Opinioni

La CGIl vi spiega che la crisi degli stagionali non dipende dal reddito di cittadinanza

Nelle scorse settimane è scoppiato il dramma degli imprenditori che non trovano lavoratori per colpa del reddito di cittadinanza: secondo la vulgata, che cerca sempre di gettare fango sui giovani italiani “che non hanno voglia di lavorare” (si vede proprio che i giornali li dirigono i vecchi, eh?) il reddito di cittadinanza percepito dal capofamiglia avrebbe fatto passare la voglia ai figli di andare a fare la stagione negli alberghi o come bagnini. Si tratta ovviamente di una sciocchezza, come abbiamo provato a spiegare in più occasioni. Oggi La Stampa però dedica un articolo proprio alla crisi degli stagionali, puntando il dito sulla carenza di personale e sul turn-over vorticoso, per fortuna senza mai citare il reddito di cittadinanza tra le cause della penuria.  All’interno del pezzo c’è un illuminante intervento di Mirco Botteghi, segretario Filcams Cgil di Rimini:

L’altra faccia della medaglia la presenta Mirco Botteghi, segretario Filcams Cgil di Rimini: «Le condizioni di lavoro sono complicate e non ci sono più gli ammortizzatori sociali. Le retribuzioni mediamente sono basse per turni molto lunghi e faticosi, e il giorno di riposo settimanale spesso salta: il personale di sala assunto direttamente dagli alberghi ha salari di poco superiori ai mille euro, e i camerieri ai piani, con contratti in appalto, prende cifre inferiori ai mille. Gli orari? Dalle 10 alle 12 ore al giorno». E poi c’è il lavoro nero: «La guardia di finanza di Rimini ha stimato in un 25% la quota di lavoratori irregolari con varie sfumature, fra hotel, locali e stabilimenti balneari».

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Secondo il sindacato dunque non c’è troppo da stupirsi se studenti e addetti più professionalizzati tendono a stare alla larga dalla Riviera: «Le migliori professionalità vanno via da qui, perché non puoi ritrovarti con un lavoro non qualificato e mal remunerato. Eppure, solo a Rimini, fra scuole alberghiere e scuole serali per adulti ogni anno si formano circa 2.000 persone». I rimedi per rendere il lavoro appetibile passano dal «rafforzamento della legalità. A Rimini ci sono solo 15 ispettori del lavoro, e il mancato rispetto delle regole apre la via anche alle infiltrazioni malavitose».

Che dite, la cantilena finirà?

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