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Corvelva alla ricerca del nanometallo perduto nei vaccini (spoiler: non c’è!)

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Qualche giorno fa l’associazione free-vax veneta Corvelva ha pubblicato un nuovo capitolo della sua appassionante ricerca sui vaccini. Questa volta si tratta di un documento di due pagine dove si rendono noti i risultati  dell’analisi dei metalli presenti nei vaccini pediatrici Infanrix Hexa, Hexyon, Priorix Tetra e Gardasil 9. Come è noto la questione della presenza di metalli, metalli “pesanti” nanoparticelle o nanometalli è uno dei cavalli di battaglia dell’antivaccinismo. La tesi è che queste contaminazioni siano responsabili delle reazioni avverse e tra queste viene elencato anche l’autismo e la SIDS.

Scoop free-vax, Corvelva smentisce Montanari: non ci sono nanometalli nei vaccini

Sulla questione delle nanoparticelle metalliche nei vaccini aveva indagato anche la procura di Torino in seguito ad un esposto del Codacons fondato sulla ricerca condotta dai coniugi Stefano Montanari e Maria Antonietta Gatti del laboratorio Nanodiagnostics. I magistrati del capoluogo sabaudo hanno poi chiesto l’archiviazione dell’indagine perché dagli esami condotti da un consulente tecnico era risultato che la presenza delle nanoparticelle non rappresentava alcun rischio per la salute. La cosa non sorprende perché già nel 2016 l’Agenzia francese del farmaco (ANSM – Agence Nationale de Sécurité du Médicament et des Produits de Santé) aveva effettuato delle analisi e gli esperti avevano trovato metalli allo stato di tracce in tutti i farmaci iniettabili analizzati, compresa la soluzione fisiologica escludendo un rischio sanitario.

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Le nanoparticelle metalliche vengono trovate  nei vaccini e in altri prodotti farmaceutici semplicemente perché tali particelle si trovano ovunque nell’ambiente. E la loro concentrazione è inferiore alla quantità minima che potrebbe creare danni per la salute. L’analisi di Corvelva non riserva molte sorprese: «dalle risultanze possiamo affermare che sotto l’aspetto della presenza di alluminio non abbiamo trovato non conformità per i vaccini Infanrix Hexa, Hexyon e Gardasil 9. Lasciamo aperta una parentesi per il vaccino Priorix Tetra poiché, se pur poco, 0.8 μg / dose (500 μg), non dovrebbe esserci.». La cosa davvero interessante è però la postilla aggiunta in fondo al documento. Quella dove Corvelva scrive che «oltre all’alluminio, sono stati ricercati Afnio, Antimonio, Arsenico, Bario, Bario, Bismuto, Cadmio, Cromo, Gallio, Indio, Iridio, Ittrio, Lantanio, Lantanio, Mercurio, Nichel, Palladio, Piombo, Platino, Rame, Rodio, Rutenio, Scandio, Stagno, Stronzio, Tantalio, Tallio, Tungsteno, Vanadio e sono risultati tutti sotto il limite di rilevabilità di 300 ng/g».

Se l’analisi di Corvelva contraddice quella di Gatti e Montanari

Come ha fatto notare su Facebook il professor Guido Silvestri quest’ultima frase «smentisce le nano-fantasie sui vaccini pieni zeppi di metalli pesanti». Perché? Perché nei lotti esaminati da Corvelva la presenza di tutti quei “pezzi di metallo” identificati dai coniugi Gatti e Montanari è sotto il limite di rilevabilità.

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Se si confrontano i risultati dell’analisi di Corvelva con quelli della famosa indagine analitica di Stefano Montanari e Maria Antonietta Gatti scopriamo altre cose interessanti. La prima è che nei vaccini i due della Nanodiagnostics hanno ritrovato decine di elementi e di nanoparticelle metalliche. Corvelva invece dice chiaramente che l’analisi dei metalli tramite ICP-MS : Inductively Coupled Plasma – Mass Spectrometry una metodica che definisce «la tecnica di spettroscopia atomica più sensibile» non ha rilevato alcun “nanometallo” oltre l’alluminio.

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I risultati sui vaccini analizzati da Gatti e Montanari. Fonte: New Quality-Control Investigations on Vaccines: Microand Nanocontamination

Ma c’è di più: l’analisi di Gatti&Montanari (che ha utilizzato un Field Emission Gun Environmental Electron Scanning Microscope) ha rilevato la presenza di alluminio nei vaccini Infanrix Hexa e Gardasil ma non nel Priorix. Ovvero un risultato esattamente opposto a quello cui sono giunti quelli del Corvelva. La cosa però non ha sorpreso i free-vax, e infatti c’è chi commenta spiegando che «ormai le dimensioni dei nanoparticolati sono così piccole da sfuggire ai metodi analitici standard». Insomma altro che la ricerca della “particella di Dio”, la presenza dei nanometalli nei vaccini è una vera e propria questione di fede. Il nanometallo c’è ma non si vede, perché quelli di Big Pharma lo hanno miniaturizzato in maniera da renderlo non rilevabile.

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Qualche seguace di Corvelva è preoccupato del fatto che le analisi possano smentire quelle di Gatti&Montanari mettendo così in crisi la teoria unificata del tutto antivaccinista. Come ricordato in precedenza le conclusioni delle analisi di Gatti-Montanari sono già state smentite dalla Procura di Torino ma da Corvelva rassicurano: è stata usata una metodica differente, per quello non si trovano i metalli che ha trovato Montanari. Eppure se la tecnica è la “più sensibile” e i metalli ci sono si dovrebbero rivelare anche con le analisi di Corvelva.

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