Cultura e scienze

Cosa c’è che non va nell’analisi dei vaccini di Corvelva pubblicata dal Tempo

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Un’associazione free vax che si chiama Corvelva  commissiona un’analisi su alcuni lotti vaccinali a non si sa chi. I risultati di questo studio vengono pubblicati su Il Tempo Quotidiano e non hanno subito alcun tipo di revisione scientifica. L’interpretazione è errata.

Cosa c’è che non va nell’analisi dei vaccini di Corvelva pubblicata dal Tempo

Parte dei fondi per questo studio sono stati ottenuti grazie anche a Vincenzo d’Anna (e la sua lista ‘Biologi per il Rinnovamento’) a nome dell’Ordine Nazionale dei Biologi. L’ex senatore d’Anna ha più volte espresso posizioni contrarie all’obbligo vaccinale e ha addirittura organizzato convegni con personaggi emarginati dalla comunità scientifica per posizioni scientificamente dubbie. Non poteva che rilasciare un’intervista a ‘Il Tempo’, per completare questo idilliaco quadretto, tuonando “state attenti a quei vaccini!”.

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Il Tempo, 23 dicembre 2018

Il danno è presto fatto: una persona che non ha conoscenze tecniche sull’argomento e nutre dei dubbi sulla sicurezza vaccinale, nel suo tentativo di informarsi sarà ben presto ingannata. Come fa a capire cosa c’è scritto e perché questo studio è fatto male? Come potrebbe comprendere le spiegazioni degli esperti sulle gravi carenze metodiche? Ma questo non era compito del lettore. Era compito del giornalista.

Il Tempo e l’analisi sui vaccini di Corvelva

Il giornalista gioca un ruolo chiave nella comunicazione della salute e quindi ha una grande responsabilità. Le bufale rischiano di fare un grande danno e mettono a repentaglio la salute pubblica. Lo scienziato Enrico Bucci, PhD in Biochimica e professore aggiunto in Biologia dei sistemi complessi alla Temple University, ha analizzato lo studio di Corvelva e ha spiegato perché è fatto male. L’analisi è molto tecnica, cerchiamo di spiegarla in maniera molto semplice e vi lasciamo il link se volete approfondire.

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Ecco come il direttore del Tempo giustifica la pubblicazione oggi in prima pagina di un articolo che rilancia la bufala fondata sullo studio commisionato da Corvelva. Lo scienziato Enrico Bucci risponde per le rime.

Lo studio finanziato da Corvelva affermerebbe che nei lotti di vaccini analizzati manca il principio attivo, cioè gli antigeni vaccinali (necessari per la risposta protettiva) e che ci siano addirittura dei contaminanti. Ma le metodiche impiegate sia per rilevare possibili contaminanti che per rilevare gli antigeni sono entrambe inadatte e i risultati mal interpretati. Infatti, per rilevare gli antigeni si è cercato di sminuzzare le proteine che costituiscono i principi attivi dei vaccini esaminati – gli antigeni sono infatti proteine – per poi rilevare specifiche sequenze di aminoacidi (i mattoncini che compongono le proteine) che identificherebbero in maniera univoca gli antigeni vaccinali se presenti. Ma per sminuzzare le proteine si è usato un enzima che è bloccato da un ingrediente del vaccino, rendendo i risultati praticamente inutili.

I lotti di vaccini e lo choc delle analisi

Non si sono infatti riuscite a rompere nel modo atteso le proteine e quindi non sono riusciti a rilevare le sequenze specifiche; ciò, che è conseguenza di un errore metodologico, è stato usato per affermare nei vaccini esaminati che non ci sono gli antigeni. Ma andiamo avanti. Parliamo dei contaminanti. La cosa sconcertante è che gli autori parlano di “contaminanti” e “tossine chimiche” senza aver analizzato e identificato le sostanze che definiscono come tali e senza capire di cosa facessero parte queste molecole (e se fossero per esempio alcuni pezzi di antigene?). Come possono dunque affermare che si tratta di “tossine” o “contaminanti”? Sconcertante è anche il fatto che lo ammettano pure, sostenendo che sarebbe necessario compiere un secondo livello di analisi utilizzando standard chimici per confermare l’identità delle sostanze.

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Nello studio manca anche un elemento essenziale che lo invalida nella sua interezza, ovvero i controlli. Incredibile come i risultati di queste analisi siano stati comunicati alla stampa senza una forma di controllo e revisione tra pari ovvero il processo della peer-review essenziale per la pubblicazione di uno studio scientifico. Infine, non dimentichiamo un punto cruciale: gli autori non forniscono i dati originali su cui basano affermazioni così serie, non indicano i dettagli del protocollo utilizzato per trarre le loro conclusioni ed in definitiva rendono impossibile il controllo delle loro affermazioni, già di per sé così improbabili. Sapete come si valuta la sicurezza dei vaccini in generale? Non di certo con questi test di analisi chimico-fisiche, ma con i trial clinici e con la farmacovigilanza, ovvero la segnalazione di possibili effetti avversi correlati alla somministrazione del vaccino. Sapete quando si fanno invece i test di analisi chimico-fisica del vaccino (quelli seri, non con protocolli mal concepiti)? Sempre: si valuta la conformità del vaccino alle caratteristiche dichiarate dall’industria produttrice, le quali devono aderire a rigidi standard internazionali di produzione e qualità e ci sono controlli esterni oltre che interni alla casa produttrice.

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