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Così il nuovo regolamento del M5S rischia di finire in tribunale

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Nuvole fosche di color toga di magistrato si addensano sul destino del MoVimento 5 Stelle. Pare, sembra, forse, si mormora che anche le nuove regole votate da nessuno per salvare i grillini dalle cause risarcitorie degli iscritti defraudati dai loro diritti possano far finire in tribunale l’associazione neonata. Con problemi ancora più grossi rispetto a quelli sollevati nelle tante cause aperte su tutto il territorio nazionale. L’avvocato Lorenzo Borré, che le ha seguite tutte, rilascia oggi un’intervista alla Stampa nella quale delinea i profili di debolezza dal punto di vista giuridico, a partire dal fatto che 150mila iscritti di una vecchia associazione non potevano essere traslati nella nuova senza consenso esplicito:

«Naturalmente. Si userebbe una violenza su di loro. I vecchi iscritti non possono essere cooptati automaticamente. In virtù di questo, nella casa 5 stelle vecchia rimarrebbero 150 mila iscritti. A questo punto il vecchio “capo politico”, Grillo, che fa, abdica? Perché la vecchia associazione rimane in vita».
In tutto questo, giuridicamente, i dati di chi sono, dell’Associazione nuova? Della Casaleggio?
«I dati sono dell’Associazione vecchia; non della Casaleggio». Numeri di telefono, codici fiscali, documenti, orientamenti sensibili nelle precedenti votazioni…
È un grosso problema di legittimità giuridica.
«Su questo 6 iscritti hanno fatto un esposto al Garante della Privacy, per verificare in base a quale norma di diritto l’Associazione Rousseau, presieduta da Davide Casaleggio, abbia la disponibilità dei dati degli iscritti all’Associazione cinque stelle, senza che i 6 abbiano fornito il consenso. La questione è talmente grave, giuridicamente, che la procedura al Garante è attualmente pendente».

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Il post di Beppe Grillo che annunciava il voto per statuto e regolamento del M5S

Interessante poi notare che anche secondo l’avvocato Borré non si può prima far votare un’assemblea dicendo che ha pieni poteri e poi votare delle regole senza il consenso dell’assemblea che si è lasciato votare fino al giorno prima. Chi l’avrebbe mai detto, eh?

I dati sono di un’altra associazione, la seconda Associazione Movimento 5 Stelle, non dell’Associazione Rousseau?
«Esatto. E il titolare è Beppe Grillo, non Casaleggio. Loro questa traslazione di dati non possono farla, senza il consenso esplicito dell’interessato».
Ora che succede?
«L’eliminazione del voto dell’assemblea, elemento fondamentale della prima associazione, non appare legittima. C’è il codice civile a impedirlo, e una sentenza dell’81: l’assemblea non può essere eliminata d’emblée, né essere confinata al voto online. Per usare una metafora, stanno costruendo una nuova casa sopra la vecchia, senza demolire la vecchia. Gli abitanti della vecchia casa possono far valere i loro diritti. Che economicamente, sommati, possono costare molti soldi».

Insomma, il M5S torna a infilarsi in un quadro giuridico tragico che potrebbe portare – come in effetti è già successo – a conseguenze interessanti, se non altro perché i nodi cominceranno a venire al pettine proprio durante la campagna elettorale.

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