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La supercazzola di Di Maio su Salvini e Alfano indagati

In diretta su Facebook Luigi Di Maio oggi ha parlato del caso Diciotti e dell’indagine su Matteo Salvini che andrà al Tribunale dei Ministri di Palermo nei prossimi giorni. Il vicepresidente del Consiglio nonché ministro dello Sviluppo e del Lavoro ha ritenuto necessario quale fosse la differenza tra quando, ai bei tempi dell’opposizione, chiedeva le dimissioni di Angelino Alfano per abuso d’ufficio e oggi, che non chiede le dimissioni di Salvini per sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale.

luigi di maio salvini indagato

La supercazzola che Giggetto ci regala per spiegare il motivo del distinguo è di discrete proporzioni: secondo lui Alfano si sarebbe dovuto dimettere “in quanto Angelino Alfano, mica c’è bisogno di un’indagine per dimettersi, ne aveva fatte già abbastanza”. E ancora: “All’epoca ogni motivazione era buona per mandare a casa Alfano, in questo caso stiamo parlando di una decisione politica assunta dal consiglio dei ministri e di un atto dovuto, ora passa al tribunale dei ministri e vediamo cosa succederà”. Di Maio riesce nell’impresa di mettere insieme un discreto numero di fregnacce in pochi secondi: nel tweet in cui ne chiedeva le dimissioni, Di Maio citava il reato per il quale Alfano era indagato (lo stesso di Salvini), quindi è una bugia sostenere che Di Maio volesse le dimissioni a prescindere dall’indagine. Quanto alla cosiddetta decisione politica assunta dal CdM, verrebbe voglia di chiedere a Di Maio in quale verbale del consiglio è possibile leggere i dettagli della decisione presa: questo perché in realtà non esiste alcun verbale, il ministero dei Trasporti ha mandato la Diciotti a Catania e Salvini ha utilizzato un regolamento  per procrastinare – sine die, secondo le sue intenzioni finché la Chiesa non lo ha fregato – lo sbarco.

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