogeologico.  «Un piano di investimenti di queste dimensioni, che tenga conto anche di interventi privati incentivati nel settore sismico, è l’unico modo per affrontare il problema superando le difficoltà attuali di finanziamenti scarsi e poco selettivi. In dieci anni si vedrebbero finalmente seri passi avanti, magari introducendo anche quelle forme di assicurazione sugli eventi calamitosi di cui spesso si è parlato; in venti renderemmo il Paese più sicuro e cominceremmo a ridurre sensibilmente quella tassa sulle emergenze che comunque ci costa almeno 5 miliardi l’anno».

Di Maio e Floris sul geometra e il reddito di… di next-quotidiano

Un geologo in ogni comune

Grillo continua elencando le proposte avanzate dal Movimento per far fronte al dissesto idrogeologico del territorio spiegando che «abbiamo proposto che in ogni comune ci sia un ufficio tecnico con la presenza di almeno un geologo». Un’idea senza dubbio sensata, ma il pensiero corre a quella dichiarazione di Di Maio (poi parzialmente rettificata) sull’utilità dei geologi fatta qualche tempo fa a Di Martedì. In quell’occasione il Vicepresidente della Camera aveva spiegato che ci sono geologi che lavorano in enti inutili che dovrebbero trovarsi un altro lavoro.

E lo trasforma in che cosa? Prende un geologo e lo trasforma in cosa?
Sicuramente con una formazione adatta lui potrebbe anche continuare a coltivare la sua passione…
Continua a fare il geologo in un altro contesto? Secondo me c’è un gap tra l’intenzione buona e la realizzazione.
No, non c’è un gap perché il reddito di cittadinanza va di pari passo con un altro progetto che portiamo avanti, cioè il microcredito, che serve a finanziare con i soldi dei nostri stipendi nuove imprese. Per questo serve che lo Stato inizi a finanziare settori che possono crescere in futuro. C’erano due settori che crescevano durante la crisi del 2008: agricoltura e hi tech. Se noi finanziamo quei settori creiamo nuovi posti di lavoro per dare il posto di lavoro prima di tutto a chi non ce l’ha, e poi chi lo perde dall’ente inutile lo reinseriamo in un altro posto di lavoro. Abbia pazienza, non si può essere affezionati a un lavoro che in realtà non serve. Questo è il punto fondamentale che ci ha danneggiato in questi anni.

Su una cosa Grillo ha ragione, altrove (in Giappone o in California) un terremoto come quello del 24 agosto avrebbe provocato meno vittime e meno danni. Ed è vero che California e Giappone non hanno da mettere in sicurezza un patrimonio artistico e architettonico come il nostro quindi il loro lavoro è “semplificato”. Però, senza dover per forza difendere l’attuale governo, occorre tener presente che il piano di messa in sicurezza del Paese è un qualcosa che richiede parecchio tempo. Si sarebbe dovuto iniziare prima? Vero. Il Governo ha fatto abbastanza per evitare i danni? Molto probabilmente no, ma dire che nel “dopo terremoto” ha stanziato pochissime risorse è falso.