La macchina del funky

Così Di Battista è diventato il “migliore amico” di Silvio

reddito di battista 2017 - 1

Alessandro Di Battista è il “miglior amico” di Silvio Berlusconi in questa fase della crisi aperta dalle elezioni del 4 marzo. Non certo perché il Cavaliere, attraverso Rizzoli Libri, è il suo editore (anche se l’aneddoto sul meccanico e le Olimpiadi a Roma ricorda molto il metodo di formazione del governo Di Maio), ma perché le uscite ostili nei suoi confronti da parte dell’ex deputato grillino a breve inviato del Fatto aiutano Berlusconi a tenere alzata l’asticella dello scontro tra centrodestra e MoVimento 5 Stelle, rendendo impossibili le faticose mediazioni a cui lavorano gli sherpa. Spiega oggi Ugo Magri sulla Stampa:

Il piano anti-Salvini fa leva su Alessandro Di Battista che, da peggior nemico, è diventato senza volere l’alleato più indispensabile. Con i suoi anatemi, Dibba permette al Cav di scagliarne a sua volta, occhio per occhio veto per veto, e di silurare sistematicamente tutte le speranze di intesa tra M5S e Lega, in modo che alla fine resti all’Italia una sola possibilità: cioè il famoso governo istituzionale, del Presidente, di traghettamento, di tregua, indispensabile per non lasciare una sedia vuota nei vertici Ue e per passare quantomeno l’estate.

Altra soluzione cui lavora alacremente Gianni Letta, tornato di prepotenza in auge come certi fiumi carsici che sprofondano e poi invece rieccoli: un esecutivo col baricentro a destra (però guidato non da Salvini) che nei piani berlusconiani avrebbe il sostegno di parte Pd e, se non bastasse, di numerosi grillini. Addirittura pare certo che Berlusconi conservi un elenco di parlamentari pentastellati, in gran parte eletti nei collegi uninominali, che in base alle informazioni da lui raccolte sarebbero pronti a tutto, pur di scongiurare un voto-bis in ottobre.

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Secondo il quotidiano Berlusconi avrebbe in mano una lista di una cinquantina di parlamentari del M5S che potrebbero diventare “responsabili” in caso di minaccia di ritorno al voto in ottobre, consentendo così la nascita di un nuovo governo che scongiuri le urne:

B erlusconi è sicuro in cuor suo che la forza delle cose non potrà portare a nomi diversi da Casellati. Prima cinica previsione berlusconiana: né Salvini né tantomeno Di Maio vogliono essere messi alla prova. Se il Presidente li convocasse per conferire loro un pre-incarico, quelli lo vivrebbero non quale un onore ma come il dispetto di un prof pignolo che li interroga proprio quando sono impreparati.

In pratica, si sentirebbero lanciati allo sbaraglio, costretti a rinunciare, e Sergio Mattarella non è portato agli inutili spargimenti di sangue. Per cui via loro e avanti i presidenti delle due Camere: il Cav scommette che uno dei due salirà al Quirinale per ricevere il berretto da esploratore.

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