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Giorgia Meloni vittima di stalking senza pietà per le donne vittime di violenza

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Giorgia Meloni, è cosa nota, è una donna, è una madre ed è cristiana. Giorgia Meloni purtroppo come tante donne in Italia è anche una vittima di stalking. Qualche giorno fa ha raccontato di essere terrorizzata, in quanto donna e in quanto madre, a causa di un uomo che la perseguita con messaggi e minacce: «Ho paura per me e per la mia bambina. Sono spesso fuori casa e leggere quelle cose mi ha gettato nella paura. Non dormo più la notte».

L’uomo che minaccia Giorgia Meloni e sua figlia

«Lui diceva che gliel’ho strappata, che la bambina era sua, che prima o poi sarebbe venuto a riprendersela a Roma», ha raccontato la leader di Fratelli d’Italia in tribunale dove è in corso il processo a carico dell’uomo,  Raffaele Nugnes, arrestato lo scorso luglio per il reato di stalking. L’onorevole Meloni quell’uomo non l’ha mai visto né conosciuto, ma le minacce hanno profondamente cambiato il suo modo di vivere: «se questa persona pubblica un messaggio di questo tenore ‘hai tempo tre giorni per venire dove sai, se non vieni sai cosa succede, vengo a Garbatella…’, voi capirete bene il mio stato d’animo», anche perché il presunto stalker ha inviato un video intimidatorio anche alla sorella della deputata di FdI.

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Non c’è quindi alcun dubbio che Giorgia Meloni, in quanto donna e mamma, sappia bene cosa si prova ad essere vittime di minacce e violenze psicologiche. E possiamo immaginare che sempre in quanto donna, possa ben immaginare cosa vuol dire essere una donna o una donna e mamma, vittima di violenze e abusi. Per questo risulta abbastanza incomprensibile la battaglia che Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia – un partito che ha partecipato con entusiasmo alla gogna contro Junior Cally per la canzone “sul femminicidio” – stanno facendo contro il finanziamento alla Casa Internazionale delle Donne di Roma.

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«Vittoria! Grazie alla denuncia di Fratelli d’Italia, oggi in Commissione è stata bloccata l’ultima oscenità del Pd, che voleva prendere quasi un milione di euro da un fondo del Mef guidato da Gualtieri per darli alla Casa delle Donne, un’associazione di sinistra che si trova nello stesso collegio nel quale il ministro Pd Gualtieri è candidato», così esultava ieri la Meloni dopo la bocciatura di un emendamento che avrebbe consentito di proseguire l’attività dell’associazione.

Ma per le vittime di violenze e abusi, nessuna pietà

Secondo Fratelli d’Italia quell’emendamento è una marchetta elettorale per comprare voti per consentire l’elezione di Gualtieri, candidato alle suppletive nel collegio Roma Centro dove è stato eletto Paolo Gentiloni (ora alla Commissione Europea) e dove il centrodestra ha scelto di sostenere la corsa di Maurizio Leo, guarda caso un esponente del partito della Meloni. Il dubbio è che a fare campagna elettorale sulla Casa delle Donne non siano il PD o Gualtieri (peraltro l’emendamento è stato “sostenuto” anche da Virginia Raggi e il M5S ha un suo candidato alle suppletive) ma la Meloni che così ha trovato il modo di preparare il terreno a Maurizio Leo.

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C’è poi da dire, come fa notare Makkox, che la Casa delle Donne non si chiama mica casa comunista delle donne partigiane de Che Guevara con gli Inti Illimani in filodiffusione. Questo perché la Casa delle Donne, oltre ad essere un’associazione storica, non fa “propaganda politica” per la sinistra. La Casa Internazionale delle Donne a Trastevere era stata già affossata dal M5S Roma che aveva sfrattato la struttura  che fornisce prestazioni socio-sanitarie, psicologiche, legali, di accoglienza e orientamento al lavoro. Un punto di riferimento passato, presente e futuro per il Municipio I. Ma dal momento che la Casa delle Donne fornisce gratuitamente quelle prestazioni non è in grado di pagare l’affitto e per questo ha accumulato negli anni un debito con il Comune di Roma che quell’emendamento avrebbe dovuto aiutare a sanare. C’è  qualcosa di osceno e aberrante (come lo ha definito Luca Bottura) nel pensare che si possa fare campagna elettorale sulla violenza sulle donne. L’oscenità non è l’emendamento, è pensare che aiutare un’associazione che aiuta tutte le donne senza distinzione di fede politica possa in qualche modo condizionare l’esito del voto in un singolo collegio. Anche perché non c’è logica: quante di quelle donne che ricevono assistenza dalla Casa delle Donne sono elettrici del collegio in cui è candidato Gualtieri? Se fossero davvero così tante dovremmo preoccuparci di  un problema ben più importante: l’enorme numero di violenze e abusi nei confronti delle donne che vivono nel I Municipio a Roma. Giorgia Meloni vuole forse impedire alla Casa delle Donne di aiutare tutte queste ragazze, donne, mamme romane? E perché?

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