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Brexit quanno ce pare: il Regno Unito con il Coronavirus vuole tenersi i medici stranieri

La misura riguarda 2800 medici provenienti dall’estero i cui permessi scadono prima del primo ottobre. E si applicherà anche ai loro familiari. Intanto ci sono polemiche sui pochi test del tampone mentre si supera ogni volta il record di morti del giorno prima

borghi boris johnson coronavirus covid 19 - 5

I medici e i paramedici stranieri che lavorano per il servizio sanitario nazionale inglesi (NHS) avranno i loro visti e i permessi di lavoro prolungati di un anno a causa dell’emergenza Coronavirus. E in barba alla Brexit. L’Independent racconta che la misura, annunciata dall’home secretary Priti Patel, riguarda 2800 medici provenienti dall’estero i cui permessi scadono prima del primo ottobre. E la misura si applicherà anche ai loro familiari.

Brexit quanno ce pare: il Regno Unito prolunga i permessi per i medici stranieri

L’emergenza Coronavirus quindi spinge la Gran Bretagna a rimangiarsi le premesse della Brexit: Patel ha annunciato anche che ai paramedici stranieri verrà dato più tempo per ottenere l’abilitazione e l’estensione del visto sarà esente dal pagamento di 400 sterline l’anno. Circa 153mila su 1,2 milioni totali del sistema sanitario del Regno Uniti non hanno la cittadinanza britannica secondo le statistiche della House of Commons. Non solo: scrive il Guardian che centinaia di medici rifugiati e richiedenti asilo hanno chiesto di accelerare le pratiche per il loro accreditamento presso il servizio sanitario nazionale e il governo vuole concederglielo il prima possibile. Il dottor Mohammad Haqmal, rifugiato afgano ed esperto di sanità pubblica, ha dichiarato al Guardian: “Sto facendo analisi dei dati. Il mio background è nell’HIV. Credo di avere molto da dare per aiutare con la pandemia di COVID-19. Visto che non ci sono cure o vaccini al momento, la consapevolezza della comunità è la chiave per affrontare questa pandemia”. Dopo le boiate di Boris Johnson sull’immunità di gregge che avrebbero trasformato il Regno Unito nella bomba umana del Coronavirus la Gran Bretagna ha cambiato atteggiamento sulla pandemia proprio mentre qualche leghista aveva cominciato a elogiare la sua strategia. L’annuncio della positività di Boris Johnson ha fatto il resto.

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Anche perché nel frattempo quasi l’8% del personale che lavora per il National Health Service (Nhs, il servizio sanitario nazionale) del Regno Unito è attualmente ammalato. Lo ha dichiarato il segretario alla Salute, Matt Hancock, in un’intervista a Sky News. Il 5,7% dei medici, sempre secondo il ministro, è a casa dal lavoro per malattia. Il governo britannico è stato sottoposto a forti pressioni per fornire maggiore supporto agli operatori sanitari in prima linea mentre lottano per affrontare l’epidemia di Coronavirus. Alcune associazioni di professionisti sanitari hanno dichiarato che fino a un quarto dei loro iscritti sono malati o in auto-isolamento domiciliari a causa del COVID-19. Tuttavia Hancock ha giudicato “sbagliate” le cifre fornite.

Il record di morti e le polemiche sui pochi tamponi

Intanto prende piede l’applauso a medici e infermieri in lotta contro SARS-COV-2. L’iniziativa, promossa sull’esempio italiano da Annemarie Plas, cittadina londinese d’origine olandese con la collaborazione di vari attivisti e con l’adesione di personalità pubbliche e volti noti, si è ripetuta ieri sera con successo, a dispetto del tradizionale culto per la riservatezza e l’autocontrollo attribuito ai britannici. Una settimana fa non era mancata la partecipazione del primo ministro Boris Johnson, di fronte all’alloggio di Downing Street dove si è auto-isolato dopo essere stato testato positivo al Covid-19, come pure della famiglia reale: dall’erede al trono Carlo, ai figli del suo primogenito William e della moglie Kate, i principini George, Charlotte e Louis. Ma soprattutto di tanta gente comune. Oggi si sono associati anche emittenti televisive come Bbc e Itv, interrompendo brevemente le trasmissioni.

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Ma il governo intanto non se la passa per niente bene. I giornali vanno all’attacco, dopo gli interrogativi sollevati anche dall’opposizione laburista per bocca del ministro ombra della Sanità, Jon Ashworth. Johnson, tuttora in auto-isolamento dopo essere stato testato positivo, ha promesso via Twitter “un massiccio incremento” dei tamponi, cruciali – ha riconosciuto – per “rompere l’enigma” del Covid-19. Ma al momento i test sono saliti a non oltre 10.000 al giorno con un totale di appena 2000 eseguiti sugli operatori sanitari del Paese (che sono 550.000), denunciano giornali come il Times o il filo-conservatore Daily Telegraph. Accusando il governo di essere “nel caos” su questo fronte e di “non aver dato risposte”. E ieri c’è stato un nuovo balzo di 569 morti in più per coronavirus in 24 ore negli ospedali del Regno Unito (contro i più 563 sanciti il giorno prima), secondo gli ultimi dati aggiornati del ministero della Sanità britannico. I decessi totali registrati salgono a 2.921, mentre i contagi passano da 29.474 a 33.718: con un aumento giornaliero di oltre 3800, in lieve calo rispetto ai più 4.324 indicati ieri. I test eseguiti nel Paese sfiorano infine i 163.200, a un ritmo quotidiano incrementato leggermente a oltre quota 10.000.

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