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Tutte le balle di Di Maio nel video sui candidati riciclati del M5S

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«Avete visto i giornali di oggi?», scrive Luigi Di Maio su Facebook prima di lanciare l’ennesima diretta dove commenta le notizie del giorno. Da quando il MoVimento 5 Stelle, o meglio da quando Luigi Di Maio ha presentato le candidature all’uninominale sul M5S sono piovute decine di critiche. Dopo la lotteria delle Parlamentarie, con le numerose esclusioni senza motivo tutti si aspettavano due cose. La prima era la pubblicazione dei risultati, del numero di click, ricevuti da ogni aspirante candidato. La seconda è che almeno per quanto riguarda l’uninominale, dove Di Maio si era impegnato in prima persona, la selezione fosse “ferrea”.

Il MoVimento delle seconde opportunità

Della prima non si sa più nulla, Di Maio aveva promesso i dati “in settimana” durante una puntata a Porta a Porta. Era la settimana scorsa. Per la seconda la faccenda è più interessante. Il Capo Politico ha presentato una squadra di “supercompetenti“. Come l’ha definita oggi una “supersquadra” (i superlativi sono sempre in saldo in campagna elettorale) composta da «sessanta o settanta persone che hanno non solo curriculum enorme, ma una storia professionale che ne ha fatto servitori del paese a vario titolo, nel mondo dell’imprenditoria, delle forze armate…». E senza dubbio nella squadra del M5S ci sono persone competenti, così come ce ne sono negli altri schieramenti politici. Dov’è il valore aggiunto? La selezione in teoria, che garantisce che tra i candidati non ci siano riciclati o persone che salgono sul carro del M5S per sperare in una poltrona.

Succede che però tra supercompetenti della supersquadra ci siano diverse persone che con la “vecchia politica” ci hanno avuto a che fare. Di Maio non ci sta e si lamente che «da vari giorni si parla dei riciclati nel M5S. Io lo voglio dire agli attivisti, a tutto il movimento, non vi fate infinocchiare». Se si parla di “riciclati” è perché ci sono. E questo proprio secondo la definizione che il MoVimento 5 Stelle ne ha sempre dato. Ora già qui si potrebbe ricordare a Di Maio che i supercompetenti (in questo caso i selezionatori) hanno candidato un ammiraglio che solo grazie ai giornali si è scoperto non solo che si era stato candidato sei mesi fa ma addirittura che è ancora consigliere comunale a Ortona grazie al PD. Oppure Nicola Cecchi ex PD, sostenitore del Sì al Referendum costituzionale che fino a qualche settimana fa sfotteva Di Maio dicendo che non aveva mai lavorato in vita sua e che ora si trova candidato a Firenze contro Renzi. Un sostenitore, anche molto acceso. Come Paolo Turati, che ha nascosto in fretta e furia il suo passato da estimatore di Forza Italia.

Non chiamateli riciclati e trasformisti, sono candidati post-consumo

Francessco Mollame nel collegio uninominale al Senato è stato candidato nel 2008 sindaco a Partinico con l’Mpa di Raffaele Lombardo. Non solo: Mollame è stato assessore nel 2013 per Gianfranco Bonnì sindaco contro il M5S. Non proprio una posizione defilata. C’è poi Gaspare Marinello, anche lui al Senato (ad Agrigento) che aveva corso per le amministrative a Sciacca nel 2009. Di Maio liquida il caso parlando “di uno che è stato candidato 10 anni fa con la coalizione di centrodestra alle amministrative”. Ed è un peccato che fino a poco tempo fa non avere esperienze politiche pregresse fosse uno degli elementi dirimenti per poter partecipare attivamente alla vita politica nel MoVimento. Ci sarebbe anche quel codicillo che vieta le candidature a chi “ha  partecipato a elezioni di qualsiasi livello, né aver svolto un mandato elettorale o ricoperto ruoli di amministratore e/o componente di giunta o governo, con forze politiche diverse dal MoVimento 5 Stelle a far data dal 4 ottobre 2009“.

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Ecco come ad esempio Di Maio liquida il caso di Vittoria Casa, candidata all’uninominale a Bagheria: “c’è una che otto anni fa è stata coordinatrice del PD a livello comunale”. Innanzitutto la Casa è stata Segretario del PD di Bagheria. In secondo luogo è stata tre volte assessora, l’ultima con il sindaco Giuseppe Lo Meo nel 2012. Non proprio un profilo da pentastellata modello. Per tutti costoro Di Maio chiede clemenza al popolo grillino. Si inalbera, chiedendosi se «questa gente qui non avrà mai più un occasione di mettersi in gioco in politica» a causa di esperienze fatte nel passato. Naturalmente fare politica non è obbligatorio, ci si può limitare a fare attivismo. Paradossalmente questo è quello che il MoVimento ha sempre detto quando ha dovuto parlare di casi del genere. Ora la musica è cambiata e Di Maio si rivolge a quelle perosne che «sono entrate nel MoVimento dopo aver conosciuto i partiti ed aver iniziato ad evitarli». Gente come il fidato braccio destro di Di Maio, Vincenzo Spadafora, che è passato dalla Margherita di Rutelli a Forza Italia (grazie ai buoni uffici di Mara Carfagna) e che ora si trova candidato all’uninominale in Campania per il M5S.

La bufala di Alessia D’Alessandro consulente della CDU

Dopo aver detto che  tutti questi “supercompetenti” sono «persone che vengono dal territorio e hanno capito che l’unica speranza è il M5S» Di Maio ci racconta che il MoVimento candida Alessia D’Alessandro “una persona che parla sei lingue” e che da anni vive in Germania. Innanzitutto la D’Alessandro di lingue dice di parlarne cinque e non sei. In secondo luogo in che modo una persona che negli ultimi anni ha vissuto all’estero possa essere espressione del territorio questo rimane un mistero.

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Continua Di Maio, il vero supercompetente del M5S, spiegando che la candidata «ha un curriculum enorme e che ha lavorato in Germania e che sta facendo la consulente per la CDU che è il partito che sostiene la Merkel». Se si va a guardare il curriculum si scopre però che dopo la laurea (triennale e specialistica) la D’Alessandro ha ricoperto per la bellezza di dieci mesi la posizione assistente al marketing presso il Consiglio Economico della CDU. Che è un’organizzazione imprenditoriale storicamente legata alla CDU. Questo però non significa che la D’Alessandro abbia lavorato per il partito della Merkel. E a smentire Di Maio è stato lo stesso Wirtschaftsrat der CDU che ha affidato all’agenzia tedesca DPA una nota in cui ridimensiona il ruolo della candidata pentastellata: “Abbiamo l’impressione che la sua posizione alla Wirtschaftsrat sia stata esagerata dal suo partito nei media italiani”, ha detto il think tank tedesco.