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Perché le maestre diplomate magistrali hanno contestato il M5S a Torino

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Dopo la contestazione subita nei giorni scorsi dalle deputate M5S Silvia Chimenti e Lucia Azzolina, duramente criticatee durante la festa del MoVimento 5 Stelle a Settimo Torinese oggi è il giorno della difesa. L’onorevole Azzolina è sconvolta dagli “insulti” ricevuti da un “piccolo numero di maestre” che sono state “fomentate da mesi di odio sui social” e non “accettano di dover fare un concorso”. Poco importa che di insulti non ne siano volati e che la contestazione si sia svolta pacificamente. Così come il fatto che le maestre diplomate siano arrabbiate non dipende da un oscuro complotto contro il governo ma da una situazione si protrae da parecchio tempo e che non è stata assolutamente risolta dal governo del cambiamento.

Quando il MoVimento chiedeva che tutti i diplomati potessero rientrare nel piano assunzioni

La vicenda dei diplomati magistrali è rimasta infatti invariata dopo l’approvazione del Decreto Dignità che ai 50mila diplomati magistrali  dà solo supplenze brevi. Secondo un dossier di Tuttoscuola pubblicato dal Corriere della Sera infatti dei 6.669 contratti a tempo indeterminato firmati nel 2017-18 grazie all’ammissione provvisoria alle graduatorie, non se ne salverebbe uno e delle circa 2.600 supplenze annuali neppure. È naturale quindi che i diplomati magistrali siano arrabbiati col governo, così come lo sono stati con il governo precedente. La differenza è che sia Salvini che Di Maio avevano promesso di risolvere la questione.

Silvia Chimenti però punta tutto sul fare chiarezza per spiegare alle maestre diplomate che il M5S non ha mai promesso di riaprire le graduatorie ad esaurimento (le GAE) né in cinque anni di legislatura i pentastellati hanno presentato emendamenti per chiederne la riapertura. Nel 2013 però la Chimenti aveva presentato, assieme alla collega Marzana, un’interpellanza “sul valore abilitante del diploma magistrale”. Nell’interrogazione si chiedeva al ministro dell’Istruzione di consentire «l’inserimento nella seconda fascia di istituto dei docenti di scuola dell’infanzia e di scuola primaria in possesso dei titoli conseguiti entro l’anno scolastico 2001-2002, riconoscendo il pieno valore dell’abilitazione all’insegnamento in tali ordini di scuola e conseguentemente annullare l’attivazione dei corsi PAS per i suddetti docenti».

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Se di colpa si deve per forza parlare allora è di chi è venuto prima. Ed è vero che il M5S non ha mai scritto nel programma elettorale che avrebbe assunto tutti i diplomati magistrali. Ma è anche vero che i pentastellati hanno spesso e volentieri lisciato il pelo alle maestre e ai mastri diplomati. Ad esempio nel 2015 in un comunicato firmato dalla stessa Chimenti e da Luigi Di Maio i due deputati pentastellati annunciavano «faremo pressione sul MIUR affinché tutti i diplomati possano rientrare nel piano di assunzioni in atto». Sempre nel 2015 gli eurodeputati pentastellati presentarono un’interrogazione al Parlamento Europeo per chiedere l’inserimento nelle GAE dei diplomati magistrali. Nel 2016 al Consiglio Regionale della Lombardia il M5S presentava una risoluzione per chiedere «l’inserimento nelle graduatorie a esaurimento di TUTTI gli insegnanti abilitati, diplomati nelle scuole magistrali e nei licei psico-socio pedagogici ante 2002».

Un anno prima, nel 2014, la Chimenti spiegava il piano quinquennale di assunzione per “assumere in tutti i posti vacanti disponibili” per assorbire “circa 250 mila docenti in cinque anni” prevedendo anche la limitazione del numero di alunni per classe (previsto anche nel programma elettorale 2018) in modo da aumentare il numero delle cattedre. C’è poi Beppe Grillo che ad inizio di giugno prometteva a modo suo (ovvero in modo molto vago) di aiutare le maestre e di ripensare la scuola “nei contenuti, nella didattica”.

Quando Di Maio prometteva che avrebbe risolto il problema dei diplomati abilitati

Tutto questo per dire che il M5S ha continuato a dare speranze ai diplomati abilitati. Poco più di un mese fa a Pescara Luigi Di Maio ricordava di aver promesso che avrebbe dato una mano ai maestri diplomati abilitati «vi dovete fidare di me, perché nessuno vuole mandarvi a casa e nessuno vuole compromettere le vostre aspettative di lavoro». Il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle prometteva che «adesso ci metteremo una toppa» sulla sentenza del Consiglio di Stato e che si sarebbe messo al lavoro «per migliorare al massimo gli effetti di quella sentenza». Qualche giorno dopo la senatrice Barbara Floridia ribadiva in Aula a Palazzo Madama che il M5S stava con le maestre “anche adesso che stiamo al governo”.

Il problema è che ovviamente fare promesse ai diplomati magistrali abilitati rischia di alienare le simpatie (e i voti) dei laureati che hanno superato il concorso e che chiedono di essere assunti. Fino a che il MoVimento è stato all’opposizione è stato facile accusare gli altri di non tutelare i diritti dei lavoratori della scuola. Ma ora che l’onere della decisione spetta ai pentastellati improvvisamente ci si accorge che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.

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A Pescara Di Maio diceva di non avere la bacchetta magica ma ricordava che la cifra distintiva del suo partito era quello di essere sempre pronto e disponibile all’ascolto, fuori dalle fabbriche o altrove.

Non appena però qualcuno si è azzardato a rinfacciare al partito di quelli che ascoltano che le istanze dei diplomati magistrali non sono state prese in considerazione ecco che le deputate Chimenti e Azzolina si rifugiano dietro il “siamo state insultate” e il “vatti a leggere il programma elettorale”. L’idea di dialogo della Azzolina, che dice di essere stata vittima di “offee inenarrabili” (ironico, per una eletta con il partito del VAFFANCULO), è “BASTA ACCUSE”. Che vuol dire? Solo complimenti?

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