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Il magnifico cerchiobottismo di Di Battista su Maduro e il Venezuela

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«Non ho mai detto che essere neutrale vuol dire stare con Maduro, sono fake news. Legittimare un signore presidente dell’Assemblea che si è auto legittimato vuol dire soffiare sul fuoco. L’Europa avrà un futuro se si sgancerà dagli americani, guardiamo oltre gli assetti post Seconda guerra mondiale». Così ieri a Mezz’ora in più di Lucia Annunziata l’ex deputato Alessandro Di Battista in un esercizio di equilibrismo geopolitico ha preso le distanze da Maduro senza però scaricarlo del tutto.

Quando Alessandro Di Battista e il M5S difendevano Maduro

Ed è vero, in un lungo post datato 31 gennaio Di Battista scrive «Io non difendo Maduro, come non ho mai difeso Gheddafi. Difendo la pace e farò di tutto (sia chiaro, di tutto) per allontanare l’ipotesi di un conflitto in Venezuela». Un intento sicuramente nobile, che però è inserito all’interno di un discorso in cui l’ex parlamentare pentastellato invita l’Italia e l’Unione Europea a non appiattirsi sulle posizioni di Trump – fino a qualche tempo fa il miglior presidente della storia USA per il Dibba – che ha deciso di appoggiare Juan Guaidó e non esclude la possibilità di un intervento militare in Venezuela.

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Quali sono le alternative? Di Battista altrove dice che per fortuna che c’è il vero pacifista Putin (che sostiene Maduro), senza il quale avremmo già una guerra. Cosa dovrebbe fare l’Italia che non vuole appiattirsi sulle posizioni statunitensi? «L’Italia ha il dovere di scongiurare qualsiasi ipotesi di intervento armato in Venezuela. Sarebbe una tragedia ancor peggiore per la popolazione. Questo Putin l’ha capito, Macron evidentemente no!».

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Quando il M5S presentava il Venezuela come modello per l’Italia e per l’Europa

Riassumendo il né con Maduro né con Guaidó di Di Battista si traduce in un: con Maduro, come fa la Russia che vuole mantenere la pace nel Mondo (e nel frattempo fa la guerra in Ucraina e si annette la Crimea). Perché la Russia non vuole solo “la pace” vuole sostenere Maduro. Giusto o sbagliato che sia questo Di Battista non lo dice. Perché altrimenti sarebbe costretto ad ammettere che ci sono ingerenze “buone” (quelle di Putin) ed ingerenze “cattive” (quelle di Trump). E questo per chi parla in nome del sovranismo e dell’autodeterminazione dei popoli non è accettabile. Non è un caso che Di Battisti citi sempre l’esempio della Libia e mai la Siria, dove i russi si sono schierati a sostegno di Assad durante quella che è una guerra civile.

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La situazione in Venezuela è complicata, decidere di rimanere neutrali (ma al tempo stesso seguire la Russia) potrebbe non essere la scelta strategica migliore per il nostro Paese, unico nella zona UE ad esprimere una posizione che finisce per favorire Maduro. La neutralità non è poi così neutra, come si vede. C’è anche da dire che sul Venezuela per molto tempo Di Battista ha avuto le idee chiare. Nel 2017 Di Stefano, Alessandro Di Battista, Maria Edera Spadoni, Marta Grande e Daniele Del Grosso avevano presentato in commissione alla Camera una risoluzione parlamentare in cui si tessevano le lodi di Maduro e si criticava il sistema di sanzioni imposto da quel demone di Obama. Qualche tempo prima in occasione dell’anniversario della morte di Chavez Manlio Di Stefano, Ornella Bertorotta e Vito Petrocelli si recarono “in missione” nel paese sudamericano.

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La delegazione pentastellata ignorò i vari problemi del Paese come l’inflazione galoppante (è ok perché stampano la loro moneta!) e la mancanza di denaro per poter pagare le ditte che stampano le banconote (ma almeno hanno la sovranità monetaria!)  e la cronica penuria di generi alimentari sugli scaffali per lodare il fantastico programma di insegnamento musicale nelle scuole. E ovviamente la sovranità monetaria venezuelana, che tutto il mondo (e i paesi dell’area euro) invidiano.

Il convegno M5S per creare un’Alleanza Bolivariana europea

Nel 2014 sempre i vari Di Battista, Di Stefano, Sibilia e Spadoni erano riusciti a far approvare in Commissione Esteri alla Camera una risoluzione con la quale si impegnava il governo a  “rafforzare i rapporti politici, culturali, diplomatici ed economici” con l’ALBA (l’Alleanza Bolivariana per le Americhe). Dell’ALBA – nata nel 2004 su impulso di Cuba e Venezuela fanno parte tra gli altri Bolivia, Ecuador e Nicaragua paesi che – spiegava Dibba in un post – «di fronte allo strapotere del FMI (vero strozzino internazionale), hanno deciso di “fare gruppo” e garantirsi reciproci aiuti (petrolio in cambio di formazione medica – carne in cambio di gas etc etc)». Vista la situazione in Venezuela, dove anche in assenza di sanzioni la gente fa la fila per il pane e per le medicine, è lecito dire che quest’alleanza non ha funzionato molto.

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Ma ancora nel 2015 Di Battista dichiarava che «l’Europa del Sud deve costituire un cartello come hanno fatto i paesi dell’Alba in America latina» e che ALBA doveva diventare un modello per l’Europa. Addirittura il M5S aveva organizzato alla Camera un convegno dal titolo “L’Alba di una nuova Europa” per analizzare le esperienze positive dell’Alleanza Bolivariana e studiare come applicarle ai paesi del Sud Europa. Altri anni, si dirà, in quel periodo il M5S invitava a firmare per l’uscita dall’Euro e il Venezuela veniva presentato come un paese che aveva la democrazia e la sovranità monetaria come punto di riferimento.  All’epoca Di Battista spiegava che «se le economie dei paesi del Sud Europa si unissero avremmo il terzo PIL mondiale dopo Cina e Stati Uniti», un po’ come i paesi di ALBA hanno uno dei più importanti PIL a livello mondiale. Oggi il postideologico Di Battista e il M5S rifiutano l’imperialismo americano, il neocolonialismo francese ma – tu guarda – non dicono nulla sulla Russia. Anzi, cercano di smantellare l’Europa, indebolendo sempre di più il peso politico dell’Italia.