Attualità

L’Alessandro Di Battista Show sulla Sea Watch (e i complotti di Benetton)

L’ex deputato M5S, giornalista, viandante, cercatore di spremute di umanità e umile falegname ha scoperto a cosa è servita la Sea Watch. E dopo aver guardato nel futuro ci avvisa: i giornaloni foraggiati dai Benetton useranno Carola Rackete per impedire una raccolta firme che chiede la revoca delle concessioni autostradali. Che però possono essere revocare dal suo amico Toninelli, se vuole

ALESSANDRO DI BATTISTA SEA WATCH BENETTON - 3

Che Alessandro Di Battista abbia un rapporto complicato con le Ong non è una novità. Quando si trattò di parlare della vicenda Aquarius e il modo in cui il governo Conte stava affrontando la sua prima “crisi” di migranti il Dibbia si schierò a favore della linea dura di Toninelli e Salvini. Per Di Battista il caso Sea Watch non fa eccezione, lui è sempre stato  uno pronto a dividere il mondo tra Ong “buone” e Ong “cattive”. Dove le prime sono quelle per cui ha lavorato lui e le seconde tutte le altre.

Di Battista e i Benetton che usano la Sea Watch per salvare Autostrade per l’Italia

Da quell’esperienza da volontario in Africa (per quattro mesi, nel 2008) Di Battista trae l’autorità per poter parlare da africanista ed esperto di questioni africane e poterci dire che la casa degli africani è l’Africa. Il che è un po’ come dire che non hanno alcun diritto di venire a casa nostra. Ma nell’affrontare la questione della Sea Watch 3 Di Battista fa un ulteriore passo avanti nel giustificazionismo delle politiche xenofobe e anti-umanitarie del governo sostenuto dal M5S. Per l’ex deputato del MoVimento si è trattato di un vero e proprio show, organizzato naturalmente dalla Ong e dai politici di destra e di sinistra che vi hanno partecipato. Resta da capire dove in questa casistica si posizioni il commento del M5S e di Luigi Di Maio, anche lui attore (o comparsa) dello show.

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Di Battista però riesce a fare meglio di tutti. Perché ci spiega oggi che tutto il casino sulla Sea Watch ha degli scopi ben precisi. Uno su tutti? Dare vita a quello che l’ex deputato chiama spin off che sarà sicuramente gradito «ai soliti “giornaloni” foraggiati per anni dai Benetton». L’umile falegname vede nel futuro e ci spiega che quelli dei giornaloni  «sanno già che intere pagine estive saranno dedicate alla raccolta firme per la temeraria Capitana per evitare che a qualcuno venisse in mente di raccogliere firme per far tornare la gestione delle autostrade allo Stato». Avete letto bene, Di Battista ritiene che presto i Benetton useranno la capitana della Sea Watch per evitare una raccolta firme per la revoca della concessione. Peccato che il Dibba non sia proprio sul pezzo. Perché intanto per revocare la concessione non serve alcuna raccolta firme ma è sufficiente un atto del governo (che però non lo metterebbe al riparo dalle richieste di risarcimento dei concessionari). Ma soprattutto lo stesso Di Maio oggi ha parlato di una soluzione possibile per evitare la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia (ovvero i Benetton).

La retorica razzista dell’Africa è casa loro

Sembrano passati secoli da quando Di Battista assieme a suo padre inveiva da un canotto contro la barca a vela di D’Alema. Ma ancora di più ne sono passati quando l’allora semplice cittadino Di Battista raccontava di essersi messo alla ricerca di spremute d’umanità come «una persona qualunque». Il che lascia intendere che il Dibba in realtà non sia mai stato una persona qualunque. E del resto ce lo spiega lui stesso. Lui non ha mica partecipato al “The Sea Watch Show”. No lui partecipa ad un altro programma. Quello che strumentalizza una delicatissima inchiesta come quella sui presunti abusi di Bibbiano per attaccare il PD dimenticando che il M5S aveva finanziato la Onlus al centro delle accuse e che una candidata sindaco del MoVimento è l’avvocato che difende una delle psicologhe finite ai domiciliari. È proprio vero: «il sistema, quando fabbrica merda vera, si comporta come il Fight Club la cui prima regola è non parlare mai del Fight Club».

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Poi è il turno dell’Alessandro Di Battista show, di quello che difende gli africani diffondendo la bufala del Franco CFA che ci riempie di immigrati e che dice che se chi ha donato per la Sea Watch avesse donato per costruire un ospedale o una scuola in Africa sicuramente avrebbero speso meglio i loro soldi. Di Battista ci dice anche cosa dobbiamo fare: non “esaltare l’accoglienza” ma “sostenere i movimenti panafricani”.

Intanto però che ne facciamo di quelli che arrivano sulle nostre coste, li rimandiamo indietro perché casa loro è l’Africa? Li teniamo a mollo solo perché sono a bordo di una nave di una Ong? Dibba dice che «il diritto dei diritti è quello di poter stare a casa propria». E se invece il diritto dei diritti fosse quello di poter essere uomini liberi in un mondo libero senza frontiere? Se il diritto dei diritti fosse quello di poter cogliere l’opportunità di una vita migliore altrove? Perché la mia esistenza dovrebbe essere condizionata dal luogo geografico in cui sono nato? Di Battista non risponde, predica di “affrontare le cause dell’immigrazione”. Bene: il suo partito è al governo: lo faccia. Magari senza giustificarsi come fa il suo Capo Politico che dice che non abbiamo il ministro degli Esteri.

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