Economia

L’accordo tra Germania e Francia su MES e BEI (lascia ancora a piedi Italia e Spagna)

L’accordo raggiunto tra Germania e Francia sulla strategia europea nella crisi finanziaria generata dal Coronavirus in vista dell’incontro dell’Eurogruppo martedì prossimo a Bruxelles distrugge l’idea di mutualizzazione del debito da emergenze. E mette in difficoltà Italia e Spagna

macron merkel

Ieri sera le agenzie di stampa italiane hanno riportato un’indiscrezione della tedesca DPA su un accordo raggiunto tra Germania e Francia sulla strategia europea nella crisi finanziaria generata dall’emergenza Coronavirus in vista dell’incontro dell’Eurogruppo martedì prossimo a Bruxelles. Secondo una bozza comune visionata dall’agenzia di stampa tedesca l’accordo si fonderebbe su tre pilastri: il credito erogato dal MES e dalla Banca Europea per gli Investimenti e il fondo per la disoccupazione negli Stati membri, ovvero SURE.

L’accordo tra Germania e Francia su MES e BEI (lascia ancora a piedi Italia e Spagna)

Abbiamo già spiegato perché il Support to mitigate unemployment risks in emergency, ovvero il piano per la cassa integrazione europea, non è sufficiente: in primo luogo si tratta di prestiti, quindi non si condivide in alcun modo l’onere della crisi; in secondo luogo “l’enorme” cifra di 100 miliardi in realtà rappresenta lo 0,8% del Prodotto Interno Lordo dell’Eurozona: per affrontare degnamente una crisi come questa ce ne vorrebbero mille. In più, date le sue dimensioni non aiuterà molto la BCE nel PEPP o a sostituire le obbligazioni sovrane nazionali con quelle sovranazionali, che sono (o forse erano) il vero centro della proposta dei 14 paesi dell’Unione Europea a cui i paesi del Nord si oppongono e sul quale si cerca una mediazione. Erano perché se davvero Emmanuel Macron e Angela Merkel sono giunti a un accordo, questo significa che la Francia ha abbandonato il fronte dei 14 (tra cui l’Italia) che chiedevano gli European Ricovery Bond. E senza la Francia quel piano si indebolisce e fa cadere anche l’ultimatum di Giuseppe Conte sugli eurobond o coronabond.

eurobond germania olanda

Ciò detto, secondo la DPA la Bei porterà al tavolo dell’emergenza la creazione di un fondo di garanzia di 25 miliardi per offrire alle imprese europee liquidità per investimenti fino a 200 miliardi. C’è poi il Sure, lo schema da 100 miliardi che la Commissione Ue ha messo in campo per rimpolpare la cassa integrazione dei 27, e il re-indirizzamento dei fondi strutturali. A tutto questo, l’Eurogruppo darà il suo ok senza riserve. Ma quando si arriverà a discutere del post-crisi, cioè di come – e se – ne usciranno le economie e i conti pubblici dei Paesi più in difficoltà, la discussione si farà animata. Perché grazie alla sospensione del patto di stabilità utti usciranno dalla crisi con debiti e deficit maggiori, ma chi già è su soglie di guardia, non vorrebbe uscirne più a rischio degli altri.

Il problema della mutualizzazione del debito da emergenze

C’è un solo punto che cambia rispetto a una settimana fa: il Meccanismo europeo di stabilità. Questo perché il Mes è l’unico strumento ufficialmente sul tavolo fin dal primo momento, visto che è l’arma europea contro gli shock economici, l’unica che può intervenire finanziariamente quando un Paese entra in difficoltà e non riesce a fare fronte ai pagamenti. Vista l’esperienza della Grecia e degli altri salvataggi, in queste settimane di negoziati e contatti tutti i 19 sono almeno d’accordo ad alleggerire le condizioni per ottenere gli aiuti. L’idea è di avere un solo tipo di condizionalità, uguale per tutti, che leghi l’utilizzo degli aiuti all’emergenza, quindi sufficientemente vaga da non esporre le debolezze di nessun Paese. Ma se la Francia si allinea alla Germania sul Mes, così perderà il suo ruolo di mediazione tra il Nord e il Sud.

conte eurobond

E ovviamente c’è già chi mette i bastoni tra le ruote. Il direttore generale del Mes, Klaus Regling, ricorda che per dare vita ad uno strumento del genere servirebbero dai 7 mesi a un anno. Ma l’economia, soprattutto di chi è più malmesso, non può aspettare così tanto. Insomma, alla fine anche quell’ultimatum rischia di diventare un penultimatum. E l’Europa diventerà Europa la prossima volta. Come quel cartello di chi fa la dieta: “Domani si digiuna”. Domani, domani, sempre domani.

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