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Silvio Berlusconi e il governo Lega-M5S-FdI

salvini berlusconi di maio centrodestra m5s

«Se Forza Italia perde nel Molise, c’è il rischio di un governo Lega- Fratelli d’Italia (s’intende con i pentastellati) che provocherebbe la fuga di imprese, la fuga di capitali, la fuga di investimenti, il disastro nei mercati azionari»: è il Silvio Berlusconi più autentico quello che arriva ad attaccare gli alleati con lo spauracchio del Patto di Neanderthal tra Lega, MoVimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia.

Silvio Berlusconi e il governo Lega-M5S-FdI

Ovvero, l’unica formula che ad oggi pare praticabile per la soluzione della crisi visto il veto dei grillini sul Cavaliere e sul suo partito. Giovedì 12, al Colle, doveva passare l’immagine del centrodestra unito e indivisibile, Berlusconi normalizzato e silente accanto ai giovani alleati. E invece ecco che il timoniere semilicenziato li sbertuccia. Si riprende il microfono, cronisti guardate me: «Mi raccomando sappiate distinguere i vecchi democratici da chi non conosce l’abc della democrazia…». D’altro canto ora anche la Siria divide gli alleati visto che Matteo Salvini, reduce dalla sua sbornia per Trump, è riuscito a riscoprirsi pacifista (qualche fesso c’è pure cascato…) senza passare dal via ed è stato prontamente censurato proprio da Berlusconi: «Questo è il momento di non pensare e di non parlare».

Il Cavaliere, dice a Repubblica un navigato parlamentare di Forza Italia, ha tutta l’intenzione di tenere il punto dopo lo show anti-5Stelle in Quirinale e conserverebbe il sospetto che alla fine Matteo possa consumare il “tradimento”: «Salvini? Parliamo di cose serie». E se Berlusconi non si fida di Salvini è perché anche per lui è chiaro che il gioco delle parti prevede il passaggio delle elezioni in Molise (dove sono favoriti i 5 Stelle per i grandi risultati alle politiche) e quello delle elezioni in Friuli Venezia Giulia (dove la Lega non dovrebbe aver problemi a imporre il suo candidato Massimiliano Fedriga, scambiato con Tondo per avere la presidenza del Senato nell’ennesima sciocchezza politica commessa dal Cavaliere sulle candidature) per poi presentarsi al Quirinale su posizioni di forza.

L’accordo discorde tra Salvini e Di Maio

La strategia di Salvini, al netto delle insinuazioni sul legame indissolubile con Berlusconi, potrebbe prevedere a urne chiuse il balzo in avanti dell’alleanza con il MoVimento 5 Stelle (che necessita anche del rimorchio di Fratelli d’Italia) e l’arrivederci all’alleanza politica con Forza Italia. Una mossa azzardata, visto che metterebbe a rischio le giunte in cui i due alleati governano, ma che potrebbe essere accettata se davvero Di Maio decidesse di trattare l’alleato alla pari spartendosi con la Lega le poltrone dei ministeri.

sondaggio piepoli
Il sondaggio dell’Istituto Piepoli per La Stampa (14 febbraio 2018)

Il piano di Salvini dovrà prima saltare l’ostacolo Berlusconi. Spiega oggi Mario Ajello sul Messaggero che se Berlusconi è entrista (usare la crisi siriana per entrare in altri giochi che non lo condannino alla convivenza durissima con la Lega in posizione subalterna), Salvini sembra tentato, almeno a giudicare dalla giornata di ieri, dalla via solitaria. Ovvero a prendersi tutto il campo del puntinismo lasciato sguarnito dai 5 Stelle. Ad accreditarsi come l’unico capace di dire di no all’Europa e al mainstream occidentalista. E pur insistendo continuamente sulla «necessità di fare un governo che risolva i problemi degli italiani»,e accusando M5S e Berlusconi di rallentare tutto con i loro veti e i loro capricci, il capo del Carroccio dà l’impressione di flirtare con un’idea che in fondo gli appartiene.

Lo spauracchio dei mercati

Dall’altra parte c’è Berlusconi che agita lo spauracchio dei mercati e non ha rinunciato al suo piano Tajani. Anche se fa un po’ ridere visto che ha sempre parlato dello spread come un complotto orchestrato contro di lui, adesso per il Cavaliere è strategico dimostrare che un governo appoggiato da Lega, M5S e Fratelli d’Italia rischierebbe di portare il panico in Europa. In questa ottica il Colle potrebbe fornire il primo incarico esplorativo a Elisabetta Casellati mettendo in conto un probabile fallimento che però, per i tempi necessari ai colloqui con le forze politiche, permetterebbe di far passare il tempo necessario a chiudere le urne in Molise e in Friuli. Poi toccherebbe a Salvini il parricidio del Cavaliere e l’abbraccio con Di Maio.

sondaggi m5s governo
Il sondaggio SWG pubblicato dal Messaggero (13 aprile 2018)

Silvio si difende come può. Al Corriere della Sera oggi dice che il prossimo non deve essere “non un governo qualsiasi, con una qualsiasi maggioranza parlamentare, ma un governo autorevole sul piano interno e internazionale, interlocutore riconosciuto e capace di farsi ascoltare delle maggiori potenze”. “La nostra leale e indiscussa amicizia prima di tutti verso gli Stati Uniti – afferma – porrebbe l’Italia, se non ci trovassimo nell’attuale condizione di paralisi, in grado di esercitare un ruolo e dare dei suggerimenti che i nostri alleati avrebbero il dovere e l’interesse di ascoltare”.

Luigi Di Maio premier 

Dall’altra parte però capiscono che la strategia del governo autorevole potrebbe metterli in difficoltà e tengono il punto. Luigi Di Maio, spiega oggi Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera, rimane in attesa sul suo schema che prevede per sé il premierato, invocando sempre come vincolo il contrattoalla tedesca. Uno schema che — secondo le indiscrezioni —prevede ovviamente concessioni anche al Carroccio.

Due i dicasteri chiave, in particolare, che potrebbero vedere alla guida personalità «concordate» ma indicate di fatto dalla Lega: si tratta di Economia e Interno. E ovviamente la squadra di governo indicata dai Cinque Stelle potrebbe subire altri rimaneggiamenti (Fraccaro, per esempio, eletto questore anziano alla Camera difficilmente ne farà parte). Un domino in movimento a cui per ora non si è trovata soluzione.

programma lega m5s convergenze - 3
Fonte: Il Sole 24 Ore del 06/03/2018

Ma la soluzione si può trovare in tempi rapidi dopo il passo avanti di Matteo Salvini. A patto che questo arrivi davvero, e che permetta anche di avverare lo schema con Di Maio presidente del Consiglio, che non è gradito anche in molti ambienti leghisti, i quali avevano ormai puntato tutte le loro carte su Giancarlo Giorgetti e sull’accordo ampio tra centrodestra e M5S. Poi, una volta stretto il patto, ci si porrà il problema della durata. Un esecutivo di questo genere vedrebbe scendere in campo il Partito Democratico e Forza Italia all’opposizione. E la guerra potrebbe cominciare subito, se davvero qualche deputato o senatore leghista decidesse di abbandonare il campo di Salvini.