Economia

SURE - Support to mitigate unemployment risks in emergency: il piano per la cassa integrazione europea

@alessandrodamato|

sure support to mitigate unemployment risks in an emergency

La Commissione Europea lancia Support to mitigate unemployment risks in emergency), ovvero un piano che attraverso 25 miliardi di garanzie permetterà di finanziare le casse integrazioni nazionali per supportare le attività produttive durante l’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19.

SURE – Support to mitigate unemployment risks in emergency: il piano per la cassa integrazione europea

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha dichiarato che la mobilitazione totale che si aspetta di raggiungere l’UE è di 100 miliardi di euro e che potranno farne richiesta tutti i 27 paesi dell’Unione che ne avranno bisogno. “Abbiamo anche eliminato alcune condizioni restrittive per accedere ai fondi europei, dando piena flessibilità alle regioni e ai Paesi. Questo permetterà agli Stati di accedere a tutti i fondi di cui hanno diritto in tempi brevi”. Ad oggi, ha detto la von der Leyen, “l’Ue ha mobilitato 2.770 miliardi di euro, la più alta risorsa finanziaria nella storia europea”. La Commissione, continua von der Leyen, “fornirà prestiti agli Stati che ne hanno bisogno, per rafforzare i loro schemi di lavoro a orario ridotto. Questi schemi esistono in tutta l’UE, quindi Sure può aiutare tutti i Paesi che vorranno utilizzarlo”.

Support to mitigate unemployment risks in an emergency (SURE), non sembra ancora adeguato a rispondere alla crisi economica generata dall’emergenza. Gregory Claeys di Bruegel spiega che SURE si basa sull’articolo 122.2 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea e quindi è simile all’European Financial Stability Mechanism del 2010, anche se in questo caso i prestiti non si basano sul bilancio dell’Unione Europea ma sulle garanzie degli Stati Membri, che così gli consentono di arrivare a una capacità di prestito pari a 100 miliardi di euro. C’è di buono che il sussidio è incondizionato a parte la condizione di finanziare soltanto i sussidi temporanei, e così fornisce un incentivo a tutti gli stati membri per creare sistemi coordinati di risposta sociale all’interno dell’Unione Europea. Ma si tratta di prestiti, quindi non si condivide in alcun modo l’onere della crisi anche se Gentiloni parla di primo passaggio di messa in comune del debito.

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In più l’enorme cifra di 100 miliardi in realtà rappresenta lo 0,8% del Prodotto Interno Lordo dell’Eurozona: per affrontare degnamente una crisi come questa, spiega Claeys, ce ne vorrebbero mille. In più, date le sue dimensioni non aiuterà molto la BCE nel PEPP o a sostituire le obbligazioni sovrane nazionali con quelle sovranazionali, che sono il vero centro della proposta dei 14 paesi dell’Unione Europea a cui i paesi del Nord si oppongono e sul quale si cerca una mediazione. Proprio oggi è stato pubblicato un appello congiunto di economisti e intellettuali italiani e tedeschi, ma anche una lettera pubblicata da Die Zeit firmata da intellettuali, artisti, politici ed economisti, tra cui spicca Jürgen Habermas. Tra i firmatari ci sono gli ex ministri Barca e Bonino, l’ex premier Letta, gli economisti Boeri e Cottarelli, l’attrice Lella Costa. Insieme a loro, dalla Germania, gli economisti che già dieci giorni fa avevano sottoscritto un appello per gli eurobond, ma anche accademici, intellettuali e professionisti. Questa è la direzione giusta. Il resto è un palliativo. Che non ti ammazza, ma nemmeno ti cura.

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