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Di Maio e la revoca di Atlantia che costa 20 miliardi

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Repubblica racconta oggi che dietro la guerra di Di Maio ad Autostrade potrebbe celarsi un conto molto salato da pagare. Da pagare per lo Stato italiano, naturalmente:

In caso di revoca, lo Stato sarebbe tenuto a pagare ad Autostrade un importo parametrato sugli utili previsti fino alla scadenza originaria della concessione stessa, cioè il 2042. Dunque una cifra stimata intorno ai 20 miliardi di euro. Gli attacchi di Di Maio e del M5S sul fronte Autostrade, hanno finito per compattare uno schieramento eterogeneo che sembra isolare il leader grillino: dalla Lega («Un conto è dire che chi ha sbagliato paghi, i giudici sono qui per questo — ha affermato Matteo Salvini — un conto è tirare in ballo lavoratori e risparmiatori che non c’entrano niente») ai sindacati («basta con dichiarazioni che rischiano di danneggiare la stabilità di una delle poche aziende solide del Paese»); dalla Confindustria («Non si governa con il rancore, in gioco la credibilità del Paese», le parole del presidente Boccia) al Pd («Ignobile tifare per il fallimento delle aziende»).

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Il dossier Alitalia (La Repubblica, 5 maggio 2019)

Insomma, uno scontro a tutto campo che spazza via (al momento) ipotizzati scambi tra governo e Atlantia: la conferma della concessione di Autostrade a fronte dell’intervento del gruppo Benetton in Alitalia. E che non sia aria di armistizi lo dimostrano anche le affermazioni del premier Conte da Osaka («Abbiamo avviato una procedura di contestazione alla società concessionaria.

Quanto accaduto è un fatto oggettivo di grave inadempimento»). Così come l’annuncio del congelamento degli aumenti delle tariffe di Autostrade fino al 15 settembre, che poteva essere letto come un ramoscello d’ulivo: «Non è frutto del caso — ha commentato Di Maio prefigurando un futuro con pedaggi gratuiti — bensì di volontà politica». Autostrade attende dal governo lo sblocco degli investimenti : circa 8 miliardi già cantierabili. E tra le opere, anche la Gronda di Genova, l’alternativa al Ponte Morandi storicamente osteggiata dal M5S.

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