Politica

Di Battista, Taverna, Paragone, Buffagni: la fronda M5S per il ritorno con la Lega

La piccola pattuglia di eletti e attivisti vorrebbe fermare l’accordo con il PD in primo luogo per questioni di coerenza (Di Battista) ma anche per convergenze programmatiche con il Carroccio da campagna elettorale

m5s rimborsi spese fico taverna di battista giarrusso toninelli di maio - 1

Paola Taverna, Gianluigi Paragone, Alessandro Di Battista e Stefano Buffagni. Con una guest star del calibro di Davide Casaleggio che manda sms ai parlamentari sul secondo forno e poi smentisce tutto. Questi sono i nomi degli esponenti più in vista del MoVimento 5 Stelle che vorrebbero un nuovo accordo con la Lega e non accettano l’alleanza con il Partito Democratico certificata oggi da Luigi Di Maio con un’intervista al Corriere della Sera.

Di Battista, Taverna, Paragone, Buffagni: la fronda M5S per il ritorno con la Lega

La piccola pattuglia di eletti e attivisti vorrebbe fermare l’accordo con il PD in primo luogo per questioni di coerenza (Di Battista) ma anche per convergenze programmatiche con il Carroccio da campagna elettorale, che non a caso ha ricominciato a spolverare le magliette No Euro in attesa delle urne (per poi riporle nel cassetto con il cambio di stagione). In questo senso è Gianluigi “Bombatomica” Paragone il parlamentare che si sta spendendo di più e per questo viene pubblicamente elogiato dai vari Borghi & Bagnai.

gianluigi paragone claudio borghi

El Dibba, dal canto suo, nutre i retroscena sui giornali (come quello di Alessandro Trocino sul Corriere della Sera):

Per questo Alessandro Di Battista, descamisados di ritorno, fa fatica a esporsi in questi giorni. Non riesce a pronunciare la parola Pd. Attacca il «ministro del tradimento», Matteo Salvini, e sogna il voto. Intercettato dall’Adn Kronos, ieri, si è limitato a lodare Conte e a dire: «I punti del programma di Di Maio? Li condivido al mille per mille». Al gran summit in villa con Beppe Grillo ci è andato, certo. Ha consentito al diktat finale, che prevedeva una nota di disdoro congiunto per Salvini e per la sua «vergognosa retromarcia». Ma non sta mettendo la faccia su un percorso che lo vede più che perplesso.

E dire che in passato Di Battista il Pd (veltroniano) l’aveva votato. Prima che subentrasse la delusione atroce da amante tradito e la repentina conversione al leghismo sovranista (seguita da nuova cocente delusione). Nel Movimento Di Battista è una bomba inesplosa. Alle recenti assemblee non si è presentato. E neanche ieri era presente, nonostante fosse a Roma. L’ultima volta era stato accolto da un gran gelo. Seguito a un periodo di dissapori con Di Maio, con il quale era guerra aperta. Di Battista era, ed è, sospettato di voler andare al voto, per defenestrare Di Maio e tentare la fortuna. La retorica 5 Stelle prevede che ci sia un rapporto straordinario tra i due, che non di rado si chiamano «fratello». Ma la lontananza strategica e umana è evidente. Di Battista è nella pattuglia dei contrari al patto con il Pd.

 

Leggi anche: L’ultima disperata offerta di Salvini è Di Maio premier