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Chi è la talpa della Rimborsopoli M5S?

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«Sono almeno dieci», dice la fonte anonima alle Iene nel servizio sulle restituzioni false degli stipendi a 5 Stelle, i parlamentari grillini non in regola con i versamenti al fondo del microcredito. Dieci parlamentari grillini in tutto avrebbero finto il taglio dell’indennità di mandato e il bonifico destinato al Fondo di garanzia per la microimprenditorialità.

Rimborsopoli M5S: il servizio delle Iene

Due di loro, Andrea Cecconi e Carlo Martelli, sono stati beccati in flagranza e hanno annunciato l’addio al seggio in Parlamento pur sapendo che, come nel caso di Emanuele Dessì, la loro rinuncia non vale nulla e verranno regolarmente eletti e proclamati, mentre le loro dimissioni saranno votate (e respinte, come è successo per cinque volte a Giuseppe Vacciano). Non soffriranno la solitudine visto che, se vincerà il collegio uninominale, anche l’avvocato Catello detto Lello Vitiello rimarrà in parlamento pur essendogli stato vietato l’uso del simbolo. Un deputato e tre senatori in bilico e fuori dal gruppo sin dall’inizio: sarà difficile raggiungere convincere Mattarella che si è raggiunta una maggioranza a 5 Stelle.

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L’anonimo che ha raccontato alle Iene delle restituzioni a 5 Stelle

Barbara Lezzi, pesantemente chiamata in causa nei giorni scorsi insieme a Maurizio Buccarella, ieri ha messo la testa fuori da Facebook per scrivere che stamattina andrà in banca per farsi rilasciare la documentazione che accerta che i suoi bonifici non sono stati revocati. Un’iniziativa lodevole, ma incomprensibile: visto che l’intervista con Filippo Roma risale a giovedì scorso e visto che esistono gli accessi online ai conti in banca, non si capisce perché la senatrice definita da Andrea Scanzi come una delle più competenti del M5S (prima della storia del PIL che cresce per il caldo) non abbia agito prima procurandosi la documentazione che oggi sicuramente esibirà.

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Lo status di Barbara Lezzi

Cosa succede con i rimborsi a 5 Stelle

Silente, invece, l’avvocato e senatore Maurizio Buccarella che sui canali social preferisce il low profile.  Nei giorni precedenti entrambi i senatori avevano assicurato allo staff della Casaleggio, che sta invitando tutti a mettersi in regola, di avere solo dei semplici arretrati ancora da smaltire. Ma spiega oggi La Stampa in un articolo di Ilario Lombardo che Di Maio vuole vederci molto più chiaro e ha chiesto che una squadra di collaboratori da oggi si occupi solo di spulciare i quasi mille bonifici fatti. Con particolare attenzione saranno esaminati i versamenti dal 2016 in poi, da quando cioè, forse in vista della fine della legislatura, i due parlamentari incastrati finora, Andrea Cecconi e Carlo Martelli, hanno cominciato a falsificare i rimborsi al fondo.

Il MoVimento deve ancora giustificare la differenza tra quanto dichiarato sul sito tirendiconto.it e il totale che risulta nel prospetto del Mise. Un buco dei versamenti che supera i centomila euro ma che in realtà potrebbe essere ancora più grande. Nel computo del Mise infatti sarebbero finiti anche i rimborsi dei consiglieri grillini eletti in quattro regioni, Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia, oltre ai soldi restituiti da alcuni ex 5 Stelle, come Riccardo Nuti che ha dichiarato di aver versato a gennaio 20mila euro circa.

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I bonifici falsificati dei parlamentari M5S

Questo significherebbe che la differenza tra quanto dichiarato dai parlamentari sul sito del M5S, con i relativi bonifici allegati – 23 milioni e 400 mila euro – e la cifra presente al Mise, 23 milioni 192 mila euro, sarebbe più alta di quanto si ottiene dalla semplice sottrazione e nasconderebbe gli altri colpevoli ammanchi di deputati e senatori.

Chi controlla il controllore?

Se anche Lezzi e Buccarella dovessero finire nella rete, si tratterebbe di altri due parlamentari e fedelissimi che si sono dimostrati inaffidabili. E prima o poi anche tra i tanti piccolifanz del M5S ci sarà chi si farà la domanda fondamentale: come è possibile che nessuno abbia controllato prima delle Iene? E come è possibile pensare di poter governare un paese se non ci si può fidare nemmeno dei propri fedelissimi?

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Carlo Martelli in fuga

Stefano Buffagni, candidato a Milano e fedelissimo di Di Maio, su Facebook è uno dei pochi ad avere il coraggio di chiedere di “scacciare i mercanti dal tempio” in riferimento ai colleghi. Dovrebbe spiegare anche che chi lo ha candidato ha dimenticato di effettuare i controlli e dovrebbe trarne le conseguenze.

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Lo status di Stefano Buffagni sui mercanti da cacciare dal tempio

La fonte dell’inchiesta delle Iene

C’è ancora qualcosa di molto interessante da sottolineare nella vicenda Rimborsopoli M5S. Ovvero, la fonte dell’inchiesta delle Iene, che dice di essere un ex del M5S che si è sentito tradito dalla scorrettezza di chi faceva la morale agli altri. Di certo non ha raccontato tutto su di lui. Le voci sui bonifici successivamente annullati hanno infatti attraversato tutta la legislatura, visto che il metodo di caricare bonifici che potevano essere annullati successivamente non appartiene solo a Martelli e Cecconi. In questi anni molti, tra insider e outsider, hanno puntato il dito sulla scarsa trasparenza della metodologia applicata dai 5 Stelle, suggerendo la possibilità che le foto fossero un falso.

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Carlo Martelli e Andrea Cecconi

Il problema è che nessuno poteva essere in grado di dimostrare che i bonifici fossero stati annullati. Invece la fonte che ha parlato con le Iene è andata a colpo sicuro su Cecconi e Martelli, sostenendo che i bonifici registrati su Tirendiconto.it non corrispondessero con i versamenti dei parlamentari. Questo è possibile soltanto se si ha la possibilità di entrare nei conti dei due parlamentari per verificare gli accrediti (e anche nei conti degli altri parlamentari “beccati”), oppure se si ha la possibilità di confrontare quanto caricato sul sito delle restituzioni con quanto è effettivamente arrivato sul conto del microcredito. La seconda ipotesi sembra più probabile. A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura, diceva Pietro Nenni.

Leggi sull’argomento: Il servizio delle Iene sulle restituzioni false degli stipendi a 5 stelle