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Clamoroso: il M5S ha scoperto che senza un governo il Parlamento non può lavorare

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In questi ultimi giorni il periodo di consultazioni per la formazione del nuovo governo è diventato la stagione della coerenza. Dopo aver perso due mesi a fare giravolte tra la Lega e il Partito Democratico alla ricerca di un accordo (o contratto, se preferite) il MoVimento 5 Stelle ha scoperto che con gli altri partiti – con la Ka$ta – non si può scendere a compromessi. Il che in effetti è quello che i pentastellati hanno sempre detto, ma a quanto pare a questo giro, per il bene del Paese (e per poter andare al Governo) erano disposti a chiudere un occhio.

Quanto ci sta costando la politica dei due forni del M5S

Ora però i forni sono chiusi e Di Maio ha cambiato registro chiedendo di andare subito al voto. Anche Grillo è tornato a battere su argomenti che si credevano superati, come l’idea del referendum per l’uscita dall’euro. Nel frattempo qualcuno potrebbe chiedersi cosa sta succedendo in Parlamento. Nel suo discorso di insediamento Roberto Fico ha sottolineato la necessità che il Parlamento ritrovi la centralità che gli è garantita dalla Costituzione. Al momento però il Parlamento non sta lavorando. La prossima seduta della Camera è prevista per lunedì 7 maggio, dopo 18 giorni di sospensione. Non vanno meglio le cose al Senato che in due mesi, scrive Salvatore Dama su Libero, ha lavorato per la bellezza di 14 ore.

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Alla Camera dei deputati la media è di 3,5 ore di lavoro al mese e fino ad ora i deputati sono stati riuniti per sette sedute (al costo di una ventina di milioni di euro l’una). I conti li ha fatti il deputato PD Michele Anzaldi che ha calcolato che in questi 63 giorni di stallo le Camere hanno sprecato 252 milioni di euro (161 milioni Montecitorio e 91 milioni Palazzo Madama)  In questo lasso di tempo il Parlamento non ha prodotto alcuna legge. Eppure di proposte di legge in entrambi i rami del Parlamento ne sono già state presentate molte, per la precisione 540. Alla Camera ne sono state depositate 377 mentre al Senato ne sono arrivate 163. Disegni di legge che non potranno però essere esaminati né votati fino a quando non si insedieranno le Commissioni. E le Commissioni non potranno essere formate fino a che non si saprà chi andrà al governo e chi invece all’opposizione.

Quando Vito Crimi denunciava la “bufala dell’ingovernabilità”

In realtà una Commissione c’è, è la Commissione Speciale, ma come spiegava ieri il Presidente della Commissione Speciale del Senato, Vito Crimi «La sua unica funzione è quella di esaminare gli atti urgenti emanati di volta in volta dal governo (decreti, decreti legislativi, schemi di regolamento e altro)». Crimi si giustifica dicendo che loro hanno provato in tutti i modi a dare un governo al Paese, ma hanno ricevuto solo dei no (anche se il veto a Berlusconi lo hanno messo loro). Oggi – conclude amaramente Crimi –  «a pagarne le conseguenze, è l’Italia intera, dalle imprese e le attività commerciali ai cittadini».

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Sembra passato un secolo (invece sono passati cinque anni) da quando nel 2013 lo stesso Crimi denunciava quella che chiamava la bufala dell’ingovernabilità. All’inizio della XVII legislatura la situazione era analoga a quella attuale, con Bersani che non riusciva a trovare la quadra per formare il Governo. In una nota pubblicata su Facebook l’allora capogruppo dei senatori pentastellati spiegava che «Il luogo privilegiato nel quale le idee, le proposte, le critiche si confrontano, si incontrano, si scontrano per definire l’azione legislativa di questo paese è il parlamento, non il governo». Crimi proseguiva dicendo che in una Repubblica Parlamentare «Il Parlamento dovrebbe essere il luogo nel quale qualunque deputato o senatore possa avanzare una proposta di legge e vedersela approvata (o respinta) a maggioranza senza preconcetti o pregiudizi, al di là degli steccati precostituiti dalla propria appartenenza ad una parte politica ma semplicemente perché ritenuta una buona o una cattiva idea».

Quando Grillo diceva che il Parlamento poteva lavorare anche senza Governo

Concetti ribaditi qualche tempo dopo anche dall’allora Capo Politico del MoVimento 5 Stelle. In un post sul blog del marzo 2013 (riportato anche sul sito del Fatto Quotidiano) dal titolo “Il Parlamento è sovrano” Beppe Grillo scriveva:

Se l’Italia è senza governo (in realtà è in carica il governo Monti) ha però un Parlamento che può già operare per cambiare il Paese. Non è necessario un governo per una nuova legge elettorale o per avviare misure urgenti per le pmi o per i tagli delle Province. Il Parlamento le può discutere e approvare se solo volesse sin da domani. Si fa passare l’idea che senza Governo il Paese è immobile, congelato, in balia dello spread, delle agenzie, ma si tace sul fatto che le leggi per le riforme possono essere discusse e approvate senza la necessità di un governo in carica. Anzi, si rallenta qualunque processo decisionale e operativo spostando sine die la istituzione delle Commissioni senza alcun motivo se non quello di attribuire in seguito i posti di presidenza ai trombati da cariche governative.

Secondo il MoVimento 5 Stelle nel 2013 il Parlamento poteva legiferare anche in assenza di un nuovo governo, ed anzi i vecchi partiti erano responsabili di rallentare il processo decisionale spostando la questione legislativa all’istituzione delle Commissioni solo per poter attuare i loro giochetti di potere e di poltrone. Il che incidentalmente è il contrario di quello che dice l’articolo 72 della Costituzione che prevede che ogni disegno di legge debba essere esaminato dalla Commissione e poi dalla Camera Stessa.

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Ma all’epoca gli equilibri erano diversi, i 5 Stelle avevano necessità di sottrarsi alle accuse di voler bloccare, con i loro veti, la nascita del governo e il lavoro del Parlamento. I pentastellati arrivarono anche ad annunciare l’occupazione simbolica delle Camere per chiedere l’avvio delle Commissioni. Nel 2013 Beppe Grillo e il M5S dicevano che era colpa del PD se il Parlamento non poteva lavorare e che anzi si potevano benissimo votare le leggi anche senza Commissioni e senza un governo.

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Come dice Crimi l’importante non è la meta, ma il percorso

Oggi, a cinque anni di distanza, Vito Crimi usa argomentazioni diametralmente opposte per spiegare che è ancora colpa del PD se il Parlamento non può lavorare. Quanto deve essere difficile essere coerenti, onesti e trasparenti.