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Da dove viene il manifesto razzista del Movimento Nazionalsocialista dei Lavoratori

La retata della Polizia di Stato ad Enna che ha portato all’identificazione di 19 persone che a vario titolo facevano parte di un’organizzazione di estrema destra ha portato nuovamente alla luce l’esistenza del Movimento Nazionalsocialista dei Lavoratori (MLNS). Non è la prima volta: nel 2014 quattro esponenti del movimento vennero indagati per razzismo. Il partito del resto è attivo sulla scena politica dal 2002 e si è presentato molte volte (e sempre senza successo) alle elezioni amministrative. Una volta addirittura alle elezioni politiche.

Le parole d’ordine del MLNS-DSAP

Loro del resto fanno risalire le proprie origini con la nascita del DAP, il Partito dei lavoratori tedeschi dal quale nacque poi il partito nazionalsocialista (NSDAP) di Hitler al potere in Germania dal 1933 al 1945. Non a caso adottano anche un nome tedesco: Nationasozialistiche Arbeiter Bewegung, traduzione di Movimento Nazionalsocialista dei Lavoratori, il cui acronimo è simile: NSAB. Ma è al 2002 che risale e il Programma dei 25 Punti, un esplicito riferimento “Manifesto del Partito – Programma dei 25 Punti” presentato da Hitler a Monaco il 24 febbraio 1920 e che sancì la nascita del Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori.

NSAB Movimento NazionalSocialista dei Lavoratori programma nazisti - 3

Copie di questo programma politico sono state trovate in una delle perquisizioni nell’ambito dell’operazione “Ombre Nere”. Ma non serve certo andare nelle case dei neonazisti per trovarlo, visto che si trova comodamente online sul sito del MLNS-NSAB. Dal momento che gli italiani del NSAB fanno riferimento alla dottrina nazionalsocialista il primo punto è la definizione del “Popolo” che abiterà lo Stato italiano. Il programma prevede infatti una completa riforma dell’assetto costituzionale italiano (pensare che venga fatto in 34 pagine e liquidato in pochi paragrafi fa sorridere). Per il NSAB «il Popolo dello Stato Nazionale è
formato per la maggioranza da individui di una stessa etnia, caratterizzati da lingua, cultura, religione ed usanze comuni, occupanti un territorio da molte generazioni».

Lavoro obbligatorio per gli stranieri che però dovranno emigrare se “mancano le risorse”

Niente di nuovo, concetti già sentiti da decenni e ripetuti sui forum dei neonazisti che rincorrono il sogno di un’unità nazionale su base etnica. Concetti sdoganati nel linguaggio della politica mainstream da quelli che parlano del «tentativo di genocidio delle popolazioni che abitano l’Italia da qualche secolo e che qualcuno vorrebbe soppiantare con decine di migliaia di persone che arrivano da altre parti del Mondo». I nemici poi sono sempre gli stessi: gli ebrei, naturalmente (perché quelli del NSAB sono orgogliosamente negazionisti della Shoah), il mondialismo e l’immigrazione. Nell’almanacco 2019 del NSAB c’è un pratico specchietto delle idee di cui il partito si fa portatore: bugie sui migranti, l’invenzione del termine “Soluzione Finale”, referendum per la Crimea alla Russia (che piace tanto ai sovranisti), signoraggio, usura bancaria, XIII disposizione transitoria finale, referendum generale sull’euro e così via. Come detto: sono concetti che fluttuano da tempo in certi ambienti, c’è chi li ha sdoganati, c’è chi li ha usati politicamente, ma sempre quelli sono.

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Ma lo stato che sognano quelli che votano per eleggere Miss Hitler e che usano soprannomi come “il Sergente Maggiore di Hitler” è sia etnico che etico. Si legge infatti che «la difesa dell’identità nazionale e della razza è un valore etico, che deve essere regolato solo con la promulgazione di norme che conferiscono dei vantaggi agli Appartenenti al Popolo, senza offesa o lesione per minoranze, altri Popoli ed etnie». Gli italiani quindi devono essere avvantaggiati dalle leggi dello Stato rispetto agli stranieri, le minoranze e le altre razze. Chissà, magari nel concreto si potrebbe partire da una corsia preferenziale per gli italiani nell’assegnazione degli alloggi popolari, come vorrebbero alcuni.

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Scopo dello Stato è «tutelare la razza e difesa dell’identità nazionale», la famiglia (e il “clan”) ma anche gli stranieri, solo ad una condizione però: per loro il lavoro è «obbligatorio salvo non si tratti di turisti» e nel caso «vi sia difficoltà d’approvvigionamento dei generi primari, essi dovranno emigrare e trasferirsi altrove». Naturalmente chi abita lo Stato Nazionale viene considerato come appartenente ad una delle tre categorie: Appartenenti e gli Aggregati al Popolo, gli Stranieri. Solo i primi godono di pieni diritti in virtù, manco a dirlo, dello Ius Sanguinis. Per gli Aggregati e gli stranieri c’è l’obbligo di  rispettare anche «le leggi a loro riservate» inoltre «gli stranieri non potranno avere pretese contrarie alle usanze del Popolo che li ospita». La libertà di religione c’è, ma è condizionata: «nello Stato Nazionale esiste libertà di religione purché il culto non offenda i valori nazionali o diffonda anche indirettamente, insegnamenti che vadano contro l’interesse pubblico». Scordatevi la possibilità di praticare la vostra religione, per dirne una.

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Segue una parte sulle tasse: «l’applicazione della tassazione sull’opera lavorativa è contraria al valore etico dello Stato Nazionale perché non scaturita da un atto volontario», qui siamo ben oltre la flat tax. Tanto le pensioni arrivano lo stesso anche qui, nessun problema, anche se non si sa come visto che non è necessario versare i contributi. Anche per quanto riguarda il pluralismo politico ci sono dei problemi: è ammesso ma «una sola forza politica, che ha funzione di mantenere vivo e costante lo spirito nazionalista e socialista della Nazione, sarà inserita tra gli organi del Comando, come consulente politico del Comandante, come forza politica super-partes, mediatrice ed aggregante degli altri soggetti politici». Manco a dirlo «questo compito è delegato al Movimento Nazionalsocialista dei Lavoratori per il merito d’aver concepito l’idea di questa Nazione e di lavorare esclusivamente per la sua realizzazione». La modestia.

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