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Di Maio si accorge improvvisamente che Conte ha detto sì agli F35

f35 m5s

«Il programma degli F35 va senz’altro rivisto, rimodulato. Perché…». Luigi Di Maio è nervosetto e non lo nasconde da quando ha scoperto che Giuseppe Conte che gli F35 che il MoVimento 5 Stelle non voleva sono in arrivo. Il suo disappunto arriva dopo l’articolo del Corriere della Sera che svela la promessa del permier al segretario di Stato USA.

Di Maio si accorge improvvisamente che Conte ha detto sì agli F35

Eppure la bomba era nell’aria da almeno un anno. Ovvero da quando il lavoro del sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo e della ministra Elisabetta Trenta (quella che ama l’umanità a intermittenza) aveva portato a un sostanziale via libera. Ieri l’uscita del senatore Gianluca Ferrara, capogruppo M5S in Commissione Esteri, dava però sostanzialmente l’idea di una “caduta dalle nubi” per la maggioranza che regge il Conte Bis. Un classico per i grillini. Che però costringe Palazzo Chigi alla solita acrobazia verbale con Conte che in serata si dice “d’accordo” con il M5s sulla “rinegoziazione” degli impegni di acquisto con gli Stati Uniti. Ma da Palazzo Chigi non filtra per ora molto di più. L’adesione dell’Italia al programma per l’acquisto dei caccia, risalente al 1998, era però già stata rivista nel 2012 e l’impegno del governo con l’amministrazione Usa è passato da 131 velivoli a 90. Lo scorso maggio l’allora ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha parlato di 28 aerei già comprati e in consegna entro il 2022, che si sommano agli altri 13 acquistati in passato. Per il prossimo triennio sarebbe però ancora da definire il quantitativo dei nuovi acquisti, una decisione che spetterebbe al ministero della Difesa e sarebbe in via di definizione.

f35 m5s di maio

E il Corriere della Sera oggi riepiloga la storia:

«Chi ci ha fatto entrare in questo programma (degli F35, ndr) dovrebbe essere preso a calci in c…o. È sempre la stessa storia. Ci fanno entrare in programmi fallimentari, poi ci dicono che sono sbagliati ma è tardi per uscire perché i costi sarebbero esagerati. Sono vili traditori della Patria, sono i cosiddetti esperti che danno degli inesperti ai portavoce 5 Stelle», scriveva nell’agosto del 2017 Alessandro Di Battista.

Non poteva immaginare, all’epoca, che qualche mese dopo il Movimento sarebbe finito al governo con la Lega, che un anno dopo sarebbe nato un nuovo governo col Pd, che i due governi si sarebbero schierati a favore degli F-35 e che lui sarebbe rimasto fuori da entrambi. A osservare gli altri sostenere la tesi governista dell’«è tardi per uscire».

Il senatore Lucidi però è “realista”

Il quotidiano offre poi un’intervista con il senatore Stefano Lucidi, ex capogruppo M5S in commissione Esteri: «Io non ho mai cambiato idea, ho sempre detto no agli F-35, ma un conto è quello che vorremmo nel nostro mondo ideale. Però quando stai al governo devi accettare dei compromessi. Eppoi vedi le carte, apri i cassetti, scopri come stanno davvero le cose: se ci sono clausole, penali da pagare, contratti che non possono essere rescissi, non puoi fare nulla. Anche la Torino-Lione è stata una decisione amara per noi. Ma qui stiamo parlando di accordi presi all’interno della Nato…». Come con la TAV, come con la TAP. Come, e fu la prima volta che il M5S vinse un’elezione, con l’inceneritore a Parma che per farlo bisognava passare sul cadavere di Pizzarotti, sette anni fa:

Alla fine della storia l’inceneritore è lì in funzione, Pizzarotti è ancora sindaco di Parma. E il M5S è ancora lì a lucrare consensi promettendo cose irrealizzabili e rimangiandosele non appena si siede sulla poltrona.

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