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Come hanno preso i genovesi il pasticcio di Toninelli sul Decreto Genova

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Cosa vogliono i genovesi dal governo Conte? Non molto: un ponte. Anzi, un cazzo di ponte come si legge nel testo di una lettera aperta al ministro dei Trasporti Danilo Toninelli che sta furoreggiando sui social. Se possibile il ponte dovrebbe essere ricostruito velocemente, come chiede una petizione online su Change.org lanciata dal Comitato Promotore Ricostruzione Ponte Morandi che ha quasi raggiunto le ventimila firme.

Dopo 45 giorni i genovesi si chiedono se Toninelli c’è o ci fa

Il problema è che il Decreto Genova, che dovrebbe nominare il commissario per la ricostruzione e stanziare i fondi necessari, non è ancora stato approvato. Mancano le coperture. E così mentre il ministro Toninelli si diverte a fantasticare di ponti multilivello con centro commerciale dove poter giocare, guardare un film e prendere un caffè i genovesi iniziano ad essere stufi. Il presidente della Liguria Giovanni Toti ha fatto trasparire una certa frustrazione augurandosi che il testo del Decreto non cambi dopo l’annuncio di Di Maio che ha detto che entro oggi il Decreto verrà consegnato al Quirinale.

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Ma i cittadini genovesi sono molto meno sibillini. C’è chi dopo aver letto il post di Toninelli sul progetto di ponte “multilivello” ha deciso di scrivere al ministro per invitarlo una settimana casa sua. In modo che il ministro si renda conto dei disagi e delle difficoltà che i genovesi vivono ogni giorno per andare a lavoro. Da quando è crollato il Ponte Morandi il traffico è impazzito e diventato ancora più caotico del normale: «la situazione è degenerata» scrive. Ai genovesi importa solo una cosa «demolite i resti del vecchio ponte e costruitene uno nuovo, sicuro, robusto. Fatelo velocemente con tutte le precauzioni, le competenze ma fatelo».

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Altri si chiedono se Toninelli abbia davvero mai visto il posto dove dovrebbe essere costruito il ponte e ricordano che mentre il ministro discute su come fare un ponte “abitabile” «in questo momento Genova è economicamente a terra».

Come hanno preso i genovesi l’idea del ponte “multifunzione”

Nella lettera di Simone Pagano si chiedono le stesse cose. Segno che la frustrazione e la rabbia, 45 giorni dopo il disastro, sono un sentimento assai diffuso sotto la Lanterna. Si ricorda al ministro Toninelli che costruire un ponte/centro commerciale con annesso parco nel quartiere più inquinato di Genova, dentro al greto di un fiume spesso soggetto ad esondazioni e a 400 metri dall’unico centro commerciale di Genova forse non è una bella idea. Perché sul ponte Morandi ci passavano 25 milioni di veicoli all’anno e la totalità dei Tir diretti al porto di Genova, che è il più importante porto italiano.

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Qualcuno ci prova a spiegare a Toninelli cosa significa costruire un ponte con annesso centro commerciale sull’attraversamento del Polcevera.

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Perché ogni tanto succede che il torrente, che ad agosto è quasi in secca e sembra innocuo, diventi un fiume di fango decisamente minaccioso.

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via Facebook.com

Qualcuno dubita che Pagano sia genovese perché chiunque sia di Genova “si è accorto che lo Stato c’è”. Lui precisa che è genovese da cinque generazioni e spiega che fino ad ora quello che si è visto è l’impegno da parte del Comune che però non è sufficiente a trovare una soluzione al caos, alle ore di coda per andare a lavoro, a scuola, in ospedale.

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Ecco allora che qualcun altro scopre che l’autore del post che sta facendo il giro delle agenzie di stampa è “uno dei tanti haters del MoVimento convinti di avere l’esclusiva sull’intelligenza”. Insomma se i giornali riferiscono dei disagi dei cittadini di Genova e dei mugugni per l’inerzia dell’esecutivo è perché sono sobillati da quelli di prima, quelli che si oppongono al cambiamento.

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Ma non è vero. Perché l’insofferenza nei confronti del M5S sta davvero montando. Lo confermano le parole di Franco Ravera, il presidente del comitato degli sfollati che ha ha dichiarato che i genovesi sono pronti a protestare sotto la casa del Garante del MoVimento «Il mondo del lavoro, del commercio e delle professioni, del porto è ferocemente arrabbiato. Per questo siamo pronti ad andare a protestare sotto qualche palazzo ma anche a Sant’Ilario, sotto casa di Beppe Grillo».

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Non serve la sfera di cristallo, e per la verità non serve nemmeno andare a cercare i commenti su Facebook, per capire di cosa ha bisogno Genova. Quarantacinque giorni fa c’era un ponte, che è crollato. I genovesi chiedono giustizia per i morti e per chi ha perso i propri famigliari e chiedono che la città non sia lasciata in ginocchio. La prima cosa è compito della magistratura, la seconda invece è un lavoro per il governo Conte-Di Maio-Salvini. Riusciranno i nostri eroi a fare quello per cui sono stati votati?

Foto copertina via Change.org

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