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Cosa ti succede se spari a un ladro con la nuova legge sulla legittima difesa

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Sono andati al governo al grido di “la difesa è sempre legittima” e oggi il Senato con 201 sì, 38 no e 6 astenuti, ha approvato in via definitiva la riforma della legittima difesa. Era nel contratto Lega-M5S, un’altra tacca sulle promesse mantenute dal governo Conte. Eppure il testo della terza riforma dell’articolo 52 del Codice Penale che disciplina i casi di legittima difesa, l’ultima riforma risale al 2006 su proposta della Lega Nord, non mantiene davvero la promessa fatta da Salvini in campagna elettorale.

Cosa cambia con la legge sulla legittima difesa

Perché è vero che l’articolo 1 della legge approvata sancisce che “la difesa è sempre legittima” precisando che nei casi di legittima difesa domiciliare si considera «sempre in stato di legittima difesa» chi, all’interno del domicilio e nei luoghi ad esso equiparati, respinge l’intrusione da parte di una o più persone «posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica». Va da sé quindi che anche nei casi famosi usati dalla Lega come “dimostrazione” che la legge in vigore non funzionava le cose non sarebbero cambiate. Nel caso di di Ermes Mattielli, che sparò 14 colpi contro 2 ladri di rame che stavano scappando (quindi avevano già desistito dal furto) sarebbe stato condannato per eccesso di legittima difesa perché c’era già desistenza da parte dei ladri.

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A sinistra la vecchia formulazione, a destra quella approvata oggi [Fonte: Servizio Studi Senato]

Anche il caso di Angelo Peveri, l’imprenditore condannato a 4 anni e otto mesi per tentato omicidio per aver sparato nel petto ad un uomo che aveva già immobilizzato e reso innocuo le cose non sarebbero cambiate. E con questa legge non si sarebbe salvato dalla condanna nemmeno Enrico Balducci, il segretario provinciale della Lega di Bari, stato condannato in via definitiva a 3 anni e 8 mesi per l’omicidio preterintenzionale di Giacomo Buonamico.

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Cambia anche la formulazione dell’eccesso colposo di legittima difesa. Che non viene eliminato (significa che è ancora previsto dal codice penale) ma che viene escluso se la persona «ha agito in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto».  Ma già con la legge in vigore fino ad oggi era prevista l’eventualità della legittima difesa putativa che nasce appunto dalla convinzione di trovarsi in pericolo (insomma non è che fino ad oggi bisognava chiedere al ladro se voleva spararci o meno).

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Va poi precisato che il furto è un reato contro la proprietà e non contro la persona (diverso è il caso della rapina), e l’articolo 52 del CP prevede anche con questa riforma che si possa intervenire a difesa della proprietà solo quando vi è un pericolo di aggressione nei confronti della persona (e non certo dei beni).

Perché quella sulla legittima difesa è una “legge-truffa”

Oggi però  Salvini festeggia. E gli fa eco la ministra Giulia Bongiorno che dichiara che «Finalmente la difesa è legittima davvero». Ma la difesa era già legittima anche prima. E i numeri dei procedimenti penali (indagini e process) per i casi di legittima difesa o di eccesso colposo di legittima difesa si contano sulle dita di una mano. Meno di cinque negli ultimi cinque anni. La Lega è riuscita nel capolavoro di trasformare un problema che riguarda al massimo cinque italiani su sessanta milioni nel problema principale della sicurezza e della lotta alla criminalità.

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Il problema di questa riforma è che il come è sulla carta è assai diversa da come è stata raccontata (e promessa). E soprattutto di come è stata intesa – proprio a causa delle distorsioni della propaganda – da cittadini ed elettori della Lega. Qualcuno oggi potrebbe pensare ad esempio che si può sparare alla schiena ad un ladro che sta scappando e che facendolo non si rischia un’indagine o un processo. Ma non è così perché per stabilire che la difesa è stata legittima serviranno per forza di cosa delle indagini (ed eventualmente un processo dove verrà accertata l’eventuale colpevolezza di chi ha sparato).

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Il rischio è che passi il concetto che si può sparare sempre e comunque perché la difesa “è sempre legittima” per legge. Ma dal momento che va accertato che si tratta davvero di legittima difesa un’indagine verrà aperta in ogni caso. E proprio per garantire i diritti dell’indagato, non solo della persona ferita (o peggio uccisa). Magistrati e avvocati penalisti temono che non tanto la legge ma il modo in cui è stata raccontata possa creare un clima da Far West dove si spara con troppa facilità. Daniele Tissone Segretario del sindacato dei poliziotti Silp-Cgil spiega oggi sulla Stampa «nella stragrande maggioranza dei casi gli imputati sono quasi sempre stati assolti grazie ad una norma che, rispetto al resto d’Europa, ha il più basso range di punibilità. Con tale modifica si inducono illusoriamente le persone a ritenere che in caso di ferimento o uccisione non si svolgeranno accertamenti o indagini. Si tratta, però di una falsa promessa elettorale».

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Il ministro Alfonso Bonafede sostiene invece che così si porrà fine ai “calvari giudiziari”. Forse ha in mente all’articolo 7 della legge approvata oggi che stabilisce che si è legittimamente difeso non è responsabile civilmente. In pratica, l’autore del fatto, se assolto in sede penale, non dovrà essere, in nessun caso, obbligato a risarcire il danno derivante dal medesimo fatto.

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