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Fusaro e il complotto del gender dietro il caso di Bibbiano. A teatro, grazie alla Lega

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«Bibbiano, il gender e già tra Noi». L’infaticabile turbofilosofo, scrittore, prezzemolino televisivo e ideologo di partiti e movimenti politici Diego Fusaro debutta a teatro. Lo fa in qualità di voce narrante di uno spettacolo che andrà in scena in anteprima a Senago. Un comune di 21 mila abitanti dell’hinterland milanese governato dal 2017 dalla leghista Magda Beretta, che dopo aver promosso un convegno a maggio oggi sponsorizza il turborecital di Fusaro.

Anche Fusaro parla di Bibbiano (grazie alla Lega)

Lui, il filosofo, lo presenta come “lo spettacolo teatrale di denuncia dei fatti di Bibbiano”. In una scheda pubblicata su Affari Italiani si parla dell’opera come di «un testo di teatro civile,  in cui si mette in risalto come la vicenda di Bibbiano sia emblematica di una tendenza culturale volta a distruggere la famiglia naturale». E ancora: «essa per l’autore ha come fine quello di far prevalere – mediante l’affaire degli affidi – il diritto del consumatore privato, che tanti diritti ha quanti può acquistarne». Sembra di capire che per Fusaro il sistema degli affidi giudiziali ha l’obiettivo di mettere in vendita i bambini.

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Ma cosa c’entra Bibbiano con il gender? Non è chiaro. Perché anche se per Fusaro “il gender è già fra Noi” (noi con la N maiuscola) la realtà è che il gender – inteso come opera di convincimento ideologica volta ad “omosessualizzare” i nostri figli – non esiste. È il nome di un grande complotto ordito in primis dalla Chiesa Cattolica e poi adottato da coloro che denunciano i rischi della cosiddetta “educazione gender”. Fusaro vede tutto fucsia, come i suoi acerrimi nemici i “pecoroni fucsia” servi del capitale e della globalizzazione che vorrebbero renderci tutti gay con progetti come l’Erasmus universitario.

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Chissà se Fusaro leggerà e reciterà – come è già stato fatto in numerosi programmi televisivi – i testi dell’ordinanza o delle intercettazioni dell’inchiesta “Angeli e Demoni” della procura di Reggio Emilia. Dalla scheda dello spettacolo non sembra però abbia capito il senso dell’indagine in corso sui fatti di Bibbiano. Perché si legge che il capitalismo ha messo in discussione la famiglia, che viene vista come “nociva” e che «in questo contesti i diritti dei bambini vengono posti in secondo piano rispetto all’economia, che privilegia gli interessi di chi può pagare per adottare un bambino». E chi se non le coppie omosessuali che con l’utero in affitto “comprano” bambini? Cosa c’è di meglio che comprare bambini già belli e pronti “rubandoli” alle famiglie naturali?

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Però a Bibbiano nessuno è accusato di aver pagato per adottare un bambino. In primo luogo perché non si tratta di adozioni ma di affidi giudiziali, ovvero di provvedimenti di allontanamento del minore dalla famiglia disposti dal Tribunale dei Minori. Le famiglie affidatarie non “adottano” i minori che vengono loro affidati. In secondo luogo perché l’inchiesta riguarda presunte distorsioni e falsificazioni dei rapporti commessi dagli operatori al fine di ottenere dal tribunale l’allontanamento del minore. Gli affidi sono una cosa ben diversa dalle adozioni e vengono decisi ad esempio in caso di abusi subiti in famiglia, o qualora i genitori non siano in grado di prendersi cura dei figli. Infine, a margine, c’è il fatto che Bibbiano non è paradigma di alcun “sistema”. Per la sindaca di Senago invece lo spettacolo non è un dibattito “politico-giudiziario” (strano, perché Fusaro dice l’esatto contrario) ma vuole «proporre attraverso questo spettacolo la “mercificazione” della persona, dei bambini, delle famiglie e dei rapporti e proporre un’ulteriore riflessione sulla natura della matrice etica della distruzione della famiglia per produrre l’individualizzazione post comunitaria della società che viviamo». In mezzo a questa confusione ideologica una cosa è chiara: Bibbiano e il fantomatico gender sono solo un pretesto. Chissà se la prima del recital di Fusaro è stata pagata con soldi pubblici e quanto è costato alla collettività.

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