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La teoria del complotto sulla “scomparsa” di Giuseppe De Donno per “interventi dall’alto”

Un articolo della Voce di Mantova la rilancia: “Tutte le pagine dello pneumologo sono state chiuse: ufficialmente dallo stesso professionista, che ha così ottemperato alle direttive del team dell’Unità di crisi; ufficiosamente – come invece sospettano in molti sulle pagine di Facebook e di Instagram – per quei soliti “poteri forti” che autorizzano a coltivare la ragione del sospetto e del complotto”. Vediamo perché è un ragionamento insensato

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Il complotto su Giuseppe De Donno c’è e se non c’è allora ci deve essere per forza. Dopo la psicosi generata dalla scomparsa dei profili dello pneumologo dell’ospedale Poma di Mantova e le affermazioni di persone vicine al dottore che spiegavano che era stato lui stesso a disattivarli, la teoria della cospirazione sulla cura del sangue per il Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 – che ieri ha visto la new entry di Bill Gates – riprende forza grazie a un articolo della Voce di Mantova che la rilancia con argomenti… curiosi.

La teoria del complotto sulla “scomparsa” di Giuseppe De Donno

Il pezzo prende spunto dal comunicato pubblicato ieri dall’ASST di Mantova, da quello del 5 maggio e dall’ormai famosa partecipazione di De Donno a Porta a Porta per affermare che il Poma “zittisce” i suoi dipendenti.

A dare l’innesco è stata l’interruzione dell’intervento del dottor Giuseppe De Donno, titolare della pneumologia del “Poma”, vui Bruno Vespa ha tolto la parola durante la puntata di “Porta a porta” di martedì, durante la pausa pubblicitaria, senza più restituirgliela nel corso della puntata. Immediati effetti di quel brusco black out, proprio mentre lo pneumologo mantovano illustrava dai media nazionali i casi della cura sperimentale praticata a Mantova, sono stati gli ordini partiti dall’alto per obbligare i professionisti operanti nell’ambito dell’Asst locale al silenzio.

La prima frase pone in relazione la partecipazione di De Donno a Porta a Porta del 5 con il comunicato del 5 da parte dell’ASST. E si afferma che “l’effetto” (e non la causa, come sarebbe più logico) del presunto black out di Vespa, “sono stati gli ordini partiti dall’alto per obbligare i professionisti…al silenzio”. Ma se Vespa aveva già azzittito De Donno, a che serviva mandare ordini “dall’alto”? Ma se la puntata è andata in onda il 5 (di sera) come è possibile porla come causa del comunicato del 5 dell’ASST?  E ora andiamo a vedere cosa dice quel comunicato. La prima cosa che si fa notare è che il direttore del progetto è Cesare Perotti (e non De Donno) e poi si scrive chiaro e tondo che “non c’è stato alcun accesso alla struttura da parte dei NAS”, che infatti hanno semplicemente telefonato per avere informazioni sulla cura al plasma. giuseppe de donno asst mantova

Chi aveva parlato di NAS o di carabinieri mandati da Roma? Un articolo de La Verità proprio del 5 maggio a firma di Morello Pecchioli in cui si virgolettavano presunte affermazioni di De Donno: «Decessi azzerati, 48 malati guariti da una cura che costa nulla. Eppure mi ritrovo i Nas in corsia e vengo offeso da Burioni, che preferirebbe un farmaco sintetizzato». La precisazione della ASL, qualunque sia stata la fonte della Verità, pare piuttosto doverosa.

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Il comunicato prosegue spiegando che “La terapia con il plasma non è una cura miracolosa, ma uno strumento che insieme ad altri potrà consentirci di affrontare nel modo migliore questa epidemia. Mettere in contrapposizione vaccino, test sierologici o virologici, plasma, terapie farmacologiche o terapie di supporto è insensato, poiché dobbiamo disporre di tutte le armi possibili per fare fronte alla minaccia devastante rappresentata dal coronavirus”. E anche qui c’è poco da inventare complotti, se non per ribadire che quello che dice la ASST è quello che dice la comunità scientifica intera sulla cura del sangue per il Coronavirus, tanto è vero che il 27 febbraio scorso Lancet ha parlato del plasma autoimmune mentre il 2 marzo scorso è stata pubblicata una ricerca sul possibile ruolo dell’eparina nel COVID-19.

I poteri forti chiudono il profilo di De Donno?

L’articolo prosegue citando una comunicazione della direzione strategica dell’ospedale in cui si spiegava che «la struttura comunicazione è l’unico canale comunicativo ufficiale dell’Asst. Si ribadisce che nessun professionista è autorizzato a diffondere a terzi i dati aziendali e/o dati riguardanti le sperimentazioni per le quali i risultati non siano ancora stati pubblicati senza l’autorizzazione rilasciata dalla Direzione attraverso coinvolgimento della dottoressa Elena Miglioli come da regolamento vigente». Ora, attenzione. La comunicazione dice che i professionisti non devono diffondere i dati riguardanti le sperimentazioni, il che è completamente diverso dal togliere la parola a qualcuno. Possono parlare ma non possono diffondere i dati aziendali. Praticamente come in tutte le aziende del mondo. E poi ritorna il complotto, stavolta con parossistica fantasia:

Proprio la comunicativa di De Donno, che nei giorni scorsi aveva raccolto numerose attestazioni di fiducia, ieri si è interrotta improvvisamente sui social network. Tutte le pagine dello pneumologo sono state chiuse: ufficialmente dallo stesso professionista, che ha così ottemperato alle direttive del team dell’Unità di crisi; ufficiosamente – come invece sospettano in molti sulle pagine di Facebook e di Instagram – per quei soliti “poteri forti” che autorizzano a coltivare la ragione del sospetto e del complotto.

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In primo luogo è falso affermare che le pagine facebook siano state chiuse “ufficialmente” dallo stesso professionista perché De Donno non ha rilasciato dichiarazioni sul tema. Lo hanno fatto persone a lui vicine. In secondo luogo l’articolo dovrebbe anche spiegare come farebbero i “poteri forti” a chiudere il profilo di chicchesìa. Per chiuderlo dovrebbero essere in possesso della password, che invece è appannaggio – fino a prova contraria, che non c’è – di De Donno. In tertiis, a De Donno non è stato imposto il silenzio su Facebook secondo la nota pubblicata dalla stessa Voce di Mantova. L’ASST ha ricordato a chi lavora per lei che non deve comunicare i risultati delle sperimentazioni a terzi (e quindi nemmeno in tv). Ma se qualche Potere Forte ha rubato la password a De Donno, lui può farlo sapere in qualsiasi momento. Che poi qualcuno lo “sospetti”, come dice l’articolo con dovizia di condizionali, è ridicolo: come una donna che è incinta o non lo è e non può esserlo soltanto un pochettino, qui o qualcuno ha agito per chiudere il profilo FB di De Donno o non lo ha fatto. E siccome De Donno ha anche rimandato interviste già concordate come quella a Vox Italia, o il complotto su di lui vede partecipe anche lui oppure è una fregnaccia.

EDIT ORE 11,48: Il dottor De Donno era talmente vittima di un complotto dei Poteri Forti che in un video spiega di aver cancellato tutti i suoi profili e si chiama fuori dalle zuffe dei complottisti.

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