Cultura e scienze

Stefano Montanari: un altro eroe antivaccinista lascia

stefano montanari sipario vaccini addio - 5

Dopo l’addio di Roberto Gava il fronte antivaccinista perde un altro dei suoi paladini: Stefano Montanari ha deciso di lasciare le scene della lotta contro i pericoli dei vaccini dopo aver ricevuto non meglio precisate “minacce”. Per chi non lo conoscesse Montanari è un laureato in farmacia che assieme alla moglie Antonietta Gatti – laureata in fisica ed esperta di Undici Settembre, Balcani e nanoparticelle – da anni conduce una battaglia contro le sostanze contaminanti contenute all’interno dei vaccini.
stefano montanari sipario vaccini addio

Tutto quello che non torna sullo studio pubblicato dai Montanari

Come è noto infatti gli antivaccinisti fondano il loro rifiuto delle vaccinazioni in età pediatrica su due convinzioni: la prima è che i vaccini siano una delle cause dell’autismo, la seconda è che siano nocivi per l’organismo dei bambini perché contengono al loro interno numerose sostanze tossiche. Stefano Montanari è colui che ha deciso di impegnarsi fino in fondo per scoprire quante e quali nanoparticelle nocive siano presenti all’interno dei vaccini pediatrici. Grazie all’utilizzo di un microscopio elettronico a scansione ad emissione di campo con rivelatore a raggi X e spettroscopio a dispersione di energia i coniugi Montanari hanno analizzato quarantaquattro campioni di trenta vaccini provenienti da Francia e Italia trovando – a loro dire – le prove della contaminazione da nanoparticelle. Lo studio è stato pubblicato sull’International Journal of Vaccines and Vaccination una rivista scientifica che non ha nessun Impact factor e che con ogni probabilità è una di quelle riviste dove basta pagare una piccola somma per poter essere pubblicati.

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Quando i Montanari venivano intervistati dalla prestigiosa rivista scientifica Cronaca Vera

Questo però non rappresenta un grosso problema per Montanari che in un’intervista concessa a Gioia Locati del Giornale (giornalista già nota per il suo sostegno al Metodo Di Bella) spiega che l’Impact factor è più basso di quello che gli avevano detto:

Infatti è stata molto criticata anche la rivista su cui ha pubblicato. A proposito qual è l’Impact factor?
“Avevo telefonato e mi avevano detto 2,3. E se invece è più basso cosa cambia? L’Impact factor è un indice dato dal numero di volte che una rivista viene citata. Se devo dire la verità mi sono stupito anch’io che avessero accettato il lavoro. Non era accaduto in tanti anni. Posso dire che la bibliografia è completa e soddisfa le curiosità, basta consultarla”.

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Quindi il fatto di aver pubblicato un articolo su una rivista che ha un fattore d’impatto pari a zero non rappresenta un problema per Montanari che si è addirittura stupito che avessero accettato il suo lavoro. Salvo Di Grazia su MedBunker ha notato anche che nella bibliografia c’è un articolo che dimostra che non c’è nessuna correlazione tra vaccini e autismo eppure nello studio Montanari cita i vaccini come tra le possibili cause dell’autismo. Anche per questa svista Montanari ha una spiegazione: non ha potuto mettere quello scritto da Wakefield che è stato ritirato da Lancet perché falso e quindi non aveva altri studi a disposizione per dimostrare la teoria. Questo perché la teoria è falsa, ma ovviamente per Montanari è tutto un complotto di Big Pharma.

Qualcuno ha avuto da ridire anche su questa. Quando lei ha citato il vaccino trivalente ricordando che è sospettato di causare l’autismo, ha inserito due studi che smentiscono la sua affermazione.
“Sì, perché l’unico studio che parlava della necessità di verificare se vi fosse un legame – tra vaccino trivalente e autismo – è stato ritirato. Era quello di Lancet, scritto da Wakefield. Quando si scrive qualcosa che non fa comodo alle industrie (che pagano le riviste) nessuno pubblica”.

Fin qui, direte, si tratta di inezie, sviste, cose che succedono ma che non dovrebbero accadere quando si pubblica su una rivista scientifica che è anche peer reviewedC’è però anche il problema delle modalità con cui è stato condotto lo studio (ricordiamo durato 15 anni). Modalità che non sono state esplicitate o rese note nel dettaglio, ma non perché non erano molto scientifiche bensì – spiega l’autore – per non appesantire troppo la trattazione. Manca inoltre anche un gruppo di controllo, ovvero le analisi pubblicate riguardano solo i campioni prelevate dalle fiale di vaccini e non c’è un confronto con un gruppo di fiale preparate allo stesso modo ma non contenenti vaccini per vedere se le nanoparticelle sono presenti e in quale quantità. Naturalmente questo non è stato fatto per evitare di fornire dati di confronto reali e rendere più impressionanti quelli raccolti rispetto alla contaminazione da metalli. I metalli contaminanti ci sono, dichiarano i coniugi Montanari, dimenticando però di indicare quale sia la percentuale di nanoparticelle individuate rispetto alla fiala di vaccino, si sa solo in numero nel campione esaminato: migliaia.
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E se sono migliaia in una goccia figuriamoci quante saranno nell’intera fiala. Ed è qui il trucco perché in realtà la concentrazione di queste nanoparticelle “contaminanti” è davvero molto, ma molto ma molto ma molto bassa. Insomma si dice che le particelle trovate sono tante, si parla di “pezzi di metallo” quando in realtà le dimensioni sono infinitesimali e non si dice quanto incida la presenza di questi contaminanti sulla composizione del vaccini né quali effetti abbia. Ma sì sa che per spaventare i genitori preoccupati basta davvero poco, giusto qualche nanoparticella.

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Le foto esclusive delle nanoparticelle! Come su Novella 2000. Quando non sai dove pubblicare e ti tocca farlo sulla casa editrice che parla di UFO

Perché Stefano Montanari lascia lo studio sui vaccini?

Lo studio di Montanari, così come succede solitamente per ogni studio scientifico (ma non per la parola rivelata degli antivaccinisti) è stato duramente criticato per il metodo, il modo in cui sono stati presentati i dati e per la rivista dove sono stati pubblicati. Questo è quello che succede per ogni studio scientifico ma ovviamente quando a subire il trattamento è un antivaccinista la situazione si ribalta e si parla di minacce. Minacce che però Montanari non è stato in grado di provare o dimostrare e che si riducono sostanzialmente agli articoli che criticano gli errori macroscopici della sua ricerca microscopica.

Cosa è successo con l’agenzia europea Ema?
“Mia moglie aveva cercato di comunicare con l’agenzia ed è stata richiamata. Ha proposto che la ricerca venga replicata in diverse università”.

Anche l’ostruzionismo delle autorità europee ne esce molto ridimensionato dall’intervista con la Locati. Montanari aveva parlato di difficoltà a Bruxelles ma viene fuori che l’Ema (l’Agenzia Europea per il Farmaco) ha richiamato la moglie dello studiosi di nanopartcelle e che la dottoressa Gatti ha proposto ad Ema che la loro ricerca venga replicata in altre università. C’è però un problema, l’Ema “ha smentito alcuna collaborazione con il dott. Montanari e smentisce l’interesse e la validità dello studio in questione”, insomma anche questa se la sono inventata. Come al solito invece che rispondere alle critiche è molto più utile presentarsi al pubblico come vittima. Vittima dell’inquisizione contro coloro che sostengono che i vaccini fanno male, vittima degli interessi delle case farmaceutiche, vittima dei blogger o di coloro che scrivono articoli per puntualizzare le lacune di una ricerca che ha ben poco di scientifico. E così Montanari invece che fare come ogni scienziato ovvero rispondere punto su punto e portare prove concrete preferisce ritirarsi dalla lotta. Una lotta decennale condotta senza alcuna evidenza scientifica. E proprio oggi che pubblica quella che per lui è la prova provata della contaminazione da nanoparticelle che fa? Se ne va. Forse agli antivaccinisti manca il coraggio e preferiscono lasciare i genitori preoccupati a macerare nelle loro preoccupazioni.